sabato, 13 Aprile 2024

Perché la finanza non è un “Paese” per donne

La contrapposizione tra uomini e donne in finanza resta marcata ma con una nota positiva. Cresce l’interesse delle signore per il settore, dove dimostrano di avere una maggiore capacità nel gestire l’incertezza e la volatilità dei mercati rispetto ai colleghi. Se il loro numero nel comparto dovesse raddoppiare, si stima che il PIL globale potrebbe crescere del 2,5% nei prossimi sei anni.

La situazione delle donne in Italia

Circa un milione di società italiane vantano consigli di amministrazione con prevalenza femminile, ma il numero è ancora insufficiente se confrontato con i quasi 5 milioni di imprese attive nel Bel Paese. Le statistiche sono eloquenti: in 6 aziende su 10, solo il 10% dei membri del consiglio sono donne. A confermarlo è anche il Global Gender Gap (un indice che analizza 146 Paesi in base al divario di genere in termini di partecipazione economica e politica, salute e istruzione), in cui l’Italia dimostra un significativo ritardo rispetto all’Europa.

Cosa può fare il nostro Paese per invertire questa tendenza? L’educazione finanziaria riveste un ruolo fondamentale nello spingere ambo i sessi ad avvicinarsi a questo settore. Anche perché la materia pervade ogni ambito della nostra vita. Ad esempio, da noi le donne vivono in media più a lungo degli uomini, con un’aspettativa di 85,2 anni e 80,8 anni per gli uomini; circa 5,4 anni in più. I dati appena mostrati evidenziano l’importanza della pianificazione finanziaria, in modo tale da potersi godere una vecchiaia serena qualora manchi il partner.

Educazione Finanziaria

«È importante garantire una maggiore diffusione di conoscenza finanziaria a tutti i livelli, quindi non soltanto nell’ambito uomini e donne, ma anche a livello di diverse fasce d’età; perché permette una consapevolezza maggiore nel conseguimento degli obiettivi finanziari e di quali strumenti utilizzare»; dice Giovanni De Mare, Head of Italy di AllianceBernstein.

Gli italiani che si informano attraverso la lettura di quotidiani settoriali sono l’86,4%. Il 39% tende a chiedere suggerimenti ad amici e conoscenti; il 17% si affida a influencer, mentre la fiducia in blog indipendenti è al 9 per cento. Ma fondamentale è l’introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole nazionali mediante il Ddl Capitali.

«La presenza negli istituti di professionisti che possono dare non soltanto sotto l’aspetto tecnico, ma anche attraverso esperienze di vita professionale, permette alle nuove generazioni di essere più attenti alla gestione del patrimonio. Ormai lo Stato sarà sempre meno invasivo rispetto alla gestione previdenziale per le nuove generazioni».

Il che esponde le donne a rischi maggiori a causa della loro longevità.

«Tende infatti ad assomigliare un po’ di più al modello americano che lascia in mano alle persone la responsabilità di gestire il proprio futuro pensionistico. Di conseguenza lo Stato tenderà ad assumere un ruolo di guida anziché di supporto a causa del gap generazionale, della struttura demografica e del debito pubblico che pesa sui risparmiatori e sulle generazioni future. Questo richiederà una nuova forma di protezione delle pensioni». ©

📸 Credits: Canva.com

Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]