venerdì, 15 Maggio 2026

Finance confidential: i retroscena della finanza

Sommario

Il potere si muove nel silenzio delle suite e tra i tavoli degli insider. Mentre la Borsa insegue le quotazioni, chi comanda davvero riscrive le regole del gioco. Ecco come…

La regina della moda fa parlar di sé

Frangetta e occhialone scuro non passano mai di moda. E Anna Wintour, iconica direttrice del mensile Vogue America dal 1988 al 2025, non molla. Ora che la sua poltrona è passata a Chloe Françoise Malle – la giornalista inglese gestisce l’incarico di Global Chief Content Officer di Condé Nast, casa editrice non solo di Vogue, ma anche di testate come GQ, Wired, Glamour, The New Yorker e Architectural Digest che, solo in Italia, fattura oltre 65,3 milioni di euro.

Oltre 2 milioni di dollari l’anno di stipendio con un bonus di più di 200mila per il guardaroba.

E affari in molti contesti. Come nel tennis, dove siede spesso al fianco del neo Numero uno mondiale Jannik Sinner…

L’impero della volpe fa tendenza

Il legame tra la diva della moda e Jannik Sinner non è solo una questione di posti in prima fila ai tornei. Wintour è una vera mentore per il 24enne altoatesino. In che modo? Guidandolo nel labirinto del lifestyle e sponsorizzando il suo ingresso nel gotha del lusso.

Quando non è sui campi, Sinner vola a Montecarlo, da dove pare che gestisca ben quattro società: Foxera Holding, Foxera Re Monaco, Foxera Fin e la più recente Wooly Lemon, dedicata alla gestione dei diritti d’immagine.

Il suo patrimonio complessivo si aggira sui 100 milioni di euro e la pietra angolare di questo impero è il faraonico contratto decennale siglato con Nike che, da solo, garantisce all’azzurro 150 milioni di euro in un arco di dieci anni. Attorno ruotano le partneship con Gucci, Rolex, Lavazza, Alfa Romeo, Fastweb: un portfolio sponsor che porta le entrate extra-campo tra i 40 e i 55 milioni di dollari annui. Solo nel 2026, tra il cachet da Seoul (2,3 milioni di dollari per un’esibizione), Indian Wells e il Miami Open ha già incassato circa 6 milioni di euro di soli montepremi.

E poi l’investimento in due appartamenti in Corso Venezia a Milano, nella centralissima zona di San Babila, per un esborso stimato di 6,5 milioni di euro. Anche lontano dalla racchetta, la volpe altoatesina si dimostra sempre più astuta…

Il Quadrilatero cambia padrone

Il Quadrilatero della Moda milanese ha un nuovo inquilino di peso. Il 1° aprile Kering, il gruppo del lusso guidato dall’AD classe 1967 Luca de Meo, ha ceduto l’80% del palazzo di Via Montenapoleone 8 ad Al-Mirqab Capital, potente veicolo di investimento privato della famiglia reale del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

Il palazzo, un edificio settecentesco di 11.800 metri quadrati con la storica Pasticceria Cova al piano terra, boutique di Prada e Saint Laurent tra gli inquilini, era stato rilevato appena due anni fa dalla società finanziaria americana Blackstone per 1,3 miliardi.

Un’operazione per Kering di 729 milioni alla chiusura e di altri 432 milioni entro 5 anni, per un totale di oltre 1,16 miliardi.

Non è la prima volta che Kering fa affari con il Qatar: nel 2023 aveva già ceduto il 30% di Valentino al fondo Mayhoola. E nel 2025 aveva venduto immobili a Parigi (in Place Vendôme e in Avenue Montaigne) e a New York (Fifth Avenue) ad Ardian, uno dei più grandi fondi di private equity con sede in Europa.

Il progetto, la quotazione e la fusione

Bill Ackman non è tipo da mezze misure. Il miliardario 59enne di Pershing Square Holdings, già azionista di Universal Music Group (UMG) insieme al gruppo francese Vivendi, l’imprenditore Vincent Bolloré, il colosso cinese Tencent Holdings, ha presentato un’offerta da 65 miliardi di dollari per acquisire la più grande casa discografica al Mondo e quotarla a New York, strappandola dalla Borsa di Amsterdam (Euronext) dove è presente dal 2021. Il prezzo per azione 30,40 euro, un premio del 78% sull’ultimo prezzo di Mercato. Sulle piazze d’affari c’è entusiasmo: il titolo UMG ha guadagnato quasi il 30% nelle prime ore, per poi assestarsi attorno a un +10%.

La tesi di Ackman non è nuova: Universal languisce sulla piazza europea. Un approdo a Wall Street porterebbe valutazioni più alte e visibilità presso gli investitori istituzionali americani. A marzo UMG aveva già rinviato il progetto di un listing statunitense. Ackman ha deciso di forzare la mano.

Nel portfolio di Universal ci sono Abbey Road Studios, le etichette EMI e Island Records e nove dei dieci artisti più ascoltati al mondo nel 2025, da Taylor Swift a Kendrick Lamar. Il CEO Sir Lucian Grainge – che resterebbe in carica dopo la fusione – ha costruito un catalogo che l’intelligenza artificiale sta già cercando di copiare. E Universal lo sa, avendo già litigato con TikTok sui diritti nel 2024.

Ackman punta a chiudere l’affare entro fine 2026. Il copione è quello classico dell’activist investor: compra, fa rumore, aspetta. Funzionerà anche stavolta?

©

📸 Credits: Canva.com


Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.