domenica, 3 Marzo 2024
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Il mondo guarda all’Unione Europea, che sta per emanare la prima grande legge sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, con largo anticipo. In Italia ci hanno investito un gruppo di realtà lungimiranti: il nostro Paese è pronto a reggere il confronto con gli USA?

L’Artificial Intelligence act

L’Unione Europea lavora a una regolamentazione delle intelligenze artificiali dal 2018. Un lustro prima della recente esplosione di popolarità di questa tecnologia, l’UE ha sviluppato un testo per proteggere i cittadini dalle criticità più accentuate.

Il centro del documento è la privacy, ma alcuni emendamenti lo stanno espandendo per evitare utilizzi discriminatori dell’AI, come il riconoscimento di certi tratti facciali. Un’altra novità potrebbe essere l’obbligo, per chi utilizza materiali protetti da copyright per addestrare i propri bot, di dichiararlo.

Prospettive che spaventano i grandi attori di questo settore, impauriti che questo possa limitare la loro crescita nel mercato europeo. Negli Stati Uniti, dove la buona parte di queste aziende ha sede, c’è molta più libertà d’azione al momento, anche se l’amministrazione Biden guarda con interesse agli sviluppi nel Vecchio Continente.

L’UE gioca d’anticipo e l’Italia?

L’Unione è stata previdente sull’intelligenza artificiale. A differenza del passato, quando spesso il mondo ha seguito gli USA per le regolamentazioni del mondo digitale, questa volta è l’Europa a fare da apripista.

In Italia questa tecnologia stenta ad affermarsi tra il grande pubblico, anche se diverse start up ci lavorano. Da MDOTM che opera in ambito finanziario, sviluppando strumenti per migliorare gli investimenti, a Pigro.ai, un assistente che aiuta i dipendenti dei propri clienti a trovare documentazioni interne all’azienda. 

C’è poi chi investe in soluzioni di intelligenza artificiale, come YNAP, azienda italiana di shopping online di beni di lusso da 2,1 miliardi di fatturato, controllata dallo holding svizzera Richemont. Il gruppo sta sviluppando, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia, un motore di intelligenza artificiale che cambi il modo di fare acquisti online.

Queste e altre decine di realtà esistono da diversi anni, hanno clienti in tutto il mondo, ma difficilmente se ne parla come eccellenze del made in Italy nei media. Mentre OpenAI riceve un miliardo da Microsoft, sarebbe importante mettere in vetrina le migliori realtà italiane, per attrarre investimenti. 

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.