• martedì, 25 Gennaio 2022

GENDER GAP: «Le ragazze possono fare qualsiasi cosa!», dice Ursula von der Leyen

Una donna per le donne e la battaglia di parità di genere. Ursula Von der Leyen non usa mezzi termini e lancia una sfida dagli scranni della commissione europea. «Le ragazze possono fare qualsiasi cosa! Possono essere medici, avvocati, astronauti, perfino presidenti, basta che credano in se stesse. Ho cinque figlie, e ho detto loro fin da quando erano piccole che non ci sono lavori per uomini e per donne. Voglio vedere più donne in posizioni di comando». Proprio da dove si decide il nostro destino economico, arrivano parole inequivocabili sulla strada da percorrere anche a livello sociale.

A quasi un anno dall’inizio del primo lockdown, che ricorre il 9 marzo, questo periodo di bilanci si presta anche a valutazioni riguardo alle conseguenze della crisi Covid che stiamo vivendo, e quelle relative all’uguaglianza di genere non possono che rendere questa Festa della Donna un po’ più amara. Pochi giorni fa la Commissione Europea ha pubblicato il suo annuale Report on gender equality e i risultati delle prime rilevazioni relative all’anno scorso sono preoccupanti. Le donne, ovunque coinvolte in prima persona, e spesso più degli uomini, nella lotta al virus, ne hanno subito anche maggiormente le conseguenze dirette e indirette.

Si parla innanzitutto di forti problemi sociali, in testa a tutti la violenza domestica, che ha mostrato dati preoccupanti in diversi paesi europei in seguito ai provvedimenti di chiusura. In Francia, per esempio, nella sola prima settimana di chiusure si è osservato un aumento del 32% nelle segnalazioni di violenza.

In aggiunta alle conseguenze sociali, però, la pandemia ha colpito duro anche sul piano lavorativo: il lavoro femminile rappresenta il 76% della forza lavoro complessiva nel settore dei servizi sanitari e sociali e l’86% del personale di assistenza nell’Unione, i settori impattati in modo più diretto dalla diffusione del coronavirus, con considerevoli aumenti dello stress sul luogo di lavoro e orari prolungati. Anche al di fuori di questi ambiti lavorativi, va notato che gli altri settori più danneggiati, anche dal punto di vista occupazionale, sono a prevalenza femminile. Si parla per esempio della vendita al dettaglio svolta di persona, dei viaggi, degli alloggi e della ristorazione. In generale, salta all’occhio il fatto che nell’EU il 25% delle donne lavoratrici è impiegato in settori categorizzati come ad alto rischio dal punto di vista del virus, contro un 20% di lavoratori uomini. In aggiunta a questo, i dati relativi all’occupazione danno a loro volta segnali negativi. Se già aveva allarmato il dato dell’ISTAT di dicembre secondo cui, dei 101mila nuovi disoccupati dell’anno, 99mila erano donne, la relazione europea mostra come anche nella momentanea ripresa del secondo e del terzo trimestre del 2020, gli uomini abbiano riguadagnato di più in termini percentuali, con un aumento occupazionale dell’1,4%, contro un esiguo 0,8% femminile. A completare e peggiorare ulteriormente il quadro lavorativo arriva un fattore, ovvero quello delle difficoltà incontrate dalle donne nella gestione del lavoro da casa e i problemi riscontrati nel mantenimento dell’equilibrio tra vita professionale e privata. In un periodo di scuole chiuse, è toccato principalmente alle madri gestire i figli rimasti a casa, con una media di 62 ore a settimana a fronte delle 36 degli uomini, un dato che diventa ancora più incisivo se si osservano solo i genitori single.

Dalla politica arriva invece un altro numero, in qualche modo emblematico riguardo alla correlazione tra la crisi pandemica e la disparità di genere. All’interno degli organi straordinari istituiti a livello globale nel corso dell’emergenza, le donne hanno voce solo in proporzioni ridotte o minime: prendendo in considerazione 115 task force di 87 diversi paesi, l’analisi evidenzia che nell’85,2% dei casi la composizione è principalmente maschile.

A rassicurare, almeno parzialmente, da dati tanto sconfortanti, il report riconferma con forza l’impegno dell’Europa e della Commissione nella direzione dell’uguaglianza tra uomini e donne, oggi ai massimi storici. Come ha affermato Vera Jourová, vicepresidente della Commissione Europea responsabile per i Valori e la trasparenza, «le donne sono in prima linea nella pandemia e ne sono maggiormente colpite. Non possiamo permettere un arretramento, dobbiamo continuare a promuovere l’equità e l’uguaglianza. Per questo motivo l’UE ha posto le donne al centro della ripresa e ha obbligato gli Stati membri a includere la dimensione della parità di genere negli investimenti finanziati dal dispositivo per la ripresa e la resilienza». E da questo punto di vista, il 2020 è stato anche un anno di importanti passi avanti: l’anno scorso ha visto infatti l’inaugurazione della Strategia UE per la parità di genere 2020-2025, che ha definito l’impegno europeo in materia per gli anni a venire. Il piano si basa su tre punti fondamentali, secondo lo slogan «free, thrive, lead»: il conseguimento di una maggiore libertà da violenza e stereotipi, la creazione di un ambiente positivo e favorevole al prosperare di un’economia gender-neutral, e l’ottenimento di un’uguale possibilità di accesso a posizioni di leadership nella società. Sulla scia soprattutto del secondo e del terzo punto della strategia, col Digital Education Action Plan 2021-2027 di settembre si sono aggiunti importanti provvedimenti volti ad incoraggiare sempre più giovani donne a intraprendere carriere relative a discipline STEM (Science Technology Engineering and Mathematics), al momento caratterizzate da una presenza femminile estremamente ridotta. In aggiunta a questo, l’inizio di quest’anno ha visto la ratifica della convenzione 190 dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), un documento fondamentale sul contrasto alle molestie sul luogo di lavoro.

Pur nel mezzo di una situazione tanto grave, questi importanti interventi lasciano la speranza che la situazione possa migliorare in un futuro non troppo remoto. Se, da un lato, la pandemia ha portato danni significativi da questo punto di vista, dall’altro resta il fatto che la ricostruzione richiederà necessariamente l’utilizzo di tutte le forze disponibili, e dovrà quindi passare per una maggiore inclusione femminile, come la forte presa di posizione della presidente Von der Leyen ha indicato.

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