venerdì, 12 Aprile 2024

In Borsa le PMI battono i giganti del listino, perché?

Sommario
PMI borsa

Nell’anno delle fughe dal listino maggiore (il 2022), l’Euronext Growth Milan, il mercato riservato alle PMI (ex AIM Italia) ha vantato ben 26 nuove IPO, contro le 6 IPO e i 14 delisting del principale, Euronext Milan. E i manager del segmento hanno aspettative ancora migliori per i prossimi mesi. «Il sentiment generale è molto positivo, visto che la fiducia degli amministratori delegati sulla crescita dei ricavi nel 2023 si attesta all’89%. Il 71% prevede inoltre un incremento delle assunzioni», dice Anna Lambiase, CEO e socio fondatore di IR Top Consulting, IPO Partner di Borsa Italiana.

I dati che emergono dallo studio “IR Top CEO Sentiment 2023” si riferiscono a un campione molto ampio (69 su 190 società quotate) ed evidenziano la resilienza del tessuto imprenditoriale italiano in un momento di grande incertezza finanziaria.

«Si tratta di un mercato che riflette a livello di singole aziende una crescita in termini dimensionali sia sulla top line, ossia sul fatturato, sia sul numero di dipendenti», aggiunge Lambiase. Un fatto intrinsecamente legato alla stessa natura del campione di riferimento: piccole e medie imprese sì, ma quotate. Specie in un periodo di tassi in rialzo la quotazione, e dunque il capitale in equity, si riconferma un’ottima strada per reperire finanziamenti a favore dello sviluppo aziendale e la modalità migliore per puntare allo scale-up delle imprese di dimensioni ancora ridotte.

Anna Lambiase, ad di IR Top Consulting, IPO Partner di Borsa Italiana.
Quali tendenze emergono più chiaramente nel mercato in questo periodo?

«Il settore tecnologico è quello che vede la maggior potenzialità di investimento. Seguono i servizi, l’energia e il finanziario. Quanto alle strategie di crescita, l’M&A è ritenuta la modalità più adatta a perseguirla, tanto che spesso nei progetti strategici annunciati in fase di quotazione è una delle attività prevalenti legata all’utilizzo del capitale raccolto. Si conferma insomma una forte operatività del mercato sul secondario, che fa crescere la dimensione della piccola e media impresa quotata. Un altro grande fenomeno è l’importanza dei fattori ESG. Il 91% dei CEO individua l’approccio ai temi della sostenibilità come fondamentale nello sviluppo della propria realtà. È un fatto legato alla domanda sempre più forte derivante dalla finanza sostenibile. Gli investitori sviluppano policy di investimento selezionando portafogli con aziende consapevoli della propria dimensione ESG e capaci di rendicontarla. Questo comporta da parte delle aziende una crescente sensibilità su questi temi».

Come si spiega questo ottimismo?

«Le imprese quotate sul mercato EGM, grazie a risorse raccolte in equity possono essere più capitalizzate e dunque in grado di superare i momenti di contesto difficili. E lo hanno già dimostrato con i risultati approvati nella prima semestrale 2022. Nell’anno appena concluso il mercato azionario ha segnato performance negative, con un indice FTSE Italia Growth che ha segnato -20% allineato a tutti gli altri indici di Borsa. Ma per quanto riguarda l’Euronext Growth Milan questo trend di mercato azionario non riflette l’andamento dei fondamentali delle aziende. Infatti, all’interno del nostro ufficio studi abbiamo approfondito analisi trasversali, anche settoriali, dimostrando che i bilanci delle aziende di questo mercato, che rappresenta uno spaccato dell’economia italiana, stanno performando bene».

Il rialzo dei tassi e il conseguente aumento del costo del credito non preoccupano?

«Noi non abbiamo ancora rilevato impatti negativi al rialzo dei tassi sui risultati economico-finanziari, ritengo a motivo di una minore dipendenza di queste imprese dal canale bancario, con strutture finanziarie molto ben bilanciate e ratio EBITDA (margine operativo lordo) su PFN (Posizione Finanziaria Netta) in media pari a 1X. L’effetto rialzo tassi non si rileva su queste emittenti proprio perché fortemente patrimonializzate, grazie al recente ricorso all’equity».

