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  • giovedì, 9 Febbraio 2023

Space Economy, Di Pippo: « É un volano, ma serve più consapevolezza»

space economy

La avanza nonostante la guerra e questa è un’ottima notizia per l’ e il Pianeta. L’Italia può giocare un ruolo importante in questa partita, se riuscirà a superare gli ostacoli che bloccano lo sviluppo dell’economia spaziale.

«Lo è il collante nel processo di armonizzazione di tre elementi: crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente», spiega Simonetta Di Pippo, astrofisica e direttrice dello Space Economy Evolution Lab di Sda Bocconi e autrice di Space Economy. La nuova frontiera dello sviluppo, edito da Bocconi University Press-Egea.

«Le tecnologie, osservazione della terra, geolocalizzazione, navigazione di precisione e telecomunicazioni satellitari, possono aiutare a raggiungere circa il 50% dei 169 sotto-obiettivi di sviluppo sostenibile. La Space Economy agisce da volano. Per questo bisogna favorirne lo sviluppo e per farlo è necessario un aumento della consapevolezza del ruolo dello Spazio, sia tra i decisori sia tra il pubblico. Stiamo vivendo un periodo di forte cambiamento dove accanto alla valenza strategica dell’attività spaziale si sta sviluppando un approccio sempre più commerciale. Una strategia generale esiste, o meglio ne esistono diverse. Occorre lavorare ancora di più sul fronte multilaterale per consolidare un approccio globale. Senza un’armonizzazione delle attività non ci possiamo aspettare una a lungo termine dell’esplorazione e dell’uso dello Spazio. È un bene comune e dobbiamo preservarne l’integrità per le future generazioni», aggiunge Di Pippo.

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“Il futuro peraltro molto spesso è un’estrapolazione, talvolta fantasiosa e inaspettata, dal passato e dal presente”, scrive lei nel suo libro. Siamo pronti per il futuro “spaziale” che ci attende?

«Sì e no. L’economia spaziale è un elemento sempre più indispensabile nelle nostre vite. Moltissime delle attività che svolgiamo o dei servizi che utilizziamo sono collegati a satelliti in orbita, senza i quali la società come noi oggi la conosciamo non esisterebbe. Molti sono i servizi, i prodotti e le applicazioni che beneficiano di tecnologia satellitare, come per esempio l’agricoltura, la protezione dell’ambiente, la gestione delle risorse naturali, i trasporti, per citarne alcuni. Il problema è nella mancata consapevolezza collettiva dell’importanza della Space economy. Un aiuto per mantenere la pace sia nell’attività spaziale sia sulla Terra. C’è una strategia che sottende al cambiamento che stiamo vivendo nel settore e quindi nella nostra vita, ma occorre fare di più».

La guerra mette in discussione le collaborazioni internazionali nello Spazio. A che punto è la transizione verso la New Space Economy?

«Per prima cosa dovremmo definire che cosa intendiamo per New Space Economy. L’OCSE la definisce come l’insieme delle attività e dell’uso delle risorse spaziali che creano valore e benefici per l’umanità. Ma incontriamo difficoltà nel misurarne il valore. Valore legato all’impatto capillare che sta avendo in tutti i settori della vita, per il quale non è stata ancora consolidata una categorizzazione valida. Abbiamo bisogno di definizioni. Il termine New Space si riferisce all’insieme di società relativamente giovani che tendono allo sviluppo di sistemi spaziali a costi ridotti. Quindi, New Space Economy dovrebbe essere quella parte della Space Economy sviluppata dalle del New Space. Il settore spaziale spicca per un alto tasso di . Capita che colossi del settore (appartenenti all’Old Space), dopo aver sviluppato in passato tecnologie e sistemi complessi con fondi pubblici in passato, a costi non da New Space, si affaccino al mondo commerciale con un approccio nuovo».

lancio nello spazio

Quali conseguenze porta il “patriottismo spaziale”?

«Lo Spazio è uno di quei settori ad alto interesse politico. I successi dimostrano le capacità tecnologiche raggiunte dal Paese. Un numero crescente di Stati ha lanciato almeno un satellite in orbita, oggi sono circa 90. Per le Nazioni in via di sviluppo è interessante potersi affacciare in questo , li aiuta nel processo di sviluppo socioeconomico sostenibile. Teniamo sempre a mente il concetto di autonomia per la cooperazione, che coniai più di dieci anni fa. Per parlare di cooperazione occorre che i partner abbiamo competenze, non necessariamente allo stesso livello. Si tratta di definire un’architettura aperta a tutti, con una gestione organizzata secondo canoni consolidati da esperienze passate. Un processo di democratizzazione dello Spazio che passa per lo sviluppo di competenze».

Quanto vale la Space Economy?

«Lo Space Report dice circa 470 miliardi di dollari e crescerà fino a milioni di miliardi entro il 2040/50. Stima che si discosta da altre presentate da organismi e organizzazioni molto importanti. Non è codificata la base di partenza per calcolare il valore. Ecco perché abbiamo stime diverse. Come calcolare il valore annuo della Space Economy? Le parti più complesse da valorizzare si riferiscono a indotto, utilizzo del dato e delle infrastrutture spaziali. Uno degli obiettivi del SEElab è proprio sistematizzare il processo di valutazione, creando il database SEEData. Uno strumento indispensabile per gli operatori del settore per capire qual è il trend di crescita e come posizionarsi al meglio».

economia spaziale

Qual è il vero potenziale di sviluppo della Space Economy?

