• lunedì, 18 Ottobre 2021
calcio

Il calcio made in Italy è al collasso. Debiti che superano costantemente i ricavi; perdite a sei zeri che sono ormai una costante da qualche anno. Senza dimenticare i flussi di cassa, azzerati e messi in quarantena dalla pandemia. 

Ma l’industria del pallone, nonostante viva da anni sul filo del rasoio, resiste a emorragie finanziarie senza precedenti e guarda con incertezza il futuro. Con le dovute eccezioni, la radiografia del sistema calcio evidenzia bilanci sconquassati (Juventus con oltre 210 milioni di buco, mai così tanti nella storia del club) e società sempre più dipendenti dalle magie del calciomercato: una vera e propria toppa chiamata “fucina delle plusvalenze”, grazie alla quale i club della Serie A, mascherano conti disastrosi. L’affaire miliardario del calcio nostrano somiglia più alla versione sfocata del più classico once upon a time senza lieto fine. Un colosso dai piedi di argilla, pronto a sbriciolarsi in pochi minuti, a cui il Covid ha dato il colpo finale.

CONTI IN ROSSO – Figc e Pwc, nell’ultimo report sullo stato di salute del calcio professionistico delle ultime 5 stagioni (2014/2019), dipingono una situazione in rosso: le perdite cumulate dall’azienda calcio ammontano a 1,6 miliardi. E l’ultima annata pre-Covid, il 2018/2019, ci parla di deficitdi oltre 395 milioni su ricavi totali di 3,85 miliardi. In questo contesto sono i diritti tv che portano ossigeno al sistema calcio aumentando il fatturato di 1,4 miliardi l’anno. 

Mentre sul versante ricavi da botteghino, la fotografia lascia poco spazio alle interpretazioni: già nel periodo precedente alla pandemia, l’industria del ticket valeva poco meno del 10% delle entrate totali. Ecco quindi la vera star dei ricavi nel mondo del pallone: le plusvalenze da calciomercato, che solo nel 2018/2019, hanno avuto un valore pari a 753 milioni di euro. Ma parliamo solo di illusione contabile: la moda del momento è scambiare giocatori con valori spesso gonfiati, e di fatto artificiosi, senza effettivamente versarli in cassa. Poco più di numeri scritti a bilancio e transazioni simboliche che vanno a gonfiare e sanare una situazione debitoria pesante. 

DEBITO INSOSTENIBILE – Il rovescio della medaglia risponde alla parola debito. Tanti, troppi quelli dell’azienda calcio italiano. 4,6 miliardi nella stagione 2018/2019: una cifra che supera ampiamente l’ammontare dei ricavi (3,68 miliardi). Senza tener conto dalle emorragie finanziare causate dal Covid: la stima attuale, quella che tiene conto dell’ultima stagione, descriverebbe una situazione debitoria salita alla cifra record di 5 miliardi di euro. Numeri da capogiro e insostenibili. Una esposizione finanziaria enorme a cui si trovare una corsia di rimborso preferenziale, sembra più un’operazione di fantascienza che reale. E a pagare maggiormente sono i top club, non solo la Juventus.

NON SOLO JUVENTUS, INTER DA RECORD IN ROSSO – Anche i campioni d’Italia in carica vivono un periodo finanziario complesso. La proprietà Zhang continua a indebitarsi, nonostante l’apertura al mondo della Blockchain. Il buco contabile dei nerazzurri si ferma, si fa per dire, a 700 milioni di euro. Un peso insostenibile per gli Zhang: impensabile un aumento di capitale utile a ripianare la situazione debitoria. Più facile invece, pensare a ulteriori cessioni di lusso ma anche a operazioni alla Elliot, apripista nella Milano del calcio, sponda rossonera, dove il fondo, da prestatore di denaro è divenuto azionista di maggioranza dopo aver escusso il pegno sulle azioni. Una exit strategy possibile per la famiglia Zhang e forse, invocata dai più del tifo nerazzurro.

MILAN E ROMA, FUORI DALLA TERAPIA INTENSIVA – Il Milano del fondo Elliot è invece malato di lusso ma appena fuori dal reparto di terapia intensiva. La situazione debitoria degli ultimi quattro anni ammonta a 500 milioni euro, anche se l’indebitamento finanziario netto recitato nell’ultimo bollettino di bilancio recita un passivo netto di 250 milioni di euro. Poco meglio della situazione drammatica che vive la Roma, sorvegliata speciale della Consob, che si ferma a 288 milioni di debiti netti a cui il nuovo socio di maggioranza Friederik, che ha rilevato l’ex società di Pallotta, dovrà trovare soluzione. Che non può rispondere solo all’operazione marketing Mourinho, imbavagliata dalle pretese di ulteriore rafforzamento tecnico della squadra, già per gennaio del prossimo anno. 

E LE PICCOLE? – Osservate speciali ma ancora immuni da questo tipo di discorsi sono le medio piccole del nostro calcio. Chi è più ricco e parliamo di Bologna, Fiorentina in primis, vive situazioni debitorie si in rosso ma prontamente ricapitalizzate, rispettivamente da Saputo e Commisso, che in un certo modo sforbiciano la liquidità dei due club di affrontare mercati importanti per diventare grandi. Tutte le altre si affidano alla già citata specialità delle plusvalenze fittizie, nell’attesa di vendere, prima o poi, ai romantici (pochi) del calcio moderno.  

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