lunedì, 22 Aprile 2024

UE vs Greenwashing: ecco le novità

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La Commissione Europea pubblica la Green Claims Directive, l’attesa proposta per combattere il greenwashing. Il regolamento introduce alcune importanti novità rispetto alla normativa vigente, ma restano tanti dubbi e domande ancora da chiarire.

Offensiva UE: cosa cambia?

Il greenwashing è un fenomeno molto diffuso in Europa, tanto che nel 2020 la maggior parte delle affermazioni sulle caratteristiche ambientali dei prodotti (il 53%) si sono dimostrate «informazioni ambigue, fuorvianti o prive di fondamento» (secondo un’analisi UE). E il 40% completamente inconsistenti. Adesso, l’obiettivo dell’UE è abbassare queste percentuali. Ecco come.

Per il momento, la nuova proposta contiene una modifica del primo allegato della direttiva sulla concorrenza sleale per includere il divieto di quattro pratiche legate al greenwashing. In particolare, vieta: di esporre un’etichetta di sostenibilità non basata su uno schema di certificazione; di redigere una dichiarazione ambientale generica che non può essere dimostrata; di fare una dichiarazione ambientale completa su un prodotto quando in realtà si riferisce a un solo aspetto (esempio il tessuto) e di presentare i requisiti imposti dalla legge su tutti i prodotti come fattore distintivo del produttore.

Un’azienda per utilizzare etichette come “naturale”, “climaticamente neutro” o “con contenuto riciclato” dovrà prima effettuare una valutazione su base scientifica, analizzando quantitativamente tutti gli impatti ambientali significativi, per dimostrare che il suo prodotto è all’altezza delle dichiarazioni. Sarà poi un ente esterno all’azienda a verificare e approvare la dichiarazione prima che possa essere pubblicata. Pena una sanzione economica.

Ci sono delle falle importanti

Cosa significa sostenibile? Chi sarà l’autorità competente a vigilare in ogni Paese? Che ne sarà delle etichette che non sono autocertificate dalle aziende, ma da enti collegati? Come nel caso dell’Higg Index, un insieme di strumenti di misurazione per il tessile, l’abbigliamento e le calzature sviluppato dalla Sustainable Apparel Coalition che ha l’obiettivo di dar vita a un sistema più virtuoso. Oggi conta oltre 270 membri, ma se la proposta dovesse passare non è chiaro se i suoi parametri avranno ancora valore.

Ma c’è ancora tempo per chiare questi punti. La legge non è stata approvata e dovrà essere valutata dal Consiglio e dal Parlamento europeo. I negoziati dovrebbero concludersi in tempo per iniziare ad applicare i nuovi regolamenti nel 2024. ©

Dopo gli studi universitari in relazioni internazionali e un master in Communication & brand management inizia subito a lavorare nella moda a Milano. Scrive a tempo pieno per diverse testate occupandosi di business, moda, lusso e design. La conoscenza finanziaria maturata nell'editoria e l’occhio per le ultime tendenze sono i suoi punti di forza.