venerdì, 1 Marzo 2024

Industria 4.0, Allasia di FOS: «Futuro inimmaginabile»

L’industria italiana è destinata a cambiare ancora e a raggiungere obiettivi che al momento «neppure riusciamo a immaginare», dice Giorgio Allasia, Direttore dell’unità Engineering e R&D Business del Gruppo FOS, impresa specializzata nel settore dell’Information Technology. La produzione industriale si muove verso una versione che sarà del tutto automatizzata e interconnessa. La direzione è quella di una crescita per intelligenza artificiale e Internet of Things. Per metterla in atto, le aziende riceveranno aiuti: dal Piano transizione 5.0 e Industria 4.0 verranno 13 miliardi di euro nel biennio 2024-2025, come ha fatto sapere il Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. L’innovazione che va veloce non deve preoccupare «perché c’è sempre stata ed è comunque figlia del lavoro dell’uomo».

Come si svilupperà l’industria 4.0?

«Non va intesa solo come un elenco di tecnologie, ma come un concetto, che – se vogliamo – è solo agli inizi. Si è fatto tantissimo finora ma l’evoluzione è continua, e grazie alle tecnologie che arriveranno avremo sempre miglioramenti nell’ottimizzazione dei processi in azienda. In una direzione che coinvolge tutta la rete, dai fornitori ai clienti. Qui c’è il vero senso di tutto il comparto, che è l’integrazione verticale e orizzontale dei processi tra tutti i soggetti coinvolti».

Saremo surclassati dalle macchine o l’intelligenza artificiale ci lascerà ancora spazio?

«Pensiamo ai robot di oggi e alle fabbriche dell’Ottocento. Secoli fa lavoravano in pochissimi, e oggi non è più così. La presenza dell’AI è sicuramente uno shock, ma bisogna guardare alle cose in maniera positiva. Io sono di Genova, e fino a settant’anni fa le navi si scaricavano a mano e con le gru. Oggi ci sono sistemi con gru automatiche che spostano le merci sui treni. Ma tutto ciò ha creato un indotto che genera benefici per tutti».

Che vantaggi avremo?

«Le potenzialità sono incredibili. Gli ambiti che ne potranno usufruire di più sono per esempio la medicina, l’industria, l’analisi dei dati. Ci saranno capacità di correlazione tra i dati stravolgenti».

Perderemo posti di lavoro?

«Si sa che l’intelligenza artificiale potrà sostituire l’uomo nelle mansioni più ripetitive e basilari. Ma pensiamo alle altre grandi innovazioni del passato. Alla calcolatrice, al telefono, a internet. Prima facevamo i conti a mano, eppure non ci sono state tarpate le ali. Non credo che abbiano fatto perdere posti di lavoro. Abbiamo solo avuto possibilità in più. Sono strumenti, ma sarà sempre necessaria la capacità di governarli che appartiene all’uomo. Si creeranno nuovi servizi, nuovi lavori che adesso neanche vediamo. È lo stesso di quando ho iniziato a lavorare trent’anni fa: non avrei mai immaginato il lavoro che faccio adesso».

Come deve prepararsi un giovane di oggi che voglia lavorare nell’innovazione tecnologica?

«Non mi soffermo sulle competenze tecniche che mancano, perché questo è un altro macrotema. E cioè quello della fame di personale specializzato da parte delle aziende, che è terribile non solo in Italia, ma è un problema mondiale. Il punto però non è solo imparare linguaggi di programmazione, o saper scrivere dieci righe di codice. La cosa importante è mantenere capacità di analisi e sintesi di alto livello senza appiattirsi solo sulla tecnologia».

Insomma, non basta studiare da informatici…

«Focalizzarsi su un algoritmo che risolve un problema, diventare un tecnico aiuta sicuramente a trovare lavoro subito. Ma quello è da considerare un entry level. Quel linguaggio di programmazione dopo qualche anno diventerà obsoleto. Quindi quello che serve sono competenze che consentano di avere una visione, di comprendere cosa accade e analizzare quale strada prendere».

L’industria italiana è pronta per questi cambiamenti?

«Bisogna fare dei distinguo. È vero che in alcuni aspetti, come possono essere la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione o ad esempio i pagamenti elettronici, siamo indietro rispetto all’estero. Ma non bisogna dimenticare che l’industria manufatturiera italiana è la seconda in Europa e tra le prime cinque al mondo. E le PMI, che sono molto orientate all’export, sono spinte dalla competizione a livello mondiale e dunque sono più incentivate all’evoluzione di quanto si possa credere».

Un’altra innovazione che potrebbe definire il nostro futuro è l’Internet of Things

«A livello tecnico, è come un pavimento che consente un monitoraggio a largo spettro di tanti elementi. Ci consente di raccogliere una enorme base di dati a basso costo – ed è questo uno degli aspetti fondamentali – di standardizzarli e quindi di far parlare gli oggetti tra di loro».

Quali sono le sue applicazioni attuali e quelle future?

«Parliamo letteralmente di oggetti intelligenti da inserire, per esempio, nelle nostre case e auto. Le applicazioni che utilizzano questa tecnologia permettono di controllare lo spazio intorno a sé, ma la direzione adesso è quella di aumentare i livelli di interazione. Si va verso le città cognitive, passaggio successivo rispetto alle smart cities, in cui sensori distribuiti in modo capillare capteranno per esempio gli stati d’animo delle persone».

