DRAGHI, ALLARME CYBERSECURITY: «GOVERNO AL LAVORO SU UN’AGENZIA DI SICUREZZA DIGITALE», DICE GABRIELE FAGGIOLI, CEO DI DIGITAL360

Un’agenzia italiana dedicata alla cybersicurezza è sull’agenda del Governo. Le affermazioni di Mario Draghi sulle ingerenze cibernetiche Russe (il livello di interferenza sarebbe diventato “allarmante” secondo il premier) rivelano la rinnovata attenzione al tema cyber e introducono, forse, l’obbiettivo di realizzare un’agenzia facente capo direttamente al Presidente del Consiglio. «Ci sono già state diverse affermazioni che andrebbero in quella direzione. L’ipotesi di questa nuova realtà è simile alla proposta di costituzione di un Istituto Italiano di Cybersicurezza, del quale si parlò lo scorso anno ma non fu mai concretizzato. Ora invece questo progetto sembra avviato. La domanda prioritaria, se dovesse essere realizzato, è chi ne farà parte», afferma Gabriele Faggioli, CEO del Gruppo Digital360. «Rispetto alle parole di Draghi secondo me è probabile che le potenze internazionali si siano semplicemente messe d’accordo per stabilire che messaggi lanciare alla Russia. Mi sembra tutto molto coordinato, a maggior ragione che le affermazioni fatte sono molto generiche. Credo che facciano parte di un nuovo corso politico in cui si sta decidendo quale sarà l’assetto della cybersicurezza a livello internazionale. Il tema cyber è indiscutibilmente al massimo dell’attenzione. Basti pensare all’episodio americano del pagamento dei 5 milioni di dollari agli hacker russi per l’oleodotto bloccato. È un tema che interessa tutti».

Ci dovrebbe mettere in allarme?

«Affermazioni come quelle del premier sono positive da un lato, perché dimostrano la consapevolezza del governo rispetto a questo tipo di minacce. Ma anche preoccupanti perché indicano che i rischi sono tali da far parlare pubblicamente i vertici della politica internazionale. Ci sono alcune cose, quelle più delicate dal punto di vista geopolitico, che noi da cittadini non possiamo vedere».

Le minacce cyber dalla Russia sono reali o sono più un sensazionalismo mediatico?

«Non ci sono ovviamente certezze o risposte chiare dietro a questi dubbi. Bisogna differenziare: un attacco hacker genericamente proveniente dalla Russia è una cosa, un attacco dal governo russo è un’altra. Quello che traspare è che da un po’ di tempo anche Biden non ci va leggero, quindi di sicuro della tensione c’è. Forse sono strascichi dei dubbi relativi al ruolo che la potenza di Putin può avere avuto nell’elezione di Trump. Posso immaginare che, se ci sono stati dei movimenti poco chiari, l’amministrazione Biden voglia tutelare la nazione per il futuro. Non è facile capire fino a che punto le minacce cibernetiche, anche attraverso i media e i social, possano interferire con il processo democratico, ma mi sento di dire che è conclamato che questi mezzi possano influenzare gli andamenti politici e sociali delle nazioni. Poi le minacce digitali non vengono certo solo dalla Russia, anzi è probabile che in questi anni il suo nome sia talvolta stato usato da qualcuno con interesse a screditarla».