venerdì, 12 Aprile 2024

Tassonomia UE, Besseghini (ARERA): «Ecco perché il gas per l’Europa è Green»

Sommario
tassonomia gas green

Il caso sul gas, seme di discordia dopo la decisione del Parlamento Europeo di inserirlo nella tassonomia verde, infiamma il dibattito. Un passo obbligato, secondo i sostenitori, per tendere con fiducia alla transizione energetica. Una fonte che, a differenza di eolico e solare, è costante e priva di incognite legate agli agenti atmosferici. Una scelta che contraddice i principi di energia pulita, invece, per i detrattori perché è fossile: paradossalmente il Green Deal – al raggiungimento del quale dovrà contribuire – punta proprio ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050, con una riduzione al 55% per il 2035. Per questo l’Unione Europea ha fissato precisi criteri per determinare quali attività avranno accesso agli incentivi ora a disposizione anche di un altro settore molto discusso: il nucleare. «Il loro inserimento nella tassonomia europea riconduce il meccanismo complessivo a quell’idea di neutralità tecnologica che dovrebbe muovere gli approcci regolatori e normativi», dice Stefano Besseghini, Presidente Autorità Regolazione Energia Reti e Ambiente (ARERA).

Gas, perché è nella tassonomia UE

L’obiettivo che ha mosso le scelte del Parlamento Europeo è la decarbonizzazione di sistemi e processi energetici. In quest’ottica, se miscelato con altri composti, anche il gas diventa green. Infatti, il biogas viene prodotto da materiali di scarto, quali biomasse agricole e rifiuti organici attraverso un procedimento chimico poco inquinante. Inoltre, materiali di scarto che altrimenti andrebbero smaltiti diventano risorse. Solamente le infrastrutture e le attività meno inquinanti entreranno nella nuova tassonomia e potranno beneficiare di incentivi europei e nazionali. I criteri ambientali fissati dall’Unione sono precisi: la CO2 emessa durante l’intero ciclo produttivo di energia elettrica da gas dovrà essere pari a quella da rinnovabili, meno di 100 g per kWh. Per le emissioni dirette degli impianti, dovranno essere inferiori a 270g di CO2 per kWh e, in media, 550 kg di CO2 per kW all’anno. Attualmente in Italia il valore normale di esercizio ammonta invece a circa 391 g di CO2 per kW/h, come rileva Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Cosa significa? Che per rimanere o entrare in esercizio le infrastrutture dovranno diventare molto più “pulite”.

Che cos’è la neutralità tecnologica?

«È meglio aprire lo spettro delle opportunità, che non lavorare in maniera selettiva. Perché quando vuoi battezzare ex ante le cose, c’è il rischio significativo che i costi cambino in maniera inaspettata», osserva Besseghini. La neutralità tecnologica non è altro che la declinazione del principio di concorrenza leale: fissati i criteri, il regolatore dovrebbe dare pari opportunità a tutte le tecnologie che sono in linea.

Il futuro dell’energia: rinnovabili, nucleare e biogas

«Non credo si possa immaginare il percorso di sviluppo delle rinnovabili come eludibile perché i vantaggi in termini di sistema e di indipendenza energetica sono evidenti. C’è un grande dibattito su autorizzazioni, permitting e quelli che sono i meccanismi che frenano la naturale evoluzione. Poi ci sono le risposte dei territori apparentemente contraddittorie. È necessario risolvere questi problemi a monte e avere il coraggio di essere un po’ tedeschi. Se si prende una strada bisogna seguirla, noi tendiamo a cambiare un po’ troppo idea. È bene procedere senza annunci roboanti, ma consolidare alcune scelte definite. Un esempio che ho vissuto in prima persona viene dalla Sardegna: prima la pipeline per il gas, poi si decide di puntare sulle batterie, alla fine si vira sugli impianti termici. Diventa complicato immaginare di costruire una strategia se tutte le scelte stanno costantemente sul tavolo. La stessa radice latina del termine lo dice: decidere viene infatti da ceduo, stessa radice del verbo recidere. Quindi quando si decide, qualcosa deve essere messo da parte». ©

Edoardo Lisi

©Vadym Terelyuk via Canva.com

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