lunedì, 22 Aprile 2024

Il riarmo dei Paesi Nato fa esplodere il business delle munizioni

DiMarco Castrataro

14 Dicembre 2022 , , ,
Sommario
Munizioni

Il conflitto in Ucraina sta consumando proiettili a una velocità 10 volte superiore a quella con cui gli Stati Uniti li producono. Sono necessarie grandi quantità di munizioni per sostenere la guerra, in particolare i proiettili d’artiglieria, che sono vicini all’esaurimento.

I magazzini di munizioni dell’Alleanza atlantica sono quasi vuoti

«Negli ultimi due decenni, la politica di difesa nazionale dei Paesi Nato si è molto concentrata su operazioni militari fuori area, in cui le richieste di armamenti non sono così grandi. Questo si è tradotto in scorte molto basse», ha affermato Kusti Salm, segretario generale del ministero della Difesa estone.

Quasi tutte le varietà significative di munizioni sono scarse, compresi i proiettili da 155 mm usati dai moderni cannoni di artiglieria occidentali. Uno dei motivi principali è che «i Paesi Nato hanno ridotto la capacità di produzione, attualmente molto bassa», ha continuato Salm.

Possibile interruzione degli aiuti militari all’Ucraina

La situazione è così grave da rischiare che l’Europa non sia in grado di mantenere il flusso di armamenti destinati alle forze armate di Zelensky nei mesi a venire. Non sarà sufficiente produrre più proiettili, è necessario costruire nuove fabbriche, cosa che non avverrà in tempi brevi.

«L’aspettativa realistica è che se iniziamo a muoverci molto velocemente ora, il problema sarà risolto nel 2025. Questo fa capire quanto la situazione sia drammatica. Ma ogni singolo giorno che aspettiamo, la sequenza temporale slitta sempre più avanti» ha aggiunto il segretario generale.

L’industria degli armamenti crescerà nei prossimi anni

Ciò comporta che i Paesi della Nato aumenteranno in modo significativo la produzione e l’approvvigionamento di munizioni nei prossimi cinque anni per portare le scorte ai livelli precedentemente detenuti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno ammesso che le riserve in loro possesso sono inadeguate per un moderno conflitto con un Paese vicino.

I titoli delle multinazionali che producono munizioni volano in Borsa

L’aumento degli approvvigionamenti di proiettili d’artiglieria potrebbe fornire qualche vantaggio a Bae Systems, società inglese del settore aerospaziale, della sicurezza e della difesa. Tra le varie attività che svolge c’è la produzione di veicoli da combattimento, armi e munizioni. Il titolo è salito dell’8,5% negli ultimi tre mesi, 50% se ampliamo l’orizzonte temporale a tutto il 2022. Il prezzo delle azioni è passato dalle 550 £ di gennaio alle 826 £ di inizio dicembre.  

Mentre gli approvvigionamenti di missili saranno molto più interessanti per Saab, azienda aerospaziale e della difesa svedese. Il titolo ha registrato un +16,5% nell’ultimo trimestre, mentre quest’anno complessivamente è volato del 73%. Il prezzo delle azioni è passato dai 300 SEK di gennaio 2022 a 403 SEK di inizio dicembre.

In controtendenza c’è Leonardo, l’azienda italiana attiva nei settori della difesa e dell’aerospazio, che si occupa principalmente della produzione di elicotteri e aerei da combattimento. Il titolo non decolla in borsa nonostante i governi di Italia, Giappone e Regno Unito hanno annunciato il Global Combat Air Programme (GCAP), un ambizioso progetto volto allo sviluppo di un aereo da caccia di nuova generazione entro il 2035. Perde il 6% nell’ultimo trimestre, e guadagna “solo” il 20% da inizio anno.

I sistemi missilistici sono molto richiesti dai Paesi Nato

«Riteniamo che i sistemi missilistici siano un’area di crescita più interessante, verso la quale le aziende europee della difesa hanno un’esposizione nettamente maggiore», ha affermato Samuel Burgess, analista di Citigroup, multinazionale americana attiva nel settore dei servizi finanziari. «Un missile trasportabile dall’uomo costa in genere 10-15 volte di più di un proiettile d’artiglieria», ha aggiunto Burgess.

I missili anticarro portatili hanno caratterizzato la prima fase del conflitto in Ucraina e la domanda è molto elevata. Lockheed Martin, società americana operante nel settore aerospaziale, della difesa, e dell’information security, intende raddoppiare la sua produzione di missili Javelin entro un paio d’anni. Il titolo guadagna il 37% quest’anno, passando da 354$ a 487$, di cui il 16% negli ultimi tre mesi.

Non solo l’Ucraina continua a richiedere ulteriori aiuti militari, ma anche i governi europei desiderano ricostituire le scorte di armamenti. Di conseguenza, le società che operano nel settore della difesa vedranno aumentare notevolmente i ricavi nei prossimi anni. ©

Foto: Canva.com

Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]