FOS negli ultimi anni ha lavorato molto sull’integrazione delle tecnologie

«Uno dei progetti si chiama Awareness 4 Safety, di cui il gruppo FOS è capofila. L’iniziativa prevede l’integrazione di diverse tecnologie – realtà aumentata e virtuale, Internet of Things, intelligenza artificiale – per l’uso di dispositivi a supporto dei lavoratori con lo scopo di fornire una maggiore sicurezza. In concreto, si tratta di sistemi che consentono all’operatore in azione sul campo di interagire consapevolmente con il mondo complesso che lo circonda».

Di fatto, che cosa significa?

«Per fare un esempio, quello che si fa è visualizzare in tempo reale informazioni di contesto attraverso dispositivi di realtà aumentata e virtuale che forniscono informazioni su posizionamento, stato fisico, anticollisione uomo/macchina. Dati che si integrano con quelli ambientali e aiutano a gestire la sicurezza e l’efficacia delle operazioni.

Avete esempi di progetti basati sull’IoT?

«Uno è ISAAC, un sistema basato su IoT e automazione per il controllo della crescita delle piante in ambiente chiuso. Insieme a ENEA – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – abbiamo sviluppato un sistema di illuminazione da impiegare in ambienti chiusi, utilizzando una nuova generazione di lampade LED e OLED capaci di intervenire nella coltivazione delle piante. Un esempio di come la tecnologia aiuta a creare posti di lavoro, perché ISAAC ha avuto il merito di creare una filiera di competenze – agronomiche, ambientali, ingegneristiche – che permettono di sviluppare sistemi artificiali in cui studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle piante e sulla loro interazione coi parassiti».

Cosa bolle in pentola per il futuro in ambito Green?

Abbiamo progetti che rientrano nell’iniziativa Smart Specialization Strategy della Regione Liguria. Al momento siamo capofila di Cognitive Park, finalizzato a riqualificare spazi ricreativi come i parchi cittadini. L’idea è attrezzarli con arredi urbani di design innovativo Smart & Green basati sulla linea AURA, che è in attesa di brevetto. All’interno vi saranno componenti botaniche in grado di interagire con l’ambiente, come biofiltri e sensori naturali, integrati con tecnologie IoT. Questi luoghi diventeranno così un posto di interazione per il cittadino, dove l’esperienza del parco migliorerà con servizi a sua disposizione collegati con l’organismo città e il suo gemello digitale».

Può dirci di più sul progetto AURA?

È una newco che sarà dedicata alla produzione di soluzioni di arredo urbano che coniughino insieme design, botanica e sensoristica. Tecnicamente parliamo di una integrazione tra la vegetazione cosiddetta bio assorbente e i dispositivi di misurazione loT. Lo scopo è appunto fornire componenti di design innovative sia per gli spazi outdoor sia per quelli indoor come possono essere centri commerciali, musei, edifici business e storico-monumentali.

Chi finanzia il progetto?

C’è un fondo del MISE risalente al 2020 nell’ambito delle agevolazioni previste dal programma operativo nazionale FESR imprese e competitività 2014-2020. Il progetto è realizzato da Fos in partenariato con Euphorbia Srl, società benefit e DiARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli.

Ci sono anche progetti legati al territorio?

«C’è Mind the Bridge, progetto dedicato al monitoraggio intelligente di infrastrutture di trasporto e dei rischi strutturali legati all’ambiente circostante. Principale obiettivo è quello di supportare la realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo sperimentale per indirizzarli verso tecnologie con maggiore impatto sul sistema produttivo. Il tutto a beneficio del tessuto industriale locale».

Può dirci di più sul gruppo FOS?

«È stato fondato a Genova nel 1999, ed è a capo di un gruppo che offre servizi digitali e progetti di innovazione, attraverso tre aree di business: Software House, Digital Infrastructures, Engineering per gruppi dell’industria del settore biomedical, healthcare, trasporti e logistica, finanza, telecomunicazioni, pubblica amministrazione, grande distribuzione organizzata e shipping».

Dove sono le sue sedi?

«Il gruppo conta 265 addetti distribuiti in otto sedi: Genova, Milano, Torino, Roma, Caserta, Benevento, Bolzano e Vilnius (Lituania). In aggiunta, cinque laboratori di ricerca: due a Genova, uno a Napoli, Bolzano e Kaunas in Lituania. Collabora con l’Università di Genova, di Bolzano, e di Kaunas, oltre che con enti pubblici, come l’ENEA».

Qualche numero sui suoi risultati?

«FOS è quotata sul mercato Euronext Growth Milan. Nel 2022 il gruppo ha registrato 21,6 milioni come valore della produzione, Ebitda pari a 3,9 milioni di euro 1,3 milioni di euro di risultato netto».         

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📸 Credits: Canva

Articolo tratto dal numero del 1° febbraio 2024 de Il Bollettino. Abbonati!

Giornalista professionista, classe 1981, di Roma. Fin da piccola con il pallino del giornalismo, dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche esperienza all’estero ho cominciato a scrivere per i giornali, quasi sempre online. All’inizio di cinema e spettacoli, per poi passare a temi economici, soprattutto legati al mondo del lavoro. Settori di cui mi occupo anche per Il Bollettino.