SPORT A SCUOLA: 16,8 MLN CONTRO LA PIGRIZIA

Punta a combattere la pigrizia tra i banchi, la scuola della ripartenza. «Lo sforzo finanziario economico messo in atto da noi e dal sottosegretariato allo Sport Valentina Vezzali rafforzerà l’insegnamento dell’educazione fisica ponendola al centro di un intervento mirato», dice Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute spa, società statale per la promozione dello sport e dei corretti stili di vita che ha varato un piano straordinario per favorire la diffusione della cultura sportiva nella scuola primaria e secondaria di primo grado». 

Di quale investimento parliamo?

«16,8 milioni di euro, realizzato in accordo con il ministero dell’Istruzione e del Dipartimento per lo Sport e con il contributo del comitato italiano Paraolimpico, perché l’Italia purtroppo è il quinto Paese più sedentario d’Europa. Anche se siamo fiduciosi che questa speciale classifica sia in movimento, in senso positivo per noi soprattutto negli ultimi due anni, nonostante questa statistica relativa al periodo pre pandemico non ci faccia onore, come non ci fa onore il fatto che non offriamo ai nostri figli solo un’ora di educazione motoria nella scuola primaria a settimana. Per quest’ultima si prevede una partecipazione al progetto di circa un milione e mezzo di alunni per 76 mila 500 classi, un numero pari al 60% del totale delle classi dei bimbi di scuola primaria. Lo sforzo è straordinario perché noi stiamo incrementando del 175% l’intervento già previsto da una passata iniziativa, relativa all’anno 2019/2020. Invece, per le scuole secondarie di primo grado, si stima la partecipazione al progetto di 1000 scuole, con circa 11 mila classi e 220 mila alunni». 

Si tratta di cifre adeguate o si poteva fare meglio?

«Sport e Salute ha messo in campo tutte le risorse che aveva per sostenere la progettualità, ma è chiaro che da soli non si potrà far fronte a questa situazione. Mi sembra comunque un buon punto di partenza che andrà sostenuto e incentivato anche dagli altri attori in campo». 

Come si articolerà il piano, quali sono i tempi per l’implementazione?

«Sono piuttosto immediati, nel senso che i tutor entreranno a scuola auspicabilmente il 1 novembre e nelle prossime settimane faremo partire due piattaforme su cui si potranno candidare sia le scuole sia gli aspiranti tutor. Anche se quest’ultima figura, parte centrale del progetto che risponde all’identikit di un laureato in Scienze motorie, è stata già utilizzata in passato in questo progetto avrà un ruolo più determinante all’interno del contesto scolastico: realizzerà e supporterà – insieme all’insegnante referente di plesso – la programmazione dell’attività motoria e sportiva, diventando quindi un riferimento per tutti gli organismi sportivi, dalle Federazioni agli enti di promozione, ma anche per le associazioni sportive dilettantistiche sul territorio che vorranno proporre la loro progettualità all’interno del plesso scolastico presidiato. L’obiettivo è creare un ponte tra il mondo scolastico sportivo e le realtà territoriali: la discontinuità rispetto al passato, non soltanto una questione di numeri e di risorse ma anche la valorizzazione degli organismi sportivi. Nell’iniziativa precedente sono state coinvolte soltanto sei federazioni, mentre noi ci prefissiamo l’obiettivo di coinvolgerne almeno 44. Tutto questo in attesa dell’inserimento a regime dell’insegnante di Scienze motorie su cui il governo, in particolare modo il sottosegretario Vezzali, sono molto impegnati. Non si tratta di un progetto fine a se stesso, limitato all’erogazione delle ore di educazione motoria, ma un link tra scuola e mondo sportivo per combattere la sedentarietà dei più piccoli, favorendo il raggiungimento dei livelli di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».

La pandemia ha messo una sorta di freno a mano…

«Sì, lo sforzo sarà proprio questo: riportare i più piccoli al livello di attività motoria consigliato dall’OMS, ponendo di fatto lo sport al centro della rinascita post pandemia. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a un periodo di cattività forzata che non solo ha contribuito al peggioramento dei livelli di sedentarietà ma ha precluso anche l’essenza sociale dello sport». 

Tutto questo senza tralasciare le incognite connesse alla pandemia: tra green pass “sì” e green pass “no”, passando per chi chiede la vaccinazione obbligatoria…c’è una strategia per far fonte alle diverse ipotesi?

«Sport e scuola sono i settori che hanno sofferto maggiormente la pandemia ma oggi, con le necessarie attenzioni, ci sono tutte le condizioni affinché lo sport possa svolgere il ruolo che la scuola gli attribuisce, non soltanto un’operazione legata all’attività fisica dei bambini ma soprattutto uno strumento di crescita reale, sociale e comportamentale. Il governo sta mettendo in campo misure, strategie e soluzioni per fra fronte a possibili situazioni di rischio. E l’esempio lampante di questa nuova centralità di scuola e sport riesce proprio in questo progetto che porterà i tutor tra i banchi. E tutto questo si accompagnerà anche ad altri azioni che Sport e Salute metterà in campo. Penso ad esempio al tema dell’educazione alimentare, al bullismo e al cyber bullismo, tematiche che affliggono l’universo scuola e che la nostra società porrà al centro di campagne di sensibilizzazione mirate, dentro e fuori da scuola».

A livello di infrastrutture quale è la situazione del nostro Paese?

«La fotografia del sistema impiantistico del nostro Paese immortala circa 77mila impianti, tutti censiti da Sport e Salute. Non stiamo parlando di un circuito adeguato, ma che con le giuste accortezze e interventi può essere migliorato per limare, se non altro, la distanza con gli altri Paesi europei. Abbiamo tante, troppe strutture fatiscenti, ma anche quelle in linea con i target internazionali potrebbero essere migliorate attraverso tecnologia ed efficientamento energetico per offrire nuovi e migliori servizi. Il PNRR già prevede 1 miliardo di euro destinati per la metà allo sviluppo della figura del tutor in prospettiva e il restante all’impiantistica sportiva. Ma spingeremo anche su un’altra questione…».

Quale?

«Partendo dalla riqualificazione al Foro Italico di un’area, la Grand Stand Arena, dove abbiamo messo gratuitamente a disposizione della cittadinanza una palestra a cielo aperto, abbiamo poi messo a budget altre 40 progettualità per altrettanti impianti nel Paese. Abbiamo avviato una procedura pubblica insieme all’ANCI per capire quali comuni italiani fossero interessati ad aderire e le risposte sono state incredibilmente elevate: ben 1681 realtà si sono pronunciate per richiedere isole attrezzate nell’ambito dei parchi pubblici. Numeri importanti che hanno convinto il governo, con il decreto Sostegni Bis, a destinare a Sport e Salute altri 6 milioni di euro per far fronte a questa importante domanda».                                              ©

Luca Maddalena