giovedì, 23 Maggio 2024

Lorenzo Primiterra: «Crypto? In futuro i contanti spariranno»

Sommario
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Il sistema bancario è sull’orlo di una rivoluzione, un cambiamento radicale che si fonderà su Bitcoin e finanza decentralizzata. Una transizione che si ripete ciclicamente nella storia e non è né rapida né indolore. Quando nel VII secolo a.C. il Re Creso di Lidia coniò la prima moneta di lega di oro e argento, dando inizio al passaggio dall’economia naturale a quella monetaria, trovò molto scetticismo nella popolazione. Ma buona informazione, abitudine e norme hanno favorito la diffusione della valuta. Neanche le criptovalute sfuggono a questa regola. La storia dell’economia, l’impatto e il valore reale delle valute digitali, le ragioni del loro successo e dello scetticismo di alcuni sono i temi trattati nel libro “Mamma ho comprato Bitcoin!”, un manuale semplice e completo per tutte le mamme (ma anche papà, zii, fratelli) che ancora ci guardano stupiti quando parliamo di Bitcoin.

«Ci vorrà tanto tempo per compiere la transizione verso un nuovo sistema basato sui Bitcoin. La finanza decentralizzata, può sicuramente risolvere molti problemi, ma è ancora un prototipo perché alcuni network su cui poggia sono centralizzati. Il sistema tradizionale spinge verso la digitalizzazione, ma potrebbe essere un pericolo per la privacy. Lo Stato potrebbe bloccare i trasferimenti, controllare tutti i wallet dei cittadini, come spendono e dove spendono» spiega Lorenzo Primiterra, autore del libro e fondatore di due startup innovative. Tra le problematiche figura anche la transizione sostenibile. L’energia solare è prodotta tra le 9 e le 15 circa, mentre i picchi di consumo invernali sono tra le 16 e le 21. Negli Stati Uniti molta va sprecata perché mancano una catena di distribuzione e un sistema di stoccaggio efficienti. I Bitcoin miners consumano l’energia green in eccesso, immettendo il resto nella rete.

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Nel suo libro parla delle evoluzioni nella storia dell’economia. Cambiamenti più o meno repentini che richiedono sempre un periodo di adattamento. Quanto tempo ci vorrà per abituarci alle crypto?

«Ogni cambiamento nella storia dell’economia ha richiesto molto tempo. Oggi si parla molto della situazione del Salvador, dove pochi commercianti accettano Bitcoin, i pochi che lo fanno sono spinti dai turisti. È presuntuoso pensare che la popolazione del Paese Centro-Americano possa adottare le criptovalute da un anno all’altro, soprattutto vista la situazione dei mercati. L’orizzonte temporale di un cambio del genere è lunghissimo, dipende dal periodo storico. La carta di credito, inventata intorno al 1950, fino agli anni ‘90 non è mai stata utilizzata in Italia. Parliamo di più di quaranta anni. Oggi i commercianti sono costretti ad utilizzarla, pena una multa. L’euro è un altro esempio. È stato annunciato intorno al 1996, spinto dai media nel 1999 e adottato nel 2000, dopo un periodo di convivenza con la lira. 5/6 anni per introdurre una nuova valuta in modo forzato, non opzionale come nel Salvador. In Italia chi accetta Bitcoin lo fa per piacere, per soddisfare gli entusiasti e distinguersi ma l’iter per mettersi in regola è lungo e tortuoso. Riassumendo, la risposta alla domanda iniziale ci vorrà tanto tempo, se guardiamo alle esperienze passate».

Quando questo adattamento avverrà, le crypto cambieranno l’economia e la finanza in bene o in male?

«Distinguiamo tre categorie di crypto: Bitcoin, Altcoin (shitcoin) e CBDC. Bitcoin è la tecnologia di base, il vero network distribuito. Le IER2 faciliteranno i pagamenti, giornalieri, il living network, ma è difficile dire quanto alta sarà l’adozione a livello internazionale per ogni utilizzo. Le possibili applicazioni sono diverse: come moneta di scambio, riserva di valore o oro digitale per fare settlement tra grandi istituzioni, mandare grandi quantità di valore oltreoceano in pochi minuti. Con l’oro questo non si può fare. Per quanto riguarda la seconda categoria, le Altcoin, non prevedo un futuro utilizzo come pagamento. Piuttosto stock di aziende che automaticamente danno un dividendo, oppure token che fanno funzionare un network. Ehetreum ad esempio è visto come il computer globale, una sorta di Amazon. L’ultima categoria sono le CBDC, le criptovalute di Stato, che Bitcoin vuole contrastare, come il dollaro o l’euro digitale. Una realtà da cui potremo difficilmente sfuggire e che metterà a rischio le nostre libertà. Anche questo darà un certo potere ai Governi, forse ci sarà un periodo di coesistenza tra Bitcoin e CBDC. La strada per il digitale è aperta, in futuro i contanti scompariranno».

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I titoli digitali nazionali sono la nuova frontiera. Finanza tradizionale e decentralizzata possono convivere?

«Se la finanza tradizionale diventerà digitale si potrebbe prospettare il rischio di un controllo totalizzante, con importanti implicazioni per la privacy. Robin Hood ha fermato l’acquisto da parte degli utenti delle azioni di Game State (ha interrotto il trading portato avanti dal subreddit WallStreetBets, generando così un tonfo del titolo di GameStop sui mercati azionari). Questo con la finanza decentralizzata non può succedere. Vedremo in futuro se eliminare questi intermediari potrà risolvere un problema o aggiungerà solo più layer di difficoltà. Siamo ancora ai primordi, la digitalizzazione è tutto, la decentralizzazione sarà un bene per alcuni aspetti».

Decentralizzazione è anche la parola d’ordine del nuovo social che sta spopolando in italia, per alcuni l’anti-Twitter: Mastodon.

«Il sistema aggiunge un po’ di complessità al registro di Iscriviti, non so però se l’utente medio possieda gli strumenti per gestire simili livelli di difficoltà. Ho fatto uno studio su Theta, definito “il nuovo Youtube decentralizzato”, è ho scoperto che in realtà non lo è. Se fosse veramente decentralizzato vorrebbe dire che puoi pubblicare qualsiasi video senza moderazione. Esiste però una forma di content control, sembra un trade-off».

Le crypto creano molta polarizzazione. Quale sarà l’impatto reale delle criptovalute?

«C’è polarizzazione anche all’interno delle stesse bolle delle criptovalute. Ci sono religiosi che adorano una sovracrypto o anche progetti più piccoli sul genere dello schema Ponzi. Dovremo convivere con crypto alternative che saranno stock di aziende, le Altcoin. Molti invece gridano allo shitcoin ogni volta che esce una nuova criptovaluta. Bisogna ricordare che dietro c’è una startup che sta provando a risolvere un problema, a quotarsi facendo un token invece di usare i canali tradizionali, anche se è ancora una unregistered security. Startup che altre piccole aziende, non solo blockchain, potrebbero prendere a esempio per entrare in Borsa evitando lunghe trafile. Il problema è che attualmente queste crypto sono altamente speculative. Si è visto con il passaggio dal bull (rialzista) al bear market. Appena nate alcune Altcoin superavano le quotazioni di aziende ultracentenarie. Sarà necessario definire una regolamentazione per proteggere gli investitori, affinché non si facciano attrarre dal nuovo Ponzi, che stanno cadendo uno dopo l’altro». Cosa manca per liberare il pieno potenziale delle criptovalute?

«Manca l’infrastruttura che aiuta i commercianti, mancano le leggi e anche gli investimenti. Una nuova normativa potrà portare una pulizia del mercato. È importante anche l’aspetto build: costruire prodotti per le persone normali che funzionano bene. L’approccio migliore è testare per anni sistemi e piattaforme, specie se gestisci i soldi delle persone, come gli smart contract. Ho avuto anche io problemi, come altri, con il wallet di Stato del Salvador. La transazione risulta approvata, ma a loro risulta annullata. È un prodotto che non funziona, ma le persone pensano che il Bitcoin non funziona. Questo aiuta a fare una cattiva informazione».

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Spesso si tende a esagerare quando si parla di crypto, quanto è importante fare corretta informazione?

«La corretta informazione è fondamentale. Secondo me persone pubbliche e influencer devono essere totalmente trasparenti riguardo finanziamenti e sponsorizzazioni. La stessa Unione Europea spinge in questa direzione, con la revisione del regolamento sulla trasparenza dei finanziamenti dei partiti politici europei. Esiste un sito che conta quante volte Bitcoin è stato dichiarato morto dai media (Bitcoin Obituaries). Ogni volta che c’è un crollo, uno scam o un Ponzi che collassa, si estende il fenomeno a tutto il mondo delle crypto. Manca spesso l’onestà intellettuale, si tende a cavalcare il trend senza fare informazione. Ad esempio quando sale alla ribalta un qualsiasi meme coin si parla solo di quello. Così facendo la gente perde i propri soldi. Non fare informazione appena succede qualcosa sarebbe una buona regola, aspettare che i fatti siano verificati prima di scrivere».

Parliamo dei videogiochi che utilizzano la tecnologia blockchain?

«Stiamo assistendo a un cosiddetto boom dei videogiochi con NFT, ma in realtà spesso non-fungible token è solo la parola per avere l’attenzione che altrimenti non avrebbero. A livello di tecnologia, la blockchain è un database inefficiente. Una casa di produzione di videogiochi nel 99,9% dei casi non ne ha bisogno. Se l’azienda produttrice del videogioco close source fallisce, gli NFT diventano inutili. Un’altra impresa avrà più interesse a creare un sistema nuovo piuttosto che utilizzarne uno lasciato da altri. Al momento questa tipologia di intrattenimento è usata per creare hype e far guadagnare le aziende ma sono sostanzialmente inutili. Per quanto riguarda il play-to-earn penso che sia importante prestare attenzione alla qualità del gioco in sé. Non so se c’è un uso della blockchain nei videogiochi, ma penso non sia questo. ©

📩 [email protected]. Il mio motto è "Scribo ergo sum". Mi laureo in "Mediazione Linguistica e Interculturale" e "Editoria e Scrittura" presso La Sapienza, specializzandomi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per il Bollettino mi occupo di energia e innovazione, i miei cavalli di battaglia, ma scrivo anche di libri, spazio, crypto, sport e food. Scrivo per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collaboro con Energia Oltre, Nuova Energia, Staffetta Quotidiana, Policy Maker e Giano.news.