mercoledì, 28 Febbraio 2024

Fallisce SVB e Credit Suisse va in crisi. E i nostri soldi?

Cosa ha evitato il disastro SVB? Nel comunicato congiunto di Federal Reserve, FDIC e Dipartimento del Tesoro si legge: «Il sistema bancario americano resta resiliente e con solide basi, in larga parte grazie alle riforme che sono state fatte dopo la crisi finanziaria».

Di che si tratta? Negli anni successivi alla crisi del 2008 e alla Grande Recessione che ne è seguita, il governo americano ha varato una serie di riforme. Esse erano volte a prevenire che un evento del genere potesse ripetersi. Nell’immediato, prima grazie all’Emergency Economic Stabilization Act (EESA) e poi con il Troubled Asset Relief Program (TARP), lo Stato ha investito circa 700 miliardi di dollari nell’acquisto di titoli a rischio o deteriorati per cercare di stabilizzare la situazione delle banche che li avevano in pancia.

In un secondo tempo, sul lungo termine, il Dodds-Frank Act ha introdotto il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB). La sua funzione è di proteggere i clienti da eventuali crisi finanziarie. In aggiunta, la norma ha potenziato le autorità di vigilanza già esistenti, aggiungendo nuove indicazioni e segmentando più precisamente le loro competenze.

Nel tempo, provvedimenti della stessa natura sono stati intrapresi a livello europeo, da Commissione e Banca Centrale Europea, e a livello internazionale, attraverso il G20.

Oggi, come allora, dopo i fallimenti americani e i problemi di Credit Suisse in Europa, siamo di fronte a una crisi, seppur di dimensioni per ora ridotte: che provvedimenti prenderanno le autorità per evitare altri fallimenti?

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Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".