Dunque, questo maggiore interesse per le fusioni a cosa è dovuto, se non a debolezze strutturali interne?

«Questo tema della forte attenzione all’M&A è caratteristico delle società che, raccogliendo capitale, sono orientate maggiormente verso politiche di fusioni e acquisizioni. È, in generale, una dinamica abbastanza tipica delle piccole e medie imprese, che sfruttano operazioni di acquisizione per la crescita. È anche il motivo per cui questo mercato è molto appetibile per gli investitori istituzionali. Infatti, le aziende quotate in questo segmento crescono a ritmi molto più elevati di una semplice crescita per linee interne».

Quali sono le tendenze comuni a questa attività di M&A lungo tutto il segmento?

«A livello di Paesi target per il 32% gli Stati Uniti, seguiti da Francia al 25% e Spagna e Italia al 19%. Qui notiamo un’inversione di tendenza rispetto alle rilevazioni degli scorsi anni, quando le imprese guardavano maggiormente al perimetro territoriale europeo. Le società maggiormente orientate all’M&A sono quelle appartenenti al settore tecnologia».

Il trend di delisting del listino maggiore rischia di trasmettersi al segmento EGM?

« EGM si è dimostrato un mercato molto attivo, caratterizzato da un grande numero di quotazioni, in particolare oltre 270. In 14 anni abbiamo assistito a un numero limitato di delisting e oltre la metà delle società oggi non più quotate su EGM hanno realizzato operazioni straordinarie a valore per gli azionisti, sia di translisting al mercato principale, che di OPA. EGM ha infatti contribuito ad alimentare il mercato principale o al segmento STAR grazie ai passaggi realizzati da 23 emittenti, con un significativo apporto di capitalizzazione. Precisamente, si tratta di un aumento di valore di circa 10 miliardi di euro, quasi la stessa dimensione che ha ora l’intero mercato EGM.

Riguardo alle 20 OPA con delisting, promosse da fondi internazionali o da corporate, il valore complessivo è stato pari a 1,2 miliardi di euro con una significativa crescita di valore rispetto all’IPO pari in media al +86%. Per il futuro le nostre previsioni sono di forte crescita di nuove IPO, testimoniate dalla nostra attività di consulenza per accompagnare delle imprese sul mercato dei capitali che vede un picco di domanda. Sono molte le società che stanno valutando l’opzione “quotazione”. Per il 2023 stimiamo un numero di 215 società quotate, con una capitalizzazione superiore a 12,8 miliardi di euro. Riteniamo che il mercato possa essere trainato principalmente dai settori tech, salute, lusso e industria».

Ma questi translisting bastano a compensare le fughe dell’Euronext Milan?

«In termini di numero di società sicuramente, mentre il dato in termini di capitalizzazione non è così significativo in relazione alla dimensione dell’intero mercato principale. Il corrispettivo di 23 operazioni di translisting è oggi pari a circa 10 miliardi; ma per EGM 10 miliardi sono un valore importante pari all’intero mercato. Dunque, senza translisting, EGM avrebbe oggi una capitalizzazione quasi doppia dell’attuale.»

Quali sono le prospettive di mercato per le PMI nel 2023?

«Sicuramente il momento contingente, di rialzo dei tassi e inflazione elevata, a livello generale può rappresentare un ulteriore traino verso una ricerca di capitale di rischio alternativo al debito tradizionale di natura bancaria. Come spesso è accaduto nella storia, l’aumento dei tassi di interesse significa spesso ricorso a una fonte alternativa di capitale per la crescita. Tra questi, l’equity è al primo posto e lo strumento EGM rappresenta un’ottima modalità di accesso al capitale. Infine, non dimentichiamo la grande opportunità che può favorire ulteriormente il ricorso alla quotazione, ossia la proroga per il 2023 dell’incentivo fiscale, che permette alle PMI che si quotano di ottenere un credito d’imposta sui costi di quotazione fino a 500mila euro».                               ©

Articolo tratto dal numero dell’1 marzo 2023 de il Bollettino. Abbonati!

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".