• domenica, 14 Agosto 2022

Quanto (e se) guadagneranno i prossimi italiani in NBA

italiani in NBA

Sono tre i nuovi giocatori italiani scelti al Draft 2022 della National Basketball Association, ma solo per uno di loro si spalancano le porte di uno stipendio milionario. Durante la selezione dei migliori giovani, necessaria per giocare nella Lega americana, il primo atleta a salire sul palco e ricevere i complimenti del Commissioner Adam Silver è stato Paolo Banchero, padre italiano e madre americana, cresciuto a Seattle. Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, invece, sono selezionati al secondo round, rispettivamente da Detroit e Minnesota.
Oltre a una differenza a livello di prestigio e riconoscimento, tra le prime e le seconde scelte c’è un divario notevole in termini di stipendio, non solo in termini di entità ma anche di certezza di riceverne uno. La prima scelta assoluta gode dell’opportunità di firmare per cifre superiori ai 10 milioni a stagione. A differenza di chi viene scelto al secondo giro, che potrebbe non vedersi formulare alcuna offerta. Vediamo come funziona.

Paolo Banchero e la rookie scale: il guadagno regolamentato della stella italoamericana

A definire il range di compenso delle prime 30 scelte è la rookie scale, una scala discendente di compensi che va dai 9,208,500 dollari della prima scelta fino a 1,827,500 spettanti alla scelta numero 30. Queste cifre sono il risultato di una lunga contrattazione tra la Lega e il sindacato dei giocatori: un complesso lavoro di negoziazione tra proprietari e atleti che include ogni aspetto dei tetti salariali NBA. A stabilire questi limiti è, di anno in anno, la Lega stessa, in percentuale sul fatturato generato dalle partite (definito BRI – Basketball Related Income). Per esempio, la prossima stagione il salary cap per ogni squadra sarà di 121 milioni di dollari.
In virtù di questo meccanismo, Paolo Banchero potrà firmare un contratto superiore ai 10 milioni a stagione: infatti, le società possono offrire ai giocatori fino a un massimo del 120% della cifra designata dalla scala. Orlando pare essere pronta a sfiorare il tetto massimo, e dare a Banchero 10,9 milioni già al primo anno. Ma la cifra aumenterà di stagione in stagione: il contratto di cui si parla sarà un quadriennale da quasi 50 milioni di dollari complessivi.

Procida, Spagnolo e le sabbie mobili del secondo round

Cosa succede, invece, ai giocatori scelti al secondo turno? L’affare si complica. L’NBA prevede che alle prime 30 selezioni sia garantita un’offerta di contratto immediata. Questo non obbliga gli atleti selezionati ad accettarla, e non pochi europei concordano il proprio rifiuto ancora prima della notte del Draft: per loro farsi le ossa in Europa ancora per qualche anno può essere l’opzione migliore.
Al secondo round le garanzie si dissolvono. La squadra ottiene i diritti sulle prestazioni sportive in NBA del giovane che sceglie, ma non ha alcun obbligo di esercitarli e spesso li utilizza come merce di scambio per trade. Gabriele Procida ne è un esempio: Portland lo ha selezionato con la 36esima scelta e immediatamente ceduto a Detroit.
Al netto di queste incertezze, quanto guadagneranno (o guadagnerebbero) Procida e Spagnolo? Per le seconde scelte, il regolamento prescrive dei limiti contrattuali per il salario minimo, che, per la prossima stagione, è di 1,004,159 dollari. Ma Procida e Spagnolo si avvarrano del rookie minimum definito nell’anno in cui giocheranno effettivamente nella Lega. E dato che il trend è in salita costante, attendere in Europa un giorno migliore potrebbe non essere una cattiva idea.
Il caso di Simone Fontecchio, mai scelto al draft e fresco di contratto biennale con gli Utah Jazz per 6,3 milioni, non rientra invece nella scala di compensi per le matricole. Vige soltanto la regola del salario minimo per un giocatore con 0 anni di esperienza nella lega, 1,017,781 dollari annuali.

Da Bargnani a Banchero: il confronto col passato (e il presente) degli italiani in NBA

Il confronto con il passato è lo specchio della salute in cui la Lega americana versa. Il più promettente tra gli italiani in NBA, per esempio, è stato la prima scelta del 2006 Andrea Bargnani. A Toronto, nella sua prima stagione, guadagnò 4,501,200 dollari (6,027,392 valutando l’inflazione corrente). Danilo Gallinari, sesta scelta nel 2008, mise in tasca 2,873,520 dollari (3,567,963 odierni). Marco Belinelli, 18esima scelta nel 2007, partì da 1,345,800 dollari (1,754,955 attuali). Fossero stati scelti oggi, tutti loro guadagnerebbero più del doppio.
Le carriere di Gallinari e soprattutto di Belinelli hanno destinato loro stipendi ben migliori col trascorrere degli anni (Gallinari supera i 21 milioni). Andrea Bargnani, pur deludendo i fan americani, va oltre i 70 milioni in guadagni totali. Lo scenario per Procida e Spagnolo è, ad oggi, vincolato dall’incertezza: non essendo garantita loro un’offerta, la prospettiva peggiore è quella di non arrivare mai in NBA. L’ultima scelta tricolore a un Draft, Alessandro Gentile, non è mai sceso in campo nella regular season. La consolazione è che agli italiani è successo di rado: solo 4 dei 12 giocatori scelti da una squadra americana non hanno esordito. Quattro nostri compaesani, in compenso, hanno raggiunto la Lega senza nemmeno essere stati selezionati: i giocatori non americani, infatti, al compimento dei 22 anni sono ritenuti automaticamente eleggibili per una selezione. Ma qualora nessuna franchigia li scegliesse sarebbero liberi di giocare in NBA negoziando con chiunque. Così, prima del già citato Fontecchio, hanno fatto Vincenzo Esposito, Gigi Datome e Nicolò Melli. Insomma, se il destino di Banchero è già radioso e quello di Fontecchio già definito, anche Procida e Spagnolo hanno ottimi motivi per sperare in un futuro in NBA. E noi in loro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *