giovedì, 23 Maggio 2024

I media aiutano il PIL, ma è allarme libertà e fake news

Sommario
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I media favoriscono la crescita dell’Europa e delle economie nazionali. Nel nostro Paese il settore vale 43,25 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo (PIL) e dà lavoro a mezzo milione di persone. Un’industria che contribuisce in maniera rilevante allo sviluppo delle economie di Italia, Grecia, Portogallo e Spagna. Parliamo di percentuali che si attestano tra l’1,9 e il 2,4% del PIL. Numeri che confermano l’importanza dell’European Media Freedom Act (EMFA), la nuova regolamentazione proposta dalla Commissione europea. È quanto emerge dallo studio “EMFA. Securing an independent and transparent media sector across Europe” realizzato da PromethEUs, la rete di think tank dell’Europa meridionale composta da Elcano Royal Institute (Spagna), Istituto per la Competitività I-Com (Italia), Foundation for Economic and Industrial Research IOBE (Grecia) e Institute of Public Policy (Portogallo).

Media volano di crescita

I dati Eurostat dimostrano che nei quattro Stati membri dell’Europa meridionale il settore dei media genera complessivamente 77,48 miliardi di euro di PIL, 26,86 miliardi di entrate pubbliche e 55,33 miliardi di prodotto sociale. I posti di lavoro a tempo pieno creati sono 1 milione.

In Italia il settore vale 16,08 miliardi di euro di entrate erariali e 30,01 miliardi di prodotto sociale. Inoltre, nei media lavorano 518 mila persone. Tra tutti è il settore pubblicitario ad aggiudicarsi il record di incassi. Il secondo ambito più prolifico riguarda trattamento, hosting dei dati e attività collegate. Dai dati emerge che, in termini di produzione, la composizione settoriale dell’industria dei media ammonta a 47,4 miliardi di euro.

L’impronta economica è calcolata utilizzando la metodologia di valutazione dell’impatto di Leontief (analisi input-output), a partire da dati nazionali e strutturali di Eurostat e banche dati statistiche aziendali aggiornate al 2019.

La libertà di stampa

Il paper analizza anche le recenti tendenze in materia di libertà e pluralismo di stampa, gli effetti geopolitici e normativi dell’European Media Freedom Act.

«L’EMFA rappresenta un’importante pietra miliare per la conservazione e la promozione di servizi mediatici di qualità, rafforzando indipendenza e pluralismo in tutta Europa. Tuttavia, è necessario affrontare in modo adeguato questioni quali l’effettiva applicazione e una maggiore chiarezza sull’impatto della recente legislazione in settori correlati, come ad esempio la revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD), la direttiva sul diritto d’autore, il regolamento P2B (per un contesto commerciale trasparente, equo, prevedibile, sostenibile e sicuro tra fornitori di servizi di intermediazione online e motori di ricerca online, utenti commerciali e titolari di siti aziendali che usufruiscono dei loro servizi dall’altro) e il pacchetto Data Services Act (DSA)», ha dichiarato Stefano Da Empoli, presidente di I-Com e coautore dello studio.

Per quanto riguarda il punteggio della libertà di stampa, il 68 dell’Italia ci posiziona al di sotto della soglia europea (76), peggio di Portogallo (87) e Spagna (76). Meglio invece della Grecia, che presenta una situazione problematica (55).

Pluralità e concentrazione dei media, obiettivo raggiunto

Più confortanti sono i numeri riguardanti la pluralità dei media nel nostro Paese.

Se l’Europa viaggia su percentuali di inclusività sociale pari al 43%, l’Italia raggiunge il 55%. La concentrazione dei media è pari all’83%, +1% rispetto al dato UE. Segno positivo anche per la pluralità del mercato, 63% contro 60% di media europea.

Le insidie della mala informazione

La fiducia nei mezzi di comunicazione nel nostro Paese è scarsa come nel resto d’Europa, ma gli italiani si fidano di più delle notizie veicolate dai social (20%) rispetto alla media UE (17%). Il dato preoccupante è che solo il 60% dei nostri connazionali si dice capace di identificare le fake news. Un numero molto più basso rispetto a Grecia (87%) e Spagna (81%), inferiore alla media europea di dieci punti percentuale.

Tuttavia, la pericolosità del fenomeno è riconosciuta dal 79% degli italiani, poco meno della media europea (81%), che ritiene le false notizie un problema serio per il corretto funzionamento del sistema istituzionale.

Male integrità, imparzialità, libertà e fiducia

Nel complesso, i quattro Stati dell’Europa meridionale ottengono punteggi molto peggiori rispetto alla media UE per integrità dei media, parzialità politica, libertà di stampa e fiducia nei media. Condividono invece la bassa percentuale di utenti che pagano per leggere le notizie online (13,5%). Dato che in Italia scende al 13%.

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