Il metallo giallo rallenta, ma non esce di scena. Dopo un 2025 da record, con prezzi oltre i 4.500 dollari l’oncia e un guadagno annuo del 67%, il migliore dal 1979, l’oro entra nel 2026 da protagonista, ma con un ritmo diverso. La corsa è finita o è solo una pausa? Il contesto resta teso. Geopolitica, banche centrali e politica monetaria continuano a sostenere la domanda, ma gli analisti avvertono: difficile replicare un altro anno esplosivo.
Perché l’oro ha corso (e perché ora frena)
Il rally del 2025 è stato alimentato da una combinazione rara di fattori: instabilità internazionale, acquisti record delle banche centrali e attese di tagli dei tassi negli Stati Uniti. Un mix che ha spinto investitori istituzionali e retail a rifugiarsi nel metallo giallo, con afflussi senza precedenti negli ETF sull’oro.
A pesare è anche il quadro geopolitico. Il Venezuela resta un punto di tensione, con lo scontro politico tra Washington e Caracas che mantiene alto il livello di incertezza globale. Il petrolio oscilla, ma è l’oro a beneficiare maggiormente del clima di rischio. Ora però il Mercato guarda avanti e si chiede: quanto di questo scenario è già nei prezzi?
Domanda solida, Mercato globale
L’oro resta uno degli asset più liquidi al mondo, scambiato principalmente tra Londra, COMEX e Shanghai. La domanda è ampia e diversificata: circa metà finisce in gioielleria, mentre investimenti e riserve ufficiali rappresentano ormai una quota crescente. India e Cina trainano i consumi, le banche centrali continuano ad accumulare e la produzione resta concentrata in pochi Paesi. Un equilibrio fragile, che rende il prezzo sensibile a ogni segnale macro o politico.
2026: ancora spazio per crescere?
Le previsioni restano positive, ma più caute. Le grandi banche d’investimento indicano target fino a 5mila dollari l’oncia, ipotizzando ulteriori tagli dei tassi e un contesto globale ancora incerto. Ma il consenso è chiaro: la crescita sarà più moderata. E i rischi non mancano. Un dollaro più forte, una distensione geopolitica o rendimenti reali in aumento potrebbero raffreddare la domanda. Al contrario, inflazione persistente e nuovi shock internazionali continuerebbero a favorire l’oro. Il 2026 non sarà probabilmente l’anno del nuovo sprint, ma quello della verifica. L’oro resta sotto i riflettori: meno euforia, più selezione. La vera domanda è: gli investitori saranno pronti a tenerlo in portafoglio anche senza nuovi record immediati?
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