• mercoledì, 28 Settembre 2022

Caffè: crollano gli utili del settore torrefazioni: -42%

Ricavi che registrano una flessione del 7,8%, con gli utili che quasi si dimezzano (-42%) e 108 aziende su 240 che chiudono in perdita, cinque volte quelle dell’anno precedente.

Il lockdown e le restrizioni imposte dalla pandemia fanno registrare il loro forte impatto anche nel settore italiano del caffè. A restituire i numeri della crisi, l’analisi dei bilanci delle prime società di capitali per il triennio 2018-2020 elaborata da Competitive Data (MonitoraItalia), società di analisi che da anni studia il settore.

Il report evidenzia differenze geografiche sia in termini di ricavi sia di EBITDA. In particolare, le torrefazioni di Sud e Isole limitano le perdite al 2,3% e vedono crescere i margini dell’8,2%; quelle del Nord Ovest chiudono in calo su entrambi i fronti (-4,4% e -12,2%).

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Fatturato complessivo 2020 del settore caffè per area geografica
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Indici di redditività 2020 del settore caffè

Come si possono spiegare le differenze tra diverse regioni d’Italia?

«Essendo dati aggregati, risentono molto del peso dei grandi player che presentano strutture di bilancio diverse dalla maggioranza delle altre torrefazioni, anche in virtù, per alcuni di questi, dell’elevata incidenza dell’export», spiega Giandomenico De Franco fondatore e Managing director di Competitive Data. «Basti pensare al peso dei risultati di Lavazza per il NordOvest, senza i quali avremmo assistito a flessioni ben maggiori per l’intera area, oppure al contributo decisivo di Caffè Borbone sui risultati rosei di Sud e Isole. Ecco perché quando calcoliamo il bilancio medio settoriale e quindi la marginalità media del settore caffè, per citare un indice, escludiamo elementi di distorsione quali bilanci con percentuali di export molto alte o fatturati molto più alti della media».

E per i canali di vendita?

«Si evidenziano differenze consistenti. Le torrefazioni più penalizzate risultano quelle che si rivolgono al canale Ho.Re.Ca., ovvero l’industria alberghiera, mentre quelle maggiormente presenti sul canale retail hanno limitato le perdite, soprattutto se offrono anche cialde e capsule».

È una tendenza legata esclusivamente al fattore pandemia o è cambiata la modalità di fruizione da parte dei consumatori?

«Le misure emergenziali pandemiche hanno stravolto, in positivo e in negativo, alcuni trend di mercato che si stavano consolidando. Ad esempio, abbiamo assistito al ritorno della crescita sul canale retail di referenze in costante erosione negli anni passati, come il macinato e il solubile. E al brusco stop dello sviluppo del caffè monoporzionato sul canale Ho.Re.Ca., in costante crescita negli anni passati. In altri casi, come per le cialde e capsule, ne ha favorito l’ulteriore accelerazione una presa di dimestichezza con gli acquisti on line da parte di un’ampia fascia di popolazione, in precedenza esclusa da questa modalità di approvvigionamento. Alcuni di questi cambiamenti rimarranno strutturali».

Una panoramica generale di quello che potrebbe essere il mercato del futuro è data dall’analisi degli indici di redditività (ROE, ROI, ROS, EBITDA margin), per la prima volta quasi tutti negativi. Sulla base di questi dati, il panorama delle torrefazioni italiane potrebbe cambiare, vedendo scomparire alcune realtà e primeggiare altre?

«Anche sotto questo aspetto, la pandemia e le spinte inflattive che ne stanno derivando sul fronte dei costi hanno accelerato processi di consolidamento del mercato che erano già in essere. Ciò ha spinto un nutrito gruppo di torrefazioni ad accettare a cuor più leggero la cessione di capitale sociale in favore di grandi investitori o di concorrenti, o la costituzione di partnership operative, difficilmente attuabili fino a due anni fa. Questo avviene anche per far fronte al solco sempre più profondo che le torrefazioni leader stanno scavando tra loro e la concorrenza. Avendo ormai inserito all’interno del vantaggio competitivo azioni decise sia in materia di sostenibilità sia di sviluppo digitale, si garantiscono ottime possibilità non solo di uscire rafforzate dall’emergenza pandemica, ma anche rinnovate nel modello di business, rimodellato per competere sui mercati della nuova normalità. Ma sono cambiamenti che necessitano di forti investimenti in termini monetari, di processo e di risorse umane, che difficilmente una piccola realtà potrà approntare».

Che cosa vi aspettate dal 2022?

«La nuova normalità in epoca Covid-19 ha abbracciato anche l’arte di fare previsioni, rendendola più complicata e complessa. Basti guardare come cambiano le previsioni di crescita del PIL del Paese da un mese all’altro all’arrivo di nuove ondate/varianti. Negli ultimi due anni siamo stati molto impegnati proprio su questo fronte, a rivedere più volte nel corso dell’anno le previsioni a ogni cambiamento repentino di scenario. Il passaggio da una fase pandemica a una endemica dovrebbe contribuire a smorzare le ansie nei confronti dei consumi fuori casa e a proseguire con il recupero dei consumi persi nel 2020 e, si spera, con il recupero dei flussi turistici, nuove varianti permettendo. Nel ripristino degli equilibri tra i vari canali di vendita molto dipenderà dal grado di mantenimento delle misure di smart working. Sul fronte economico-finanziario, i bilanci delle torrefazioni subiranno un altro forte stress a causa dei consistenti incrementi dei costi delle materie prime, di trasporto ed energetici». ©

Sara Zolanetta

Photo by Jonathan Borba on Unsplash

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