• lunedì, 28 Novembre 2022

La risposta alla crisi? Un bicchiere di vino

vino

Il nettare degli dei combatte la disoccupazione giovanile e favorisce la crescita del Paese. Quasi il 90% degli studenti di discipline legate al vino trova lavoro in Italia. Il 20% assume un ruolo imprenditoriale nell’azienda familiare, il 41% è impiegato nel settore vinicolo, il 19% nel campo dei servizi alle imprese, il 9% nella scuola e l’8% nella pubblica amministrazione. Solo il 10% degli studenti si dedica ad altro. In un anno i produttori di vino under 25 sono saliti a quota 1200, in controtendenza rispetto agli altri settori industriali. Sono 100 mila le aziende guidate da under 35, il 25% è gestito da donne. È il quadro che emerge dalle rilevazioni della Rome Business School sugli ultimi dati Censis. Un trend virtuoso che può portare benefici economici e ambientali per l’intero sistema Paese. Le potenzialità occupazionali del vino vanno infatti oltre la viticoltura e abbracciano diverse professioni e settori.

Il potenziale occupazionale

La crisi globale non intacca il primato italiano nella produzione di vino, il 18% del totale.

Attualmente le aziende vitivinicole del nostro Paese hanno circa 210 mila addetti, 50 mila dei quali sono giovani. Nel complesso, però, il mondo del vino genera lavoro per circa 1,8 milioni di persone. Le professioni coinvolgono infatti non solo produzione e raccolta, ma anche molti altri comparti. L’enoturismo, per esempio, nel 2021 ha fatto registrare un fatturato di circa 2 miliardi di euro. I settori collegati sono numerosi e riguardano bioenergie, informatica, editoria, pubblicità, enoterapia, enoturismo, cosmetica, agricoltura, trasformazione, imballaggi, commercio, ristorazione, vetro, sughero, trasporti, finanza, credito, assicurazioni, accessori, vivaismo, ricerca, formazione, divulgazione.

I giovani tornano alla vigna

Dal 2018 assistiamo a un vero e proprio “ritorno alla vigna”. Migliaia di under 25 hanno deciso di investire sulle potenzialità del vino per creare aziende innovative e sostenibili.

Coldiretti segnala infatti che le nuove imprese vinicole hanno una marcia in più e sono più attente all’ambiente, curano maggiormente il rapporto con il consumatore stabilendo un contatto diretto tramite i social network.

Gli imprenditori in erba sono tra i principali alleati nel contrasto agli effetti di siccità, guerra in Ucraina e climate change sulla filiera. Le nuove generazioni possiedono una maggiore propensione a studiare pratiche innovative e investire in nuove tecnologie che permettano di efficientare i processi di coltivazione e raccolta. È il risultato di un percorso di studi completo, che inizia negli istituti e prosegue in uno degli oltre 20 corsi di laurea offerti dalle università italiane (46% dei diplomati in enologia si laurea), a cui si aggiungono 400 post laurea.

Una boccata d’aria fresca per il settore vinicolo, colpito negli ultimi mesi da un’escalation di costi di energia, trasporti e materie prime, che influiscono mediamente per il 30% sul prodotto finito.

A risentirne particolarmente sono i consumi nella grande distribuzione, sul mercato interno e l’export, in lento calo.

Vino e mestieri del futuro

Il vino rientra a pieno titolo nella rosa delle tendenze che creeranno maggiori posti di lavoro nel futuro: cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche, sociali e mondo tech. È quanto emerge dalle stime di Ernst & Young, Pearson e ManpowerGroup. Un potenziale di sviluppo importante, che richiederà una formazione costante e di qualità per concretizzarsi.

Edoardo Lisi

📩 news@ilbollettino.eu. Il suo motto è "Scribo ergo sum". Si laurea in Editoria e Scrittura presso La Sapienza specializzandosi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per "il Bollettino" si occupa di energia e innovazione, i suoi cavalli di battaglia, ma scrive anche di libri, spazio, crypto, sport e food. È autore per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collabora con Nuova Energia, Staffetta Quotidiana e Giano.news.

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