Carnevale ricco di colpi di scena per la finanza. Tra i protagonisti della sfilata spicca il Vaticano con una mossa che attrae molti capitali. Dal sacro al profano, il settore della GDO muove milioni in prospettiva di un’acquisizione importante, che strizza l’occhio alla quotazione, almeno stando al parere di alcuni analisti. E poi lo scherzo di Musk, prezzemolino delle strategie geopolitiche spaziali, la nuova Lady di Ferro e il golden boy della focaccia…
I retroscena in Vaticano
C’è un’atmosfera frizzante, in questi giorni, nei salotti vaticani. Papa Leone XIV, che con il motu proprio Coniuncta Cura ha dato il via a una riforma della finanza vaticana, battezza due nuovi indici azionari: Morningstar Ior Eurozone Catholic Principles Index e Morningstar Ior Us Catholic Principles Index, entrambi centrati su società a media e grande capitalizzazione. Si tratta di strumenti voluti dallo IOR (Istrituto Opere Religiose, con un patrimonio di 5,7 miliardi di euro nel 2024) che guardano oltre la fede e che includono 50 realtà ciascuno: tra queste Meta, Amazon, Nvidia, Tesla, Apple, JP Morgan, Broadcom, Visa, Microsoft e Alphabet per Wall Street; Asml, Deutsche Telekom, Sap, Banco Santander, Hermes, Bbva, Prosus, Vinci, UniCredit e Allianz per l’Europa. Non ESG generici, quindi, ma possibilità di investimento con un benchmark ben definito.

L’iniziativa non è priva di controversie, ovviamente. E la presenza di grandi player tecnologici nei portafogli fa tremare i più sospettosi, ma il rischio è alla base del guadagno e c’è chi è già pronto a scommetere molti milioni…
Grandi manovre nella GDO
Manovre in grande stile per il Gruppo Finiper Canova, guidato da Marco Brunelli, proprietario dei supermercati UNES e del marchio Il Viaggiator Goloso, che ha annunciato l’acquisizione della catena piemontese Borello. Un’operazione stimata da 100 milioni di euro, per una cinquantina di punti vendita piemontesi, che arriva a pochi mesi da un’altra importante M&A del settore. Parliamo dell’acquisto del 100% di Carrefour Italia per circa 1 miliardo di euro (oltre 1.000 punti vendita) da parte del gruppo italiano New Princes guidato da Angelo Mastrolia. Una “warmarket” a distanza, che ha come obiettivo una crescita su un territorio già ampiamente occupato da colossi come Esselunga, Eurospin & Lidl e Conad & Coop. E c’è chi giura che presto si sentiranno venti di sfida anche sui Mercati azionari. Al momento le opportunità di investimento in Italia nel settore alimentare quotato (Euronext Milan/Growth) si concentrano su aziende del comparto.

Principali aziende nel comparto alimentare/GDO in Italia quotate
- Orsero (ORS): quotata su Euronext STAR Milan, leader nell’importazione e distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi.
- Italian Wine Brands (IWB): quotata su Euronext Growth Milan, operante nella distribuzione di vini.
- Longino & Cardenal (L&C): quotata su Euronext Growth Milan, specializzata nella fornitura di cibi pregiati per la ristorazione.
- Ilpra (ILP): quotata su Euronext Growth Milan, azienda che produce macchine per il confezionamento alimentare.
Principali Supermercati in Europa quotati
- Tesco PLC (TSCO – LSE): il più grande retailer nel Regno Unito, leader anche per ricavi.
- Carrefour SA (CA – Euronext Paris): gigante francese.
- Koninklijke Ahold Delhaize N.V. (AD – Euronext Amsterdam): gruppo olandese-belga che opera con marchi come Albert Heijn, Delhaize, Food Lion e Giant.
- J Sainsbury PLC (SBRY – LSE): importante catena britannica.
- Jeronimo Martins (JMT – Euronext Lisbon): leader in Portogallo, con forte espansione in Polonia.
- Coles Group (COL.AX – ASX): uno dei due principali attori della GDO australiana.
Musk torna in politica
Con l’ultimo rimpasto che ha fuso i destini di SpaceX e xAI, il patrimonio di Elon Musk sfonda quota 800 miliardi di dollari.
L’ultima mossa gli ha fruttato 84 miliardi “spicci”, ma il vero tema è il potere geopolitico: aver chiuso i rubinetti di Starlink ai russi lo ha trasformato da CEO a Segretario di Stato ombra – vorrà forse riprendersi un ruolo nella politica americana?

