NAUTICA: UN GIRO DI AFFARI DA 25 MILIARDI. CECCHI, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA: «IL MERCATO È IN CRESCITA, PERÒ NEL PNRR CI SONO STATI TAGLIATI DEGLI AIUTI»

Buone notizie per il mercato mondiale della nautica da diporto, che è cresciuto dell’1-2% nel 2020, a fronte di un calo medio del 20% del comparto allargato di tutti i beni di lusso. Il giro di affari è di circa 25 miliardi di euro nel segmento retail delle nuove costruzioni, con un incremento nominale dell’11% rispetto al 2019 (+8% circa crescita reale). La catena produttiva ha avuto alcuni rallentamenti a causa del lockdown, che in prospettiva potrebbe determinare qualche ritardo di consegna, ma complessivamente la domanda ha registrato una forte espansione a livello internazionale, rilevando un outlook positivo per i prossimi anni.

«Per la finanza siamo investimento, siamo partner, siamo clienti, se si pensa alle partecipazioni nelle aziende, al leasing nautico e al sistema del credito», dice Saverio Cecchi, presidente Confindustria nautica. «Però, soprattutto da parte di quest’ultimo ci vuole maggiore attenzione per le filiere di eccellenza radicate sul territorio come la nostra».

Durante il periodo 2020-2021 l’aumento della domanda globale di “yachting charter & brokerage” e le previsioni per il prossimo anno mostrano una crescita attesa del 5-7% in vista del prossimo quinquennio. Numeri che indicano per l’export, che costituisce il principale canale di sbocco dei nostri cantieri navali, con una quota pari all’86% della produzione nazionale, la conferma anche per il 2021 della leadership a livello mondiale nel settore dei superyacht, con 407 yacht in costruzione su un totale di 821 a livello internazionale. 

Il settore della nautica è uno dei pochi che meglio ha resistito alla crisi pandemica e tra i primi a trainare la ripartenza del Paese. Com’è la situazione al momento? 

«La nostra forza è il risultato di diversi fattori. L’eccellenza della produzione, la resistenza di Confindustria Nautica, la costante attività presso il decisore pubblico e la capacità di mettere a punto protocolli sanitari accolti dal Comitato tecnico scientifico, che ha consentito di ottenere la riapertura anticipata di molte attività. La riscoperta del mare e della barca come fattore di libertà, vicinanza all’elemento naturale e anche distanziamento».

Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha firmato un decreto che interviene sui porti con fondi oltre 2,8 miliardi di euro per gli anni dal 2021 al 2026. Secondo lei sono abbastanza? Di questi finanziamenti per la nautica cosa c’è nel PNRR?

«Due valutazioni. La prima, l’Italia e l’Europa devono tendere alla sostenibilità con una politica progressiva che tenga conto di tempi ed esigenze della trasformazione. Ad esempio nel settore dello shipping e della nautica si deve tenere presente l’impiego di LNG (gas naturale liquefatto) o Metanolo come carburante come fattore green a medio termine. I fondi per la portualità mercantile sono molti, purtroppo per il nostro settore nell’ultima revisione del PNRR sono stati tagliati alcuni interventi specifici, che confidiamo possano essere recuperati».

Come ha colpito la crisi globale il mondo della nautica?

«Sul tavolo, attualmente, ci sono le questioni che minano la competitività delle nostre aziende: la disomogeneità in termini di applicazione di IVA in Europa e l’annosa situazione delle concessioni demaniali. C’è poi il tema del sostegno a tutte le imprese della filiera del turismo nautico, porti, società di charter, scuole nautiche, broker e agenzie servizi, che sono state fortemente impattate dalle misure anti-Covid e non sempre beneficiano degli interventi previsti per le aziende turistiche. Dal punto di vista normativo abbiamo portato a casa ben due riforme del Codice della nautica, ma siamo ancora in attesa del nuovo Regolamento di attuazione, necessario per ammodernamento delle regole di sicurezza, aggiornamento delle patenti nautiche, semplificazioni amministrative, nuova normativa per i natanti in noleggio e locazione, allineamento delle norme tecniche per i superyacht con quelle inglesi e maltesi».

L’Export ha fatto buoni risultati anche in tempo di pandemia: come sono i dati attuali, le previsioni fanno ben sperare?

«I dati raccolti da ICOMIA (International Council of Marine Industry Associations), pubblicati su Monitor, il rapporto statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica con la collaborazione di Fondazione Edison e Assilea e il patrocinio del Ministro delle Infrastrutture, parlano di una crescita nel primo semestre 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia conferma anche per questa prima metà dell’anno la propria egemonia a livello mondiale nel settore dei superyacht. Come accennato in precedenza, l’industria nautica italiana si posiziona al vertice per gli ordini delle unità superiori a 24 metri: la quota italiana rappresenta poco meno della metà degli ordini mondiali, raggiungendo il 49,6% del totale, con un incremento di 9 unità rispetto al 2020. Turchia e Paesi Bassi seguono nella classifica con, rispettivamente, 76 e 74 ordini».

Un altro tema caldo sono le infrastrutture. Che cosa c’è da fare per migliorare?

«È necessario l’ammodernamento e la manutenzione straordinaria di molte strutture, la possibilità di semplificare il dragaggio dei fondali sottoposti a ciclico insabbiamento, l’adeguamento funzionale al mutare della flotta da diporto».

Turismo, promozione, produzione e politica industriale, sono fondamentali per il futuro del settore. Quali sono le vostre proposte?

«I temi strategici per le nostre aziende sono comuni alle filiere del Made in Italy che trainano il Paese: la sostenibilità ambientale, l’innovazione e la digitalizzazione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà in questo senso un’opportunità per le imprese italiane per accrescere queste competenze».

Quanto è fondamentale lo sviluppo rapido della digitalizzazione per il settore?

«Chiediamo al Ministro Giovannini investimenti concreti. Per esempio il grande progetto di Archivio telematico della nautica da diporto, al di là dell’encomiabile sforzo della struttura ministeriale, che ringrazio, soffre di strutturale carenza di personale. Per la digitalizzazione servono risorse, non solo idee».

Quali sono le problematiche tipiche italiane rispetto a quelle europee?

«Le stesse di tutta l’industria e anche l’impresa, la farraginosità del sistema regolatorio e autorizzatorio, oltre al carico fiscale. Al primo aspetto abbiamo messo mano con ben due riforme del Codice della nautica, come dicevo, però, i tempi del Regolamento attuativo sono troppo lunghi».