sabato, 13 Aprile 2024

L’UE cerca nuovi alleati nella guerra dei chip

Sommario

L’Europa stringe i nodi con la Corea del Sud e mette il naso nell’ASEAN. L’ultimo vertice tra Unione Europea e Repubblica di Corea, tenutosi a Seoul, evidenzia i legami tra le due parti e fa pensare a un interesse ulteriore europeo nell’area asiatica. Quali ripercussioni potrebbe avere sul riassetto delle relazioni internazionali cui stiamo assistendo?

L’UE e la torta asiatica

Con il vertice di Seoul, l’UE compie uno step di avvicinamento verso lo scenario strategico dell’estremo Oriente. Nel corso dell’incontro, oltre a temi di routine come la comune condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e l’impegno per la denuclearizzazione della penisola coreana, si è negoziato un nuovo partenariato verde. L’accordo rappresenta una reciproca dichiarazione d’intenti, in accordo con la cornice fornita dall’accordo di Parigi e dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In sostanza, le parti si impegnano a favorire la cooperazione per il raggiungimento dell’obiettivo di economie a zero emissioni nette previsto dai trattati internazionali. Ma nel testo c’è molto di più. Nello specifico, una clausola apparentemente minore, intitolata “Facilitare la Transizione con Paesi terze parti” rivela un intento più ampio dell’impegno ambientale. Affermando di voler “esplorare la cooperazione in supporto di iniziative legate al clima e all’ambiente nella regione ASEAN” (Association of Southeast Asian Nations)”, l’Europa mostra di ambire a un ruolo nello scacchiere asiatico. Scacchiere, è noto, al momento dominato dalla scoperta tensione tra le superpotenze cinese e americana.

Il commercio bilaterale prospera

La Corea rappresenta un partner commerciale di primaria importanza per le imprese del Vecchio Continente. La chiave nelle relazioni è stata la sottoscrizione dell’Accordo di Libero Scambio del 2011, che ha tolto la maggior parte delle restrizioni e dei dazi nel commercio bilaterale tra le parti. Da allora, gli investimenti e il commercio non hanno fatto altro che espandersi. Nel 2021, a dieci anni dall’Accordo, gli scambi totali ammontavano a 107,3 miliardi di euro, un aumento del 70% rispetto alla situazione pre-2011. E nel 2022 il giro d’affari, concentrato soprattutto nel settore industriale, ha visto un incremento sorprendente, raggiungendo addirittura i 132 miliardi di euro. Al momento, l’Europa è il terzo mercato di esportazione per la Corea, nonché il primo investitore diretto estero, davanti a Giappone e USA.

Le possibilità per i chip

Grande assente nell’ultimo vertice, sebbene menzionato di sfuggita, il tema del mercato dei chip potrebbe rappresentare un aspetto chiave nell’evolversi delle relazioni UE-Corea. Fondamentali per la produzione della maggior parte dei dispositivi alla base dell’economia digitale, chip e semiconduttori rappresentano un bene raro e costoso. Anche per questo, il controllo delle loro catene di produzione è un fattore fondamentale nello scontro per l’egemonia globale in corso tra Stati Uniti e Cina. La Corea vanta una posizione dominante del settore, grazie alla presenza della terza compagnia di semiconduttori più grande al mondo, Samsung. E nel 2024, secondo i pronostici, arriverà a superare l’investimento totale cinese in componenti per la produzione di microchip, raggiungendo ben 21 miliardi, contro gli “appena” 16,6 dei vicini. Ma il varo del Chips Act americano è stato visto come una misura protezionistica, che va a danno delle imprese coreane dei semiconduttori in affari con gli USA. Proprio in questa impasse potrebbe inserirsi l’Unione Europea, se dovesse ampliare le aree di cooperazione con la Corea al campo dei chip, rafforzando la propria posizione strategica e cementando la sua posizione di “maverick” nell’opposizione tra Pechino e Washington.

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Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".