Orcel, il banchiere che piace (quasi) a tutti
Se la finanza fosse il Bernabéu, Andrea Orcel avrebbe già il Pallone d’Oro in bacheca. Le classifiche di inizio anno lo confermano il manager più stimato, staccando anche Pier Silvio Berlusconi (attualmente distratto da una causa da 160 milioni contro Fabrizio Corona per il progetto “Falsissimo”).
Mentre il Mercato mormora di un asse con Generali e Philippe Donnet, il “Cristiano Ronaldo della finanza” tace e fattura. Fu lui a inventare la Unicredit moderna nel ’98; oggi se la gode dal trono di CEO. Il segreto? Tempismo chirurgico. O forse, semplicemente, gli altri corrono a un ritmo diverso.
Qui il welfare profuma di focaccia
Da Firenze parte la sfida della focaccia. Genova come risponde? In attesa della mossa, il patron dell’Antico Vinaio Tommaso Mazzanti, classe 1988, punta ai 100 milioni di fatturato nel 2026, con 20 nuove aperture già in cantiere. Ma il vero sfizio è il bonus: 3.000 euro extra, ferie pagate e viaggi premio per i suoi dipendenti.

In un settore come quello dello street food dove il turnover è più veloce di una friggitrice, Mazzanti ha capito che per crescere non servono solo i like su Instagram o TikTok, dove con le pagine All’Antico Vinaio ha raggiunto complessivamente 1,5 milioni di followers, ma dipendenti che non vogliano scappare dopo tre mesi. La scommessa è chiara: trasformare il welfare in parte integrante del brand.
La Lady di Ferro giapponese
A Tokyo la prudenza è finita in soffitta insieme ai vecchi kimono. Sanae Takaichi, la prima Lady di Ferro giapponese, ha varato un bilancio da 120 trilioni di yen. Traduzione: armi, chip e intelligenza artificiale.
Il messaggio è un “no grazie” alla Cina che piace tanto al Presidente USA Donald Trump e trova sponda nella Premier Giorgia Meloni. Certo, con un debito al 230% del PIL, il Giappone balla sul ciglio di un vulcano. Ma lo fa con una determinazione che non si vedeva dagli anni ’80. I Mercati osservano, i rendimenti salgono e i samurai tornano a spendere.
Elkann tra scioperi e inchieste
Settimana complicata per John Elkann, designato dal nonno Gianni Agnelli come suo successore e CEO della holding olandese Exor NV che detiene, oltre al gruppo Stellantis, la casa automobilistica Ferrari, la società calcistica Juventus, il settimanale britannico The Economist e il gruppo editoriale GEDI. Ed è proprio nel Mondo delle news che l’erede di casa Agnelli ha qualche difficoltà, nonostante il titolo della società di famiglia sia in buona salute. Mentre i giornalisti di Repubblica incrociano le braccia per protestare contro le mire del gruppo greco Antenna (una cessione che nessuno conferma ma che tutti sentono nell’aria), l’editore sceglie la linea del silenzio e conserva intatto il patrimonio personale da 2,5 miliardi di dollari.

Non bastasse lo sciopero, torna il fantasma dell’eredità. Tra quadri spariti, inchieste fiscali e chat sequestrate, i magistrati di Torino stanno spulciando ogni file della dinastia all’interno dell’attività della procura di Roma che a fine dicembre ha avanzato l’ipotesi di reato per esportazione illecita di opere d’arte. Dopo aver già versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per chiudere vecchie pendenze di nonna Marella, John si ritrova ancora sotto i riflettori. Salta anche la messa alla prova, con cui sperava di poter estinguere i reati che avrebbe commesso assistendo gli studenti in difficoltà di un istituto torinese.
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