• lunedì, 3 Ottobre 2022

MATRIMONI, la presidente Federmep Serena Ranieri: «Nozze: il crollo del fatturato è di circa il 90%, che equivale a oltre venti miliardi»

Il comparto dei matrimoni è ko. Lo scenario post Covid è da brividi. «Sono i numeri a far capire la situazione», spiega Serena Ranieri, presidente di Federmep la prima associazione di categoria nazionale che rappresenta tutti i professionisti e le aziende del settore. «Crollo di circa il 90% del fatturato negli ultimi 12 mesi con, nel 2020, la metà dei matrimoni celebrati rispetto all’anno precedente. E non solo, visto che gran parte delle poche cerimonie che si sono tenute hanno avuto un numero ristretto di invitati o addirittura sono state rinviate».

L’impatto delle limitazioni imposte per contenere la diffusione del covid è stato pesante per gran parte del tessuto economico, ma per alcuni comparti è stato devastante. «Parliamo di un settore che conta circa 50mila operatori, solo tra imprese e liberi professionisti che operano esclusivamente o prevalentemente nella filiera del wedding, a cui però se ne aggiungono molti altri, come per esempio le agenzie di viaggio, per cui i matrimoni sono parte consistente del fatturato».

Ma i ristori non sono arrivati?

«Siamo stati tra i più colpiti dalla crisi economica e tra i meno ristorati dal precedente governo. A giocare contro di noi prima l’adozione dei codici Ateco, poi il parametro di aprile su aprile, e sullo sfondo la scarsità di risorse destinate al nostro comparto rispetto a quelle indirizzate su altri settori. Moltissimi operatori hanno visto i primi ristori a novembre, dopo che avevamo spinto per estendere i codici Ateco, altri si sono fermati ai 600 euro primaverili, altri ancora non hanno ricevuto niente. Il saldo quindi è negativo, anche in ragione del fatto che se la situazione, come tutti speriamo, si avvierà verso un ritorno alla normalità, noi non ripartiremo subito».

Di cosa avreste davvero bisogno?

«Abbiamo individuato tre piani di intervento: sul presente, sul breve e sul lungo periodo. Sul presente abbiamo necessità di risarcimenti, non ristori adeguati alle perdite, che non escludano codici Ateco e che siano calcolati su base annua e non mensile, specie se il mese di riferimento è “bassa stagione” per il nostro settore. Nel breve chiediamo di lavorare sin da ora per farci trovare pronti per la ripresa, stilando un protocollo serio, che contemperi le esigenze degli sposi, degli operatori economici con quelle di tutela della salute. Nel medio periodo chiediamo un riconoscimento formale del comparto del comparto dei matrimoni e degli eventi privati: codice Ateco secondario, coinvolgimento delle nostre associazioni di settore ai tavoli istituzionali, valorizzazione delle nostre attività sui mercati nazionali e internazionali». 

Un comparto che generava un volume di affari notevole in tempi normali e che aveva un forte impatto sul Pil nazionale?

«Sino al 2019 registravamo, senza considerare quell’indotto difficilmente misurabile, un volume di affari complessivo di circa 25 miliardi all’anno, in costante crescita e con un impatto sul Pil di circa l’1,5%. Ma soprattutto eravamo un volano significativo per altri settori economici, dal turismo, al made in Italy enogastronomico, alla moda».

Torniamo ai numeri: parliamo di perdita di occupazione?

«Come detto, i nostri operatori economici hanno registrato un calo medio del fatturato di circa 90%, che tradotto significa oltre venti miliardi andati in fumo. Per quanto riguarda l’occupazione, nel settore lavorano stabilmente circa 300mila persone, cui si vanno ad aggiungere altrettanti lavoratori tra occasionali e stagionali. Ad oggi le stime parlano di circa 200mila tra imprenditori e lavoratori in crisi, considerando anche la perdita di lavoro degli stagionali».

Anche l’azzeramento del “destination wedding”, quegli eventi ad alto budget e altissimo indotto, deve essere stata un’altra gravissima perdita?

«Nel corso degli anni sempre più coppie di stranieri hanno scelto il nostro Paese per convolare a nozze. Promessi sposi con al seguito decine di invitati, anch’essi provenienti dall’estero. Si tratta, o meglio si trattava, visto che sono praticamente svaniti, di quei matrimoni ad alto budget, si parla di 600 milioni di euro all’anno di giro d’affari diretto per circa 8mila matrimoni, e ad altissimo indotto anche esterno al settore. Perché chi viene in Italia per un matrimonio solitamente poi si ferma per un soggiorno, alloggia in alberghi, cena al ristorante, acquista prodotti tipici del made in Italy. Purtroppo la pandemia ha praticamente azzerato i matrimoni stranieri non solo per il 2020 ma anche per il 2021, poiché sono cerimonie che richiedono una lunga programmazione».

Quanto sono stati i matrimoni rinviati dal 2020 al 2021 e con la terza ondata ora anche al 2022. Che previsioni fate?

«Nel 2020 sono oltre 70mila le cerimonie con feste annesse rinviate. E come dicevo il primo semestre del 2021 rischia di andare ancora peggio. Ci sono coppie che sono al terzo o quarto rinvio che adesso, prima di riprogrammare a breve preferiscono andare al 2022. Con il rischio di saturazione del calendario».

Quando vedete una ripresa possibile? E come state gestendo la programmazione di una possibile riapertura?

«Il periodo è particolarmente pesante, ma abbiamo resistito fino ad adesso e non ci abbatteremo neanche in caso di mancata ripresa questa primavera. Abbiamo un patrimonio di competenze e passione che non possiamo e non vogliamo disperdere. Confidiamo che come l’anno scorso il caldo limiti la diffusione del virus e consenta di riprendere le attività, con tutte le accortezze del caso. Ma dobbiamo essere realisti: i protocolli usciti sino ad ora che prevedono tamponi per tutti i partecipanti al matrimonio sono impossibili da adottare: per il costo ma anche per la stessa organizzazione dell’evento. Noi vorremmo ripartire dalle misure adottate l’anno scorso e adattarle alle nuove esigenze e alle mutate circostanze. Siamo a disposizione del governo e delle autorità sanitarie per dare il nostro contributo».

C’è qualche segnale di apertura col nuovo Governo?

«Il precedente governo è stato a lungo sollecitato e alcuni suoi componenti non solo ci hanno dato ascolto, ma si sono impegnati a favore del nostro settore. Ma purtroppo ottenendo risultati non adeguati. Oggi le premesse paiono essere migliori: l’interlocuzione con le forze politiche, di tutti gli schieramenti è buona, così come sembra esserci disponibilità da parte del nuovo esecutivo a venire incontro alle nostre richieste. Aspettiamo di vedere le prossime misure per tracciare un bilancio, ma intanto è positivo che partiti e governo siano consapevoli e coscienti che decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori sono praticamente fermi da un anno. Imprese e lavoratori che non solo fanno girare l’economia, ma rappresentano un esempio di made in Italy apprezzato nel nostro Paese e nel mondo».

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