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Danni climatici: ecco cosa ci può salvare

DiEdoardo Lisi

17 Ottobre 2022
danni climatici

L’aiuto più grande viene dal mare. Ripopolare gli Oceani di coralli – secondo l’agenzia scientifica del Governo americano – potrebbe ridurre i danni climatici che ogni anno ci costano più di 250 miliardi di dollari. Questi organismi, infatti, riducono la potenza delle onde fino al 97%, contrastando gli effetti delle catastrofi naturali. Fenomeni che nell’ultimo anno si sono moltiplicati: siccità diffusa, inondazioni in Australia, Nigeria e Pakistan, incendi in Europa, Sud America, Stati Uniti e India. Il problema è che inquinamento e caldo estremo stanno facendo scomparire i nostri alleati naturali.

Nella prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27), in programma a novembre, si parlerà di gestione di fondi e ultime innovazioni. I Paesi in via di sviluppo chiederanno di investire maggiormente nell’adattamento al climate change, piuttosto che nella mitigazione degli effetti. Un cambio di rotta radicale per contrastare l’attuale ingiustizia climatica: i Paesi che impattano meno pagano più danni climatici.

I coralli, prezioso alleato contro i danni climatici

Grazie alle barriere coralline ogni anno in USA si risparmiano quasi 2 miliardi di dollari, arrivando a proteggere le abitazioni di 18.000 persone. Nel dettaglio, quella in Florida, terza più grande al mondo, fa dormire sonni tranquilli a 5.600 persone e fa evitare di spendere 675 milioni.

Il prezzo maggiore del cambiamento climatico, però, lo pagano i Paesi in via di sviluppo. Il Pakistan è in ginocchio a causa delle peggiori inondazioni a memoria d’uomo, provocate dai sempre più violenti monsoni. La produzione scende e i costi per la ricostruzione salgono fino a 10 miliardi di dollari.

Alcuni ricercatori dell’Università di Miami hanno scoperto che ricoprire gli argini artificiali di coralli riduce la potenza delle onde fino al 95% in modo economico e sostenibile.

Il prossimo passo è mettere in acqua infrastrutture “ibride” a North Miami Beach, per testare l’efficacia di questa soluzione in condizioni reali. Un tentativo di contrastare il cambiamento climatico stringendo un rapporto simbiotico tra uomo e natura.

I progetti per il restauro del corallo

Attualmente le barriere coralline coprono meno dell’1% della superficie degli oceani e la percentuale diminuisce di anno in anno. L’importanza di questi colorati invertebrati è indubbia. Infatti rappresentano il sostentamento di un quarto di tutta la vita marina e assicurano la metà della pesca degli Stati Uniti.

Sono decine le iniziative per la protezione e il ripopolamento dei coralli. Ora sappiamo che questi progetti possono contribuire anche a salvaguardare le comunità costiere da tempeste, uragani e inondazioni. Scienziati del Mote Marine Laboratory & Aquarium e volontari della Fondazione per il restauro del corallo, organizzazione non profit americana, hanno piantato organismi resistenti all’uragano Irma, al calore estremo e all’epidemia. Ancora più straordinario, questi esemplari sono cresciuti a tempo di record, raggiungendo dimensioni tali da potersi riprodurre.

Photo by hudiemm on Canva.com

Edoardo Lisi

📩 news@ilbollettino.eu. Il suo motto è "Scribo ergo sum". Si laurea in Editoria e Scrittura presso La Sapienza specializzandosi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per "il Bollettino" si occupa di energia e innovazione, i suoi cavalli di battaglia, ma scrive anche di libri, spazio, crypto, sport e food. È autore per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collabora con Nuova Energia, Staffetta Quotidiana e Giano.news.

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