«Ci sono diverse questioni che vanno analizzate. Una delle valutazioni che stiamo conducendo mira a capire come il numero di addetti nel settore sia cresciuto rispetto all’aumento dei finanziamenti pubblici e privati. L’obiettivo è comprendere se sta crescendo strutturalmente o meno, i primi risultati sono interessanti. È importante fare valutazioni oculate sugli interventi da mettere in atto per cogliere appieno l’opportunità della Space Economy. Le competenze ci sono, eccellenze direi, si tratta di sfruttarle al meglio».

Cosa emerge dagli ultimi dati dello Space Economy Evolution Lab?

«Emerge un quadro interessante. Al SEELab svolgiamo ricerche su commessa e ricerche in house, su temi di punta. Ad esempio, SEEData sarà fondamentale per valutare i trend di mercato su scala planetaria. Stiamo lavorando su temi come il futuro della stazioni spaziali commerciali in orbita bassa, comparando i diversi modelli di business. Questo consentirà di capire meglio come evolverà il mercato per attività in microgravità nel prossimo decennio. C’è chi sostiene che costruire queste infrastrutture non ha senso perché la filiera non è ancora sviluppata a sufficienza. Ma farlo è indispensabile per consentire al mercato di progredire. Questo dovrà accadere a valle di un processo che riduca i costi di lancio e renda più accessibile l’orbita bassa.

Il parallelismo con l’aviazione è molto calzante: contiamo 87,7 milioni di posti di lavoro compreso l’indotto, 3.500 miliardi di dollari di impatto economico. Se fosse una nazione, sarebbe la diciassettesima economia del mondo. Stiamo lavorando a temi di medio-lungo periodo, in particolare l’estrazione di risorse minerarie dagli asteroidi e dagli altri corpi. Ma anche nel breve, sullo studio dei rischi per il mercato legati all’aumento dei detriti e l’aumento delle possibili collisioni in orbita. Se non assicuriamo una sostenibilità a lungo termine dell’ambiente spaziale non possiamo assicurare agli operatori di avere stabilità e prevedibilità per i loro asset in orbita. Per gli investitori questo aspetto è un elemento fondamentale».

La NASA sta sviluppando un sistema di monitoraggio dello stato dei guanti degli astronauti basato sull’Intelligenza Artificiale. Qual è il potenziale di AI e cloud computing?

«Senza dubbio registriamo un dialogo crescente tra le tecnologie spaziali e le cosiddette tecnologie di frontiera come l’AI. Integrazione che non solo aiuta a interpretare i dati più rapidamente, ma anche a sviluppare prodotti e servizi utili nella vita di tutti i giorni, non sviluppabili altrimenti. Al di là del progetto specifico, molto importante per la sicurezza degli astronauti, il dato che apre una nuova frontiera è che queste attività di verifica avverranno direttamente sulla stazione spaziale. Quando le aree di intervento saranno identificate i dati verranno spediti a terra. L’AI si può usare anche in altri settori come l’osservazione della Terra, consentendo ai satelliti in orbita di diventare più autonomi e efficienti».

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Quanto investe l’Italia in ricerca spaziale?

«Più che parlare di numeri, parlerei della qualità della ricerca scientifica nazionale. Ricerca che nei settori dell’astrofisica, fisica spaziale e altre attività spaziali è assolutamente di primo ordine, su scala globale. D’altra parte, nella Space Economy questa gioca un ruolo fondamentale. Più si investe in ricerca di base più il Paese può raggiungere alti tassi di innovazione. L’Italia è sempre in primo piano in missioni importanti per il progresso dell’umanità, quali Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). La lista è molto lunga. Lo Spazio è un settore di frontiera, sempre foriero di grandi scoperte».

Come avvicinare le ragazze alle discipline STEM?

«È sicuramente un problema ancora ben presente. Vedo però segnali positivi. Nell’ultima selezione degli astronauti europei della classe 2022, delle 22.500 domande pervenute il 24% proveniva da donne. Ho seguito in prima persona come direttore del Volo umano all’ESA la penultima selezione (2009). Le domande valide presentate da donne erano circa il 13%, su un totale di 8.413. Nella selezione finale abbiamo avuto la possibilità di selezionare solo 1 donna su 6 astronauti, la nostra Samantha Cristoforetti.

Quest’anno c’è invece un sostanziale bilanciamento di genere e di distribuzione geografica. La diversità porta valore aggiunto. Non solo varietà di genere, ma anche di esperienza, provenienza professionale, culturale e geografica. La chiave del successo di un buon manager è riuscire a mettere insieme un team che riesca a vincere le sfide che abbiamo davanti. Vorrei dare un suggerimento a ragazze e ragazzi. Cercate di far parte del processo di cambiamento, sempre, non lasciate che lo facciano gli altri. STEM significa progresso, innovazione, sviluppo socio-economico sostenibile. What else?». ©

Edoardo Lisi

📩 news@ilbollettino.eu. Il suo motto è "Scribo ergo sum". Si laurea in Editoria e Scrittura presso La Sapienza specializzandosi in giornalismo d’inchiesta, culturale e scientifico. Per "il Bollettino" si occupa di energia e innovazione, i suoi cavalli di battaglia, ma scrive anche di libri, spazio, crypto, sport e food. È autore per Istituto per la competitività (I-Com), Istituto per la Cultura dell'Innovazione (ICINN) e Innovative Publishing. Collabora con Nuova Energia, Staffetta Quotidiana e Giano.news.

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