lunedì, 22 Aprile 2024
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gender gap

L’Italia fatica per la parità di genere. Eppure il gender gap non è un concetto astratto, ma è un fenomeno che ha un impatto tangibile sull’economia. L’OCSE stima infatti che raddoppiare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro accrescerebbe il Prodotto Interno Lordo mondiale di due punti e mezzo nei prossimi sei anni. «Ragazze, non accettate mai il pregiudizio che vorrebbe le donne meno adatte agli studi tecnico-scientifici e alle relative professioni. Conquistatevi il vostro ruolo nella società con fiducia, coraggio, tenacia e generosità», dice Diana Bracco, Presidente e AD del Gruppo che porta il suo nome e Ambassador per l’empowerment femminile di Confindustria. «Le donne offrono contributi straordinari al progresso umano, non possiamo più permetterci di limitare o disconoscere questo apporto».

Su questa linea è il progetto “100 donne contro gli stereotipi”, promosso dalla Fondazione

diana bracco

«La task force che ho guidato, composta di imprenditrici e imprenditori di tanti Paesi, ha elaborato numerose raccomandazioni per i Governi, che durante l’ultimo G20 sono state recepite al 90%. Speriamo di aver dato un contributo concreto alla battaglia a favore del women empowerment. La valorizzazione delle donne nei vari ambiti della vita sociale, economica, politica e culturale, è da sempre al centro del mio impegno nel business, nella responsabilità sociale d’impresa e nelle istituzioni. Come quando riuscimmo a fare dell’Expo 2015, di cui ero Presidente e Commissario del Padiglione Italia, la prima Esposizione Universale gender equal. Ma la questione costituisce anche una delle missioni fondamentali di Fondazione Bracco.

Per questo abbiamo sostenuto con convinzione il progetto “100 donne contro gli stereotipi”, avviato nel 2016 per valorizzare l’expertise femminile grazie alla collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e l’Associazione Giulia Giornaliste (ideatori del progetto) e il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Dopo la creazione della banca dati di esperte del settore STEM e dell’economia/finanza, la nostra attenzione si è rivolta alla politica internazionale, alla storia e alla filosofia. In questi anni abbiamo creato un prezioso database online che ha permesso di dare una piattaforma e una visibilità alle tante voci femminili autorevoli che lavorano in questi settori così strategici, che troppo spesso sono appannaggio dei soli colleghi maschi».

In questo filone d’impegno s’inserisce anche il progetto “Ritratte”, che ha valorizzato scienziate e direttrici dei musei

«Sì. Abbiamo realizzato due mostre, che stiamo portiamo in giro nel mondo con grande successo, in cui il fotografo Gerald Bruneau ha fissato l’immagine di donne che hanno raggiunto posizioni apicali nel loro settore professionale. Questi ritratti immergono lo spettatore in altrettanti luoghi, che non sono panorami, ma parte integrante della raffigurazione. Il soggetto principale di “Ritratte” è la leadership al femminile. Riconoscere le competenze, renderle visibili, è il primo passo per alimentare percorsi analoghi, da parte di bambine e ragazze, tanto nell’arte quanto nella scienza. L’obiettivo è valorizzare il merito e incoraggiare nuove vocazioni».

Il gender gap è una tematica ancora forte nel mondo del lavoro. Quanto costa al sistema Paese?

«I numeri italiani sono impietosi e dicono che sul fronte dell’occupazione le più danneggiate dalla crisi pandemica sono le donne. Nella classifica del Gender Equality Index 2022 ci collochiamo al sessantantatreesimo posto su 146 Paesi monitorati: continuiamo a occupare la stessa posizione del 2021, dopo Uganda e Zambia. In Europa l’Italia è in posizione 25 su 35. Il confronto con alcuni benchmark europei mette in evidenza il nostro ritardo nella riduzione del gender gap: infatti, Spagna e Francia sono al diciassettesimo e quindicesimo posto, mentre la Germania occupa la decima posizione a livello mondiale. Penso che ogni impresa e ogni nazione dovrebbe avvalersi appieno dello straordinario contributo delle donne. D’altronde in base alle proiezioni più autorevoli risulta che il maggiore impulso alla crescita globale nel prossimo futuro verrà proprio dal lavoro femminile. Tutti devono investire sul potenziale delle donne e lottare contro ogni tipo di condizionamento e di discriminazione. Soprattutto in Italia, dove ci sono resistenze culturali profonde e stereotipi radicati».

Il gender gap è un fenomeno che racchiude in sé diversi elementi, dall’educazione alla maternità, passando per i pregiudizi culturali. Quanto si può fare per contrastarlo?

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«Dopo la pandemia è ancora più importante impegnarsi concretamente per ridurre il gender gap. Ma la parità di opportunità e di diritti va realizzata contestualmente in tanti diversi ambiti: dall’istruzione alla formazione, dall’occupazione al supporto all’imprenditorialità, dal bilanciamento tra impegni familiari e lavorativi al sostegno alla maternità, possibilmente con l’ausilio di politiche sulla diversity, infrastrutture efficienti e programmi di welfare aziendale. Sostenere le famiglie in un Paese in cui le nascite stanno scendendo ai minimi storici, è un preciso dovere. Ben vengano dei provvedimenti in tal senso».

La disparità tra uomini e donne nasce già tra i banchi di scuola, dove le ragazze scelgono spesso materie che offrono in media stipendi minori rispetto alle discipline scientifiche. Come avvicinare le ragazze alle materie STEM?

