venerdì, 19 Aprile 2024

Caos Kazakistan: gli interessi coinvolti nelle rivolte che scuotono l’hub energetico dell’Asia centrale

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IL PREZZO DEL GPL RADDOPPIATO IN UNA NOTTE

A scatenare le proteste, inizialmente pacifiche, è la decisione del governo di eliminare il tetto massimo per il prezzo del gas. La popolazione scende in piazza, e in breve la rivolta si allarga a un’aperta opposizione contro il regime del presidente Kassym-Jomart Tokayev, colpevole di non aver mai avviato le riforme promesse. Gli scontri si inaspriscono e si contano le prime vittime: Tokayev definisce la sommossa «atto di terrorismo» e chiede l’intervento della CSTO (Collective Security Treaty Organization), alleanza militare che unisce Russia, Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Kazakistan. Nel Paese arriva un contingente di circa 2500 uomini, in maggioranza forze speciali russe, formalmente in missione di peace-keeping. Dopo un’altra giornata di scontri, Tokayev dichiara che «si va verso la stabilità».

IL GAS E LA RUSSIA

L’intervento di Putin lancia un segnale forte a Europa e Stati Uniti, politico ed economico. Soprattutto perché, dall’indipendenza, il Kazakistan ha sempre avuto relazioni aperte con l’Occidente. Rafforzando la sua posizione nei territori dell’ex URSS, lo zar aumenta la sua influenza sui rubinetti che alimentano le forniture europee di gas e di energia. E che rubinetti: il Kazakistan possiede una delle più grandi riserve di petrolio al mondo, da cui si estraggono 1,6 milioni di barili al giorno.

L’URANIO E LA CINA

Un altro gigante che ha forti interessi nel Paese è la Cina. Pechino ha investito molto in Kazakistan, sia per la realizzazione della Nuova Via della Seta sia per l’estrazione di materie prime funzionali alla corsa cinese al nucleare, come l’uranio.

LE RELAZIONI CON L’ITALIA

Anche il nostro Paese, primo partner commerciale europeo del Kazakistan, osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione. Gli investimenti italiani riguardano non solo il settore energetico ma anche l’import-export di beni alimentari. Due dati significativi. Nel primo semestre del 2021 il 9% della produzione di idrocarburi di Eni era di provenienza kazaka. Da gennaio a settembre l’Italia ha esportato nell’ex territorio sovietico beni per 17 milioni di euro.

IL BLOCCO DI INTERNET E LE CRIPTOVALUTE

Definito l’Eldorado del criptomining, ad agosto 2021 il Kazakistan deteneva il 18% dell’hashrate mondiale, che misura le prestazioni di un minatore Bitcoin. Un valore cresciuto negli anni dopo il divieto cinese all’attività di mining. L’interruzione di internet in alcune aree del Paese voluto da Tokayev rende l’attività di estrazione impossibile, determinando un crollo dell’hashrate locale e conseguenze sul valore dei Bitcoin.  

Sara Zolanetta

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Laureata in Scienze ambientali all’Università di Milano Bicocca, ho frequentato un master in Comunicazione scientifica e quello in Giornalismo della Scuola “Walter Tobagi/Ifg”. Dal 2011 sono giornalista professionista. Ho lavorato come freelance e autrice televisiva per media nazionali e internazionali. Nel 2013 mi sono trasferita in Israele come corrispondente per testate italiane. Dal 2019 insegno Linguaggio audiovisivo e Videogiornalismo alla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano. Per il Bollettino mi occupo della redazione web e dei canali social. 📧 [email protected]