martedì, 16 Aprile 2024

Sotto a chi tocca: Deutsche tira giù le Borse. Altro week-end in attesa di novità

Sommario
recessione

Mai successo. Al vertice europeo di Bruxelles è stata cancellata la conferenza stampa finale di Ursula von der Leyen e Charles Michel per evitare di essere fraintesi a mercati aperti, mentre i titoli bancari stavano crollando per il sell off scattato su Deutsche Bank. Anche le dichiarazioni di Christine Lagarde, presidente della Bce, sono state fatte filtrare. «Il settore bancario della zona euro è resiliente perché ha solide posizioni di capitale e liquidità», avrebbe detto. Ma niente di ufficiale. E avrebbe anche ribadito concetti espressi negli ultimi giorni: «Non c’è compromesso tra stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria. La nostra cassetta degli attrezzi ci permette di affrontare i rischi che gravano sull’una e sull’altra. Per quanto riguarda la stabilità finanziaria – avrebbe aggiunto – la Bce dispone di tutti gli strumenti necessari per fornire liquidità al sistema finanziario dell’eurozona, se necessario». A metterci la faccia, sulla Germania, è stato invece cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che ha rassicurato sullo stato di salute di Deutsche Bank, la prima banca tedesca: «Deutsche Bank ha radicalmente modernizzato e rinnovato il proprio modello di business ed è molto redditizia. Non c’è nulla di cui preoccuparsi».

Danni limitati

Le parole di Scholz hanno in parte mitigato il crollo. Deutsche Bank ha chiuso a -8,6% a Francoforte e -6,75% a Milano dopo aver toccato il -14% per gran parte della seduta. A scatenare le vendite anche il modello di salvataggio di Credit Suisse, comprata da Ubs con l’azzeramento di bond At1 per un valore di 16 miliardi di dollari. Due banche tedesche hanno deciso di non rimborsare le loro obbligazioni At1, utilizzate da quasi tutti gli istituti per aumentare il capitale. Precisamente Deutsche Pfandbriefbank (PBB) e Aareal Bank non vogliono pagare le obbligazioni in scadenza ad aprile, rinnovandole invece a costo di aumentare il rendimento che potrebbe salire al 9%. Il mercato si è spaventato, già in tensione per la crisi creditizia che continua a mordere gli istituti regionali americani dopo il crac di Silicon Valley Bank. I cosiddetti Cds su Deutsche Bank, credit default swap, ovvero l’assicurazione che si paga in caso di fallimento, hanno registrato il più grande aumento giornaliero nella storia della banca tedesca.

Due coincidenze?

Da segnalare che comunque le banche soffrono, temendo un’eventuale fuga dei depositanti, anche perchè lo schema europeo di protezione dei conti corrente fino a 100mila euro è fermo dal 2015 proprio per il niet della Germania.

Altra curiosità: Credit Suisse e Deutsche Bank finirono sotto accusa in America per aver soffiato sulla bolla dei subprime nel 2008, chiudendo alla fine un contenzioso con le autorità statunitensi accettando di pagare una maxi multa di complessivi 12 miliardi.

Milano, crisi importata

Piazza Affari, dove le banche pesano più di ogni altro settore, ha perso il 2,23% dopo una giornata in agonia. Il settore delle banche ha lasciato sul terreno il 3% circa. A tirar su il listino, si fa per dire, ci hanno pensato titoli industriali e difensivi in questi casi come Diasorin, +3,6% e Recordati, in rialzo di tre decimi di punto.©

L’America non ride

Il Segretario al Tesoro, Janet Yellen, ha convocato nel frattempo i vertici delle autorità di regolamentazione finanziaria statunitensi per una riunione non programmata del Financial Stability Oversight Council, che include i capi della Federal Reserve, della Federal Deposit Insurance Corp. e di diverse altre agenzie di regolamentazione. Una decisione che arriva mentre le autorità di regolamentazione continuano a cercare di riportare la calma nei mercati finanziari e tra i correntisti.

Le banche centrali hanno deciso di alzare ancora i tassi, nelle ultime sedute, nonostante la stretta monetaria stia creando problemi alle banche piene di titoli pubblici svalutati proprio a causa del rialzo del costo del denaro. Le stesse banche centrali però non possono non intervenire per evitare il panico sui mercati. Tacco-punta, in attesa di un altro week-end di possibili novità.

Classe 1977. Giornalista. Lavoro all’agenzia di stampa Green Economy Agency, dove seguo il mercato dell’energia e non solo. Ex vicedirettore di Libero. Da sempre appassionato di economia e finanza, su il Bollettino scrivo la rubrica “Buy Buy, cosa succede in Borsa”, dove racconto gli spunti della seduta appena conclusa e segnalo appuntamenti e possibili titoli da seguire per il giorno successivo.