venerdì, 19 Aprile 2024

Microsoft multata per aver raccolto i dati di bambini tramite Xbox

Microsoft

Una multa da 20 milioni di dollari. Niente che Microsoft non si possa permettere, ma è la ragione dietro al provvedimento della Commissione Federale per il Commercio USA ad essere motivo di interesse: Xbox raccoglieva i dati dei bambini che ci giocavano. I minori su internet sono davvero protetti?

Xbox registrava i dati dei bambini

Tra il 2015 e il 2020 Microsoft, tramite i propri servizi di gaming offerti dalle piattaforme Xbox, ha raccolto dati di bambini di età inferiore a 13 anni senza il consenso dei genitori. Si tratta di nomi, cognomi, indirizzi mail e date di nascita.

La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha quindi obbligato l’azienda a pagare una multa da 20 milioni di dollari, una frazione quasi irrilevante del fatturato della multinazionale. La sentenza chiarisce che anche i dati biometrici dei bambini sono protetti dal Children’s online privacy protection act.

Da quando la sanzione è stata comunicata le azioni di Microsoft hanno perso circa il 3,5% del loro valore. Dato che potrebbe essere influenzato però anche da altri grossi cambiamenti all’interno dell’azienda stessa, come il trasferimento di una divisione con sede in Cina che lavorava sull’intelligenza artificiale in Canada.

La protezione dei minori online

Nella giornata contro il lavoro infantile, riemerge il discorso della protezione dei minori online. Sia dal punto di vista dello sfruttamento dei propri dati che da quello lavorativo, i bambini sono molto esposti ai pericoli dei social network.

In Italia il 5,7% dei minori di 16 anni, secondo il rapporto Non è un Gioco, lavora online. Si tratta principalmente di creatori di contenuti per i social, spesso a tema videogiochi. È una media di un bambino in ogni classe di scuola, che affida alle multinazionali della tecnologia la propria immagine in cambio di una spesso magra compensazione economica.

La presenza online di minori anche molto piccoli li espone alla profilazione dei propri dati, alla quale non possono consentire consapevolmente data la loro età. Spesso questo risultato è dato dalla mancanza di responsabilità dei genitori, che aggirano le policy delle piattaforme creando account falsi per i propri bambini. ©

📸 credits: Canva

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.