lunedì, 15 Luglio 2024

Il business delle mense scolastiche

Sommario

Mense scolastiche sempre più care. L’aumento nell’anno in corso in media è del 2%, ma sono marcate le differenze tra i municipi che hanno scelto di ridurre i prezzi e quelli che li hanno aumentati. La fascia più penalizzata? Le famiglie che hanno un Isee appena sotto i 20mila euro. La scure degli adeguamenti al carovita si abbatte su chi percepisce stipendi non da capogiro, ma abbastanza elevati per superare la soglia che dà diritto alle agevolazioni. Il paradosso è che lo scarto con chi gode di alti salari si traduce in pochi euro di differenza. Un bizzarro meccanismo per colpire le fasce reddituali più “popolose” e garantire un gettito maggiore? La contribuzione dei più facoltosi è così alleggerita, in maniera proporzionale, a discapito di chi monitora attentamente le proprie spese per arrivare a fine mese.

I rincari sulle tariffe del servizio mensa

Il business dei bambini porta nelle casse dei Comuni le entrate necessarie ad ammortizzare i costi sostenuti per la somministrazione di cibo e bevande nelle scuole primarie, secondarie e dell’infanzia. Le tariffe applicate variano in base alle scelte politiche di ogni singola amministrazione. In media, ogni famiglia spende al mese 82 euro al mese a figlio per la refezione scolastica: 4 euro a pasto. La Regione più cara, come documentato dalla VI Indagine di Cittadinanzattiva, è la Basilicata con 109 euro (con rincari sulle rette dal +19% al +26%), la più economica la Sardegna con 58 (con riduzioni sulle rette dal -10,5% al -4,5%).

Cosa succede a Milano

Con apposita delibera di Giunta il Comune di Milano ha approvato l’adeguamento Istat alle quote di contribuzione dei servizi scolastici, educativi e mensa. Sulla refezione scolastica i rincari sono stati dell’8%. Il bacino di utenti, più numeroso, quello con reddito familiare tra i 12.500 e i 27.000 euro pagherà 29,04 euro in più per il servizio mensa nelle scuole d’infanzia pubbliche e 26,89 euro in più per i figli che frequentano scuole medie ed elementari a tempo pieno. La differenza con i nuclei familiari che superano i 27mila euro è minima: 32,64 euro per le scuole d’infanzia e 30,22 euro per le scuole primarie e secondarie. Lo scarto è quindi di pochi spiccioli: rispettivamente 3,60 euro e 3,33 euro.

Refezione scolastica a Roma e Napoli

Diversa la situazione di Roma, dove le tariffe sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre è stato ampliato il ventaglio di utenti che possono accedere alle agevolazioni. La Capitale rientra infatti nella classifica delle città metropolitane italiane meno care per quanto riguarda il servizio mensa nelle scuole: 2,40 euro a pasto. A Napoli invece il Consiglio comunale ha espressamente stabilito di non applicare nell’anno in corso alcun tipo di aumento alle tariffe. Nonostante ciò anche nella città partenopea lo scarto tra la fascia media (ISEE tra 18mila e 26mila euro) e quella con redditi che superano i 26mila euro è minima: 0,90 centesimi a pasto. ©

📸 Credits: Canva

Giornalista professionista appassionata di geopolitica. Per Il Bollettino mi occupo di economia e sviluppo sostenibile. Dal 2005 ho lavorato per radio, web tv, quotidiani, settimanali e testate on line. Dopo la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale, ho studiato arabo giornalistico in Marocco. Ho collaborato a realizzare in Saharawi il documentario La sabbia negli occhi e alla stesura della seconda edizione del Libro – inchiesta sulla Statale 106. Chi è Stato?