IL RISIKO DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA: IN GIOCO ANCHE INTERESSI CINESI

Movimenti internazionali per Autostrade per l’Italia: la Cina potrebbe vendere la sua quota di partecipazione in Aspi dopo la cessione dell’88,06% del pacchetto azionario del Gruppo a Cdp-Blackstone-Macquarie. «Siamo molto soddisfatti della stabile collaborazione che questo investimento in Italia ha creato tra i nostri Paesi», ha detto Wang Yanzhi, presidente ed executive director del fondo cinese Silk Road. Secondo le previsioni l’acquisizione sarà completata nei prossimi mesi, durante i quali, a seguito dell’accordo raggiunto con Atlantia, il Consorzio composto da Cdp Equity, Blackstone Infrastructure Partners e Macquarie Asset Management avvierà un dialogo esplorativo per comprendere l’orientamento degli azionisti di minoranza sul rimanente 11,94% della società da loro posseduto. Parliamo del Consorzio Appia (Allianz e Edf), con il 6,94%, e del Silk Road Fund (5%), che dispongono del diritto di co-vendita. Risale al 2017 la decisione del fondo di finanziamento da 40 miliardi, creato nel 2014 dal governo di Pechino nell’ambito della Belt and Road Initiative, di scommettere su Aspi. «Uno dei nostri maggiori investimenti in Europa», lo definisce Wang Yanzhi. Presto conosceremo il verdetto sulla quota cinese di Autostrade, nel frattempo il presidente ricorda quanto è importante per un azionista internazionale che un Paese come l’Italia mantenga stabilità nelle leggi e nei contratti. «Apprezziamo molto e siamo soddisfatti del top management della società nella quale abbiamo partecipazioni. Il capitale asiatico si sta muovendo in tutto il mondo e Roma non deve farsi sfuggire questa opportunità. Speriamo che i nostri futuri investimenti nella Penisola e la cooperazione con partner italiani su altri mercati si possano sviluppare al meglio. Stiamo collaborando anche con Cdp, Snam e Atlantia per cercare nuovi sbocchi in Paesi terzi. Speriamo in risultati “win win”». Naturalmente la Cina ha enormi interessi nel mantenere la propria quota in Aspi, e questo è ancora più evidente se si guarda allo scopo del meccanismo finanziario voluto da Pechino. Oltre a essere uno strumento dello Stato per controllare i movimenti di denaro, infatti, il fondo mira alla partecipazione della Repubblica Popolare nella costruzione e gestione di grandi opere, nel settore energetico e per implementare la cooperazione con altre nazioni in materia di capacità industriale e attività finanziarie, sempre, ovviamente, nello spirito del “win win”. Questa Politica, però, sembra avere spesso come effetto l’indebitamento del governo contraente e quindi la cessione di sovranità di infrastrutture all’ex-Impero Celeste, il tutto in nome della One Belt One Road Intiative, la Nuova Via della Seta cinese che rappresenta lo strumento globale di penetrazione economica di Pechino.