lunedì, 22 Aprile 2024
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Una mano consegna la busta paga. è la spesa sociale

La spesa assistenziale italiana rischia di deragliare. Una consistente parte del recente aumento del debito pubblico (oggi a 2750 miliardi di euro, il 145% del PIL) è dovuta ai costi molto alti del welfare (Itinerari Previdenziali, 2023). Ma come far rientrare nei binari il treno impazzito dei sussidi?

Le pensioni si salvano

«Noi oggi siamo, ci dice Eurostat, al secondo posto parimerito con l’Austria, per rapporto tra spesa sociale e PIL. In pratica, all’interno di UE e Regno Unito, siamo il secondo Paese per spesa sociale» commenta Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali. Ma, se il sistema pensionistico è causa della maggior parte delle spese, non sembra che da esso derivi il problema principale. Nonostante provvedimenti come Quota 100, APE sociale e l’attuale Quota 103 abbiano complessivamente aumentato la platea dei beneficiari, il sistema nel complesso tiene. Perfino il rapporto tra pensionati e attivi sta raffreddandosi dai record precedenti: se nel 2020 c’era un beneficiario ogni 1,38 lavoratori attivi, oggi il dato si attesta a 1,42. In più, le pensioni crescono a un tasso annuo medio intorno all’1%, più che ragionevole e anzi basso, se si guarda all’inflazione corrente.

Produttività e disoccupazione

Certo, produttività e disoccupazione restano problemi da risolvere. Seppure in lieve crescita, un rapporto pensionati /attivi tanto basso grava sull’economia del Paese. E l’inverno demografico incipiente minaccia di aggravarlo ulteriormente. «Nella piramide per età, abbiamo 36,5 milioni di cittadini in età da lavoro, ma non riusciamo neppure ad arrivare ai 23 milioni di occupati. È inevitabilmente un tallone d’Achille, un punto di debolezza» dice Brambilla. Ma se dunque l’occupazione non aumenta, non si potrebbe migliorare la situazione con un aumento dei salari? «Certo, se aumentano i salari aumentano i contributi e il sistema ne beneficia. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha perso in media il 2,9% di potere d’acquisto dei salari reali, contro altri Paesi europei in aumento perfino del 35/40%». Insomma, in teoria sarebbe anche un fattore positivo. Ma «il salario è molto legato alla produttività: se non aumenta la seconda, difficilmente aumenta il primo».

La spesa assistenziale

Completamente diverso è il discorso sulla spesa assistenziale. In crescita del 6% annuo, è il vero aspetto individuato come insostenibile dal rapporto, specie sul lungo termine. «Oggi spendiamo troppo», circa 144 miliardi di euro, «in assistenza, non soggetta ad alcun contributo e quindi a carico della fiscalità generale. Per riferimento, la spesa pensionistica complessiva si aggira intorno ai 238 miliardi nel 2021. «Insomma, l’assistenza è il vero e proprio punto di debolezza del sistema previdenziale italiano». E proprio questo potrebbe, nel breve termine, essere il fronte di intervento su cui entrare più decisamente. Per ridurre i costi, ma anche per evitare di mettere a rischio il funzionamento dell’intero sistema del welfare italiano.

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".