sabato, 13 Aprile 2024

Cina: la strategia “zero Covid” mette in bilico l’economia

Sommario
Covid

Mentre il mondo cerca di convivere con il virus, la Cina si chiude in una politica di tolleranza zero sempre più intollerabile, per aziende e cittadini. Dall’inizio della pandemia, la Terra del Dragone si è attenuta a un piano “zero Covid”, una serie di rigide misure di contenimento da cui ha tratto grandi benefici. Ma l’emergere di varianti più contagiose, come Omicron, sta cambiando le valutazioni. Se la maggior parte dei Paesi sta rispondendo all’evoluzione del virus andando verso una strategia di convivenza, Pechino non vuole abbandonare molte delle restrizioni più severe. «La nuova ondata è grave e complicata. Abbiamo chiesto alle autorità sanitarie locali di fare il possibile per limitarne la diffusione», ha dichiarato il vice primo ministro Sun Chunlan.

Hong Kong, Jilin, Shenzhen e Shanghai sono messe in ginocchio dal picco dei casi. Ferme le fabbriche dei fornitori di Apple, Toyota e Volkswagen. Il rischio è un’ulteriore crisi nella catena di approvvigionamento globale e il crollo dei mercati finanziari. La Borsa di Shanghai ha chiuso in ribasso del 2,6%, quella di Shenzhen è scesa del 3,08% e la Borsa di Hong Kong ha perso il 5%, il minimo da maggio 2016. Eppure, il governo non cede per motivi di leadership.

CONTENIMENTO A TUTTI I COSTI

La Repubblica Popolare si trova ad affrontare l’ondata della variante Omicron e, a due anni dall’inizio della pandemia, la sua politica di tolleranza zero deve fare i conti con la prima grande sconfitta. Diverse province sono bloccate per l’aumento dei contagi. La strategia di Pechino, però, continua a essere il contenimento. Se in un negozio, in un complesso di uffici o persino in un centro congressi viene rilevato un singolo caso, tutti i presenti vengono chiusi all’interno anche per diversi giorni, sottoposti a test per Covid-19 e isolati se infetti.

Nella Cina continentale i positivi sono quintuplicati negli ultimi giorni. Il sistema di tracciamento e test comincia a esser sopraffatto. Ma il governo non può permettersi di revocare le restrizioni: il Paese ha bassi tassi di vaccinazione tra gli anziani e molti meno posti letto ospedalieri di terapia intensiva rispetto alla maggior parte delle nazioni industrializzate. Un grande focolaio potrebbe mettere rapidamente in crisi le strutture assistenziali, soprattutto nelle zone rurali. «Non è il momento di discutere il metodo “zero Covid”. Se lo Stato decidesse di aprire agli stranieri, in breve tempo si moltiplicherebbero i contagi, sovraccaricando il sistema sanitario nazionale e causando un danno irreparabile», ha commentato l’epidemiologo Zhang Wenhong.

A RISCHIO L’ECONOMIA – SHENZHEN

La situazione nella Terra del Dragone è forse la peggiore dal 2020, anche perché compromette l’attività economica e commerciale. Uno dei luoghi più colpiti è la città di Shenzhen, la “Silicon Valley” cinese. Nella metropoli, con 66 nuovi positivi 17 milioni di persone sono costrette alla quarantena. E tutte le imprese che non prestano servizi pubblici di base hanno dovuto interrompere la produzione. Per le prestazioni di fondamentale importanza è invece previsto lo smart working.

IL CASO FOXCONN

Tra le aziende obbligate a fermarsi, Foxconn – gigante dell’elettronica e principale fornitore di Apple. «Gli affari di Foxconn a Shenzhen, in Cina, sono stati sospesi dal 14 marzo in conformità con la nuova politica Covid-19 del governo locale», aveva comunicato la società.

Due giorni dopo, però, la multinazionale ha annunciato una parziale ripresa delle attività nelle sue città-fabbrica. L’impiego di misure speciali e un sistema denominato “a circuito chiuso” – simile a quello già utilizzato da altre imprese a Wuhan all’inizio dell’emergenza sanitaria – le hanno permesso di ottenere un’esenzione. Il “circuito chiuso” può essere implementato solo nelle compagnie in cui i dipendenti vivono e lavorano all’interno dello stesso campus. «Questa prassi, tipica dei cosiddetti “villaggi operai” – che includono sia alloggi sia strutture di produzione – aderisce a rigide linee guida del settore e metodi di gestione a circuito chiuso emesse dal governo di Shenzhen. Inoltre, l’azienda sta seguendo e applicando le misure di prevenzione emanate dalle autorità», ha affermato un portavoce di Foxconn. In pratica, vengono evitati contatti tra lavoratori di divisioni diverse – isolando i percorsi che vanno dalle abitazioni agli stabilimenti – e monitorate costantemente le condizioni di salute.

HONG KONG, SHANGHAI E JILIN

A Hong Kong, che confina con Shenzhen, la situazione continua a essere molto critica. Secondo Our World in Data, è la regione con il più alto numero di morti per Covid-19 al mondo. A Shanghai, capitale finanziaria e cuore degli investimenti stranieri, i bambini sono tornati alla didattica a distanza e molti quartieri sono in lockdown per test di massa. Le autorità hanno chiesto ai residenti di non lasciare la città se non assolutamente necessario. Preoccupa molto anche Jilin, provincia nord-orientale. Nella capitale Changchun, forzata all’isolamento, è stata interrotta la produzione di Toyota e Volkswagen per lo stop dell’impresa locale FAW Group – la più grande fabbrica di automobili del Dragone. Inoltre, si sta lavorando alla massima velocità per costruire quattro nuovi ospedali e strutture di quarantena con 16.000 posti letto, in modo da tenere separate le persone infette e i loro contatti stretti dal resto della popolazione.

PECHINO NON CEDE

«Abbandonare il piano “zero Covid” significherebbe ammettere che è stato fallimentare. I prossimi dodici mesi saranno critici per il cambio di leadership, e il governo cerca di mantenere lo status quo per evitare errori di politica. Le immagini di pazienti Covid- 19 per strada, a Hong Kong, convincono sempre di più le autorità e l’opinione pubblica che questa strategia è l’unica soluzione per la Cina», ha spiegato Ting Lu, economista di Nomura – società giapponese di servizi finanziari di investimento. Il sistema produttivo, intanto, continua a pagare un prezzo altissimo in cambio di pochi benefici reali. ©

Sara Teruzzi

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Foto: Martin Sanchez da unsplah

Nata e cresciuta in Brianza e un sogno nel cassetto – il mare. Ama leggere e scrivere ed è appassionata di comunicazione. Dopo la laurea magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, entra nella redazione de “il Bollettino” con un ricco bagaglio di conoscenze linguistiche acquisito durante il percorso scolastico. Ai lettori italiani porta notizie che arrivano da lontano – dall’Asia al mondo arabo.