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  • giovedì, 8 Dicembre 2022

Forest care: chi ci guadagna e cosa cura

forest

Le possono curare ansia, depressione e scarsa capacità di attenzione. Le stazioni di terapia forestale offrono anche importanti prospettive imprenditoriali e occupazionali, legate alla nascita del settore forest care. La terapia forestale è una disciplina ancora giovane, ma negli ultimi anni sta raccogliendo sempre maggiore attenzione per il suo potenziale in termini di prevenzione e promozione della salute. Per liberarlo mancano ancora diversi tasselli. «Occorre produrre evidenze statisticamente significative degli effetti, psicologici e/o fisiologici, su campioni di persone sufficientemente numerosi e secondo metodologie comprovate dalla comunità scientifica», sottolineano Federica Zabini, ricercatrice del Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr), e Giovanni Margheritini, membro del Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano (CAI), all’interno del libro “Terapia Forestale 2”.

Terapia delle foreste

Il volume è stato redatto nell’ambito del Protocollo di Intesa siglato nel 2022, da cui è scaturita una collaborazione scientifica tra Enti pubblici di ricerca, Università e associazioni che mira a ottenere il riconoscimento scientifico della Terapia Forestale quale attività di riabilitazione e prevenzione della salute mentale e fisica da parte del Servizio Sanitario pubblico.

«La Strategia Forestale Nazionale, approvata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel 2022, menziona per la prima volta la terapia forestale, includendola tra i servizi socio-culturali delle foreste e, più precisamente, nelle iniziative di forest care. A questo proposito, viene rimarcata la necessità di definire sia le forme di accreditamento e qualificazione degli operatori sia gli standard di certificazione e riconoscimento su basi scientifiche delle aree e dei percorsi riconosciuti per specifici usi socioculturali, da parte del Ministero della Salute per quanto riguarda le iniziative di forest care», scrivono gli autori.

I benefici del forest care

Il primo ostacolo è il mancato riconoscimento del servizio medico di terapia forestale.

«Oggi chi vuole intraprendere un’iniziativa di forest therapy deve essere riconosciuto come fornitore di un servizio professionale. La validazione come sistema professionale è fondamentale. Questo avrebbe un impatto indiretto per il benessere dell’individuo e per la società. In particolare per quelle rurali, che vivono nel 36% del territorio italiano. Avviare un’iniziativa imprenditoriale porta benefici ambientali, economici e sociali. Si prevedono conseguenze importanti in termini economici e occupazionali. Un indotto che si sviluppa intorno all’attività. Un reddito aggiuntivo, multifunzionale per l’azienda. Poi ci sono i vantaggi legati allo sviluppo di professionalità legate al forest care, l’accoglienza dei turisti, la gestione dei siti e la ristorazione», ha spiegato Raoul Romano, ricercatore del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’ agraria) Politiche e Bioeconomia, nel corso del convegno “Le prospettive della Terapia Forestale in Italia”.

Selva oscura o foresta terapeutica?

Non tutti i luoghi però sono ideali per intraprendere un’attività nell’ambito della terapia forestale. Accessibilità e fruibilità, tipologie di specie animali (in particolare parassiti) sono elementi che differenziano una foresta dall’altra. Caratteristiche che devono essere tenute in considerazione nella scelta del luogo dove aprire una stazione di terapia forestale.

«L’obiettivo è definire un protocollo di analisi. Uno standard che definisca gli aspetti per realizzare stazioni di terapia forestale e percorsi di terapia riconosciuti dal mondo scientifico. Dobbiamo superare le iniziative che sono al limite tra il folkloristico e il new age. È importante anche al fine di fornire al fruitore di questa terapia medica una garanzia della professionalità degli operatori e dei benefici generali. Esistono diverse tipologie a seconda del luogo dove viene svolta, esiste anche l’urban forest therapy», conclude Romano.

Un turismo sostenibile per il forest care

Il crescente sviluppo del turismo forestale porta con sé però il tema della ambientale.

«Vi è la necessità di sviluppare conoscenza sugli ambienti forestali ai frequentatori, spiegare loro come funzionano, quali sono le principali specie che li caratterizzano, qual è la loro funzione nel garantire la biodiversità. Evitare cioè che un nuovo turismo alla ricerca di salutismo in mezzo ai boschi arrechi danni irreparabili agli habitat e adotti comportamenti propri per la tutela e la conservazione dei patrimoni vegetali e faunistici», scrivono Federica Zabini e Giovanni Margheritini.

Edoardo Lisi

📩 news@ilbollettino.eu. Il suo motto è "Scribo ergo sum". Si laurea in Editoria e Scrittura presso La Sapienza specializzandosi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per "il Bollettino" si occupa di energia e innovazione, i suoi cavalli di battaglia, ma scrive anche di libri, spazio, crypto, sport e food. È autore per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collabora con Nuova Energia, Staffetta Quotidiana e Giano.news.

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