«La soluzione passa per meritocrazia, skills e una battaglia culturale nella società. Competenze significa cominciare con piani educativi che partano dalla formazione primaria e giungano a quella superiore, dove occorre favorire la formazione scientifica delle ragazze. La partecipazione delle donne al mondo della scienza e delle professioni tecniche è molto importante, perché quelle STEM sono figure particolarmente richieste dal mercato del lavoro. Purtroppo, soprattutto in Italia esistono ancora pesanti bias e stereotipi di genere che ostacolano tali percorsi. Dietro agli squilibri di genere in ambito STEM ci sono fattori sociali, culturali ed economici che comportano differenze nelle aspettative relative al proprio ruolo nella famiglia e nel mercato del lavoro. Pregiudizi che possono avere un ruolo cruciale nell’influenzare inclinazioni, preferenze o valori rispetto alle abilità scientifico-matematiche delle ragazze».

Per invertire il gender gap ognuno deve fare la propria parte

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«Sì, certo. La Fondazione Bracco ha realizzato il Manifesto Mind the STEM Gap, che ha l’obiettivo di incoraggiare il libero accesso ai saperi scientifici di bambine e ragazze. È sul web, invito tutti a leggerlo, firmarlo e condividerlo. Inoltre, abbiamo creato un’opera interattiva, A Roblox Jukebox, esposta nei mesi scorsi alla Triennale di Milano, molto visitata dai più giovani».

Se dovessimo quantificare in termini economici il potenziale della parità di sessi, a quanto ammonterebbe?

«In Italia, anche se la situazione migliora, le donne al vertice sono ancora troppo poche. È un grosso problema, perché le ricerche dimostrano che quando sono alla guida le imprese diventano più sostenibili, guadagnano di più e hanno una visione a lungo periodo. Dobbiamo creare consigli d’amministrazione più bilanciati e favorire l’imprenditoria femminile, con provvedimenti ad hoc per superare i tradizionali problemi di accesso al credito. Al di là delle cifre, noi imprenditori dobbiamo guidare un cambiamento in materia di women empowerment, con benefici per l’intera società.

Occorre implementare piani e politiche concreti per aumentare la rappresentanza rosa nel management, con la consapevolezza che la diversità di visione e sensibilità è un valore e un elemento di innovazione e creatività. Magari creando corsi di leadership promossi con le istituzioni educative. Nella nostra azienda valorizziamo le competenze femminili, anche in posizioni storicamente riservate ai maschi: il nostro grande stabilimento di Torviscosa, in Friuli e il centro di ricerca Bracco di Colleretto Giacosa, ad esempio, sono diretti da un’ingegnera e da una chimica».

Il gruppo Bracco ha recentemente consolidato la presenza diretta in Giappone. Perché questo mercato è importante?

«Ricerca e internazionalizzazione sono i due driver di crescita su cui abbiamo sempre puntato. Oggi siamo presenti in 100 Paesi, e l’89% del nostro fatturato è realizzato sui mercati esteri. Stati Uniti e Cina sono tra i nostri primi mercati. Un altro sbocco importante è senz’altro quello nipponico, dove c’è una popolazione mediamente più anziana che ricorre con una grande cultura della cura e della prevenzione. Per questo stiamo chiudendo la nostra storica joint-venture con la giapponese Eisai per dare vita a Bracco Japan con sede a Tokyo. Per una familiare italiana è un motivo di onore e di orgoglio essere direttamente protagonista in un Paese così importante, il Giappone, che è il primo al mondo per macchinari diagnostici per abitante».

È in programma il lancio sul mercato di nuove tecnologie per la diagnostica per immagini?

«Nei nostri laboratori si lavora per innovare di continuo tutte le modalità diagnostiche, dalla Risonanza Magnetica alla piattaforma con microbolle per procedure con Ultrasuoni. I mezzi di contrasto per ecografia, molto efficaci e poco invasivi, sono sviluppati dal Bracco Research Center di Ginevra. Centro che ho voluto fortemente per implementare questo nuovo filone di ricerca, grazie a un gruppo di straordinari pionieri dell’Istituto ginevrino Battel. Stiamo ingrandendo notevolmente il nostro sito produttivo con ingenti investimenti. Infine, di recente abbiamo ampliato il nostro portafoglio prodotti arricchendolo di nuove soluzioni nell’imaging nucleare oncologico in urologia e in altre specialità acquisendo una società britannica, Blue Earth Diagnostics».

medicina

Qual è il potenziale dell’Intelligenza Artificiale nel settore dell’imaging diagnostico?

«Anche nelle Life Sciences, come in tutti i settori, non si può prescindere dal corretto uso dei dati. L’applicazione di algoritmi di apprendimento automatico consente di ottenere ulteriori informazioni dalle immagini; per questo la radiomica sta emergendo come una nuova frontiera della radiologia. Sono particolarmente orgogliosa della ricerca del nostro Centro Diagnostico Italiano (CDI) in Lombardia. Nel 2020 il CDI ha promosso uno studio multicentrico, in collaborazione con altri istituti, per identificare nei pazienti colpiti da Covid-19, con l’RX del torace, il rischio di un peggioramento della situazione polmonare. Un esempio di come la diagnostica avanzata possa avere un impatto significativo nella medicina di precisione, dunque sulla nostra vita e sui sistemi sanitari». ©

📩 [email protected]. Il mio motto è "Scribo ergo sum". Mi laureo in "Mediazione Linguistica e Interculturale" e "Editoria e Scrittura" presso La Sapienza, specializzandomi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per il Bollettino mi occupo di energia e innovazione, i miei cavalli di battaglia, ma scrivo anche di libri, spazio, crypto, sport e food. Scrivo per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collaboro con Energia Oltre, Nuova Energia, Staffetta Quotidiana, Policy Maker e Giano.news.