EURO 2020, LA FINALE DI WEMBLEY LA PIÙ RICCA DELLA STORIA

È il campionato europeo più ricco di sempre, nonostante la crisi pandemica abbia costretto l’Uefa a tagliare il montepremi dell’11%. A Wembley, dove ci saranno circa 50 mila supporters britannici, Italia ed Inghilterra scrivono un nuovo capitolo della storia economica degli Europei di calcio, contendendosi un montepremi totale di 331 milioni di euro. 

Chi alza la coppa al cielo intasca ben 30 milioni. Non cifre enormi, se paragonate alle competizioni per club, che si sa, smuovono ben altro interesse e quattrini, ma pur sempre somme importanti, utili alle federazioni per riordinare i conti. Soprattutto di questi tempi. 

Da una parte gli azzurri di Roberto Mancini, abile a dare una nuova anima all’Italia formato catenaccio, etichetta spesso fastidiosa cucita sulla maglia azzurra da anni. Dall’altro i “padroni di casa” di Soutghate, che non alzano un trofeo da oltre sessant’anni. Entrambe le spedizioni puntano al filotto: chi più va avanti, più guadagna. 

La copertina di The National, tabloid scozzese, dedicata a Mancini

Ma Italia – Inghilterra non è solo la finale di Euro 2020. È sfida tra mentalità, calcistiche e non, che mettono in risalto due punti di vista agli antipodi tra Roma e Londra. Il calcio inglese, esempio del football per antonomasia, là dove il calcio è nato e dove frutta il giro d’affari più grande al mondo. E quello italiano, ancora romantico e che meglio incarna il modello di gioco sudamericano, un mix tra fantasia e colpi da campione nel pieno rispetto dell’avversario: tutt’altra storia rispetto al fairplay all’inglese, sanzionato, perlomeno sui maggiori quotidiani del mondo. La finale di stasera è la sfida tra un modello di sport-finanza ampiamente consolidato e un altro che arranca, tiene botta e sogna di diventare grande, malgrado le conseguenze economiche della pandemia. Nello specifico, come dimostrato dallo studio Sport Business di Uefa, la nazionale azzurra può contare su di un carnet di 25 accordi/sponsorship per un valore complessivo di 44,7 milioni euro: una cifra da “piccola del calcio” se la si paragona agli accordi faraonici della nazionale di Sua Maestà, che con due agreement in meno guadagna poco più del doppio dell’Italia: ben 88,4 milioni di euro. Una differenza sostanziale che solo apparentemente sembra configurare il più classico dei “Davide contro Golia”. 

Proporzioni che si confermano anche sulle presenze allo stadio: 50 mila inglesi pronti a sventolare la bandiera crociata, contro poco più di 7 mila e 500 italiani. Il coro di Wembley canterà inglese, ma attenzione agli alleati “europei” in piena conformità con il social distancing. Da Merkel a von der Lyen, passando per Michael e persino Luis Enrique: l’Europa “unita” tiferà azzurro. E se i “Braveheart” si vedono dal mattino, grazie all’omaggio di The National, che ritrae Roberto Mancini in versione Mel Gibson come nella celeberrima pellicola, allora non si può far altro che aspettare, sperando che Davide compia ancora una volta l’impresa contro Golia. E tifare.