giovedì, 20 Giugno 2024
Sommario

Ingannare i consumatori non paga. Dare corrette informazioni, al contrario, contribuisce a potenziare la reputazione di un’azienda, soprattutto sul fronte della sostenibilità. «Dal 2025, in Italia, le aziende che per obbligo di legge dovranno stilare il bilancio di sostenibilità passeranno da 500 a 5.000», dice Roberto Gazzini, Cofounder di Encanto Public Relations. In questo contesto, per prevenire il Greenwashing nasce il primo pool di esperti per affiancare le imprese italiane nella transizione ecologica. Giuristi ambientali, comunicatori, pubblicitari e tecnici che formano un team interdisciplinare che lavora per promuovere le corrette pratiche Green nel mondo dell’imprenditoria. «Le imprese devono proporsi sul mercato con un’immagine credibile. Se si raccontano in modo improprio, anche in buona fede, le azioni volte alla sostenibilità o si usano termini Green molto abusati, ma poco veritieri, si rischia di cadere nel greenwashing. Dobbiamo scongiurare questo fenomeno con la trasparenza. Con Comunicabile – Sostenibile siamo in grado di accompagnare aziende di ogni ordine e grado nel definire la strada verso la sostenibilità con una dettagliata pianificazione. Un processo che permetterà loro di autogestirsi e proporsi ai clienti con dati reali, empiricamente riscontrabili».

In che modo si misura la sostenibilità di un’azienda?

«Se non si hanno informazioni di partenza, non si può ovviamente stabilire l’andamento delle performance e decretare se si stia migliorando o peggiorando la propria posizione. Faccio un esempio banale. Serve analizzare dettagliatamente le bollette con i consumi elettrici, conoscere quanti kilowattora vengono usati nella quotidianità. Solo in questo modo possiamo capire i riflessi in termini di sostenibilità che hanno alcuni interventi, come anche solo il sostituire le lampadine tradizionali con quelle a led. Così possiamo dire e documentare che in quel determinato periodo abbiamo ridotto i consumi e, di conseguenza, le emissioni di gas serra in atmosfera. Bisogna sempre partire da dati oggettivi, analizzando non solo la spesa totale delle utenze, ma anche quanti sono i kilowattora usati durante le attività d’impresa. Nel momento in cui si hanno a disposizione queste preziose informazioni si studia per ottimizzare i risultati in chiave sostenibile. La raccolta di tutti questi elementi è un percorso che è codificato e va dall’analisi della materialità (che fotografa lo stato dell’arte) e approda ai metodi per attivare delle migliorie, monitorare i risultati e divulgarli in maniera corretta. Ovviamente, le strategie cambiano da settore a settore: nel food si punta a contrastare lo spreco alimentare, nelle strutture alberghiere a ridurre i consumi per climatizzare gli ambienti. Ogni situazione ha le sue specificità, l’importante è portare l’azienda ad avere un primo bilancio di sostenibilità illustrando la metodologia applicata per elaborare le informazioni a disposizione. Da questo punto in poi l’impresa ha gli strumenti per continuare a osservare l’andamento e calibrare le azioni da intraprendere».

Come si può contrastare il Greenwashing?

«Il fenomeno è abbastanza diffuso, spesso generato in maniera ingenua e inconsapevole. Da una ricerca fatta a livello europeo, si evince che oltre il 40% delle aziende utilizza i termini Green e sostenibilità in modo improprio. La novità che introduce sul mercato Comunicabile – Sostenibile è la volontà di trasferire il know how utile a raccogliere i dati, farne verificare la veridicità a tecnici dedicati e diramarli. È un servizio rivolto a tutte le aziende presenti sul territorio nazionale. Siamo appena partiti e abbiamo già ricevuto molte adesioni da parte di operatori del settore. Gli stakeholder sono incuriositi dal nostro progetto perché hanno compreso l’approccio alla comunicazione che ci contraddistingue, volto a tutelare sia il diritto del consumatore a essere informato sia la reputazione dell’azienda che investe in sostenibilità. Il prossimo step sarà organizzare dei workshop, in collaborazione con la società benefit Giusto e Sostenibile, per fare formazione gratuita a chi intenda diffondere la cultura anti-Greenwashing e non incorrere nel rischio di salate multe. Le 4.500 aziende che, avendo un certo numero di dipendenti e rientrando in una determinata soglia per volume di fatturato, saranno obbligate a presentare il bilancio di sostenibilità dovranno mettersi in regola a stretto giro. I tempi stringono, bisogna prepararsi adeguatamente per essere pronti ad affrontare questi cambiamenti. Non è complicato, ma servono specifiche competenze. Da zero è impossibile fare tutto con le risorse umane interne all’azienda, perché inevitabilmente si finirebbe per copiare i bilanci degli altri. Delineato il processo di analisi e verificati i contenuti, lo studio resta di proprietà dell’impresa che lo ha richiesto. Una volta che la società ha il suo bilancio di sostenibilità i parametri restano invariati per almeno due anni. Basta eseguire misurazioni periodiche e aggiornare i dati. La strada verso una policy che sia realmente Green è ormai tracciata».

Le multe scoraggiano il Greenwashing?

«Sulle pratiche scorrette attivate per comunicare la sostenibilità aziendale abbiamo visto sanzionare anche colossi del mercato energetico. Ci riteniamo venditori di reputazione che, in generale, si costruisce attraverso giudizi che provengono da soggetti esterni all’azienda. Non poggia solo sulla pubblicità. I riconoscimenti, che identificano l’azienda come autorevole nel settore di riferimento, non devono essere stati pagati. Per ridurre l’impatto sull’ambiente diverse imprese investono ingenti fondi, ma poi non riescono a raccontarsi o lo fanno sbagliando. È in questo spiraglio che si insinua il rischio di Greenwashing, con penalizzazioni economiche, riduzione del business e inevitabili sanzioni. L’attenzione deve essere alta, non c’è spazio per essere superficiali e affidarsi a post autoproclamatori sui social network spammati dall’azienda stessa. Il fine ultimo è la trasparenza nei confronti del consumatore, perché raggirare gli utenti non porta a nulla di buono. Anzi è controproducente. Meglio premurarsi affidandosi a professionisti e guardando al futuro con lungimiranza». ©

Articolo tratto dal numero del 1 novembre 2023 de il Bollettino. Abbonati!

📸 Credits: Canva.com

Giornalista professionista appassionata di geopolitica. Per Il Bollettino mi occupo di economia e sviluppo sostenibile. Dal 2005 ho lavorato per radio, web tv, quotidiani, settimanali e testate on line. Dopo la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale, ho studiato arabo giornalistico in Marocco. Ho collaborato a realizzare in Saharawi il documentario La sabbia negli occhi e alla stesura della seconda edizione del Libro – inchiesta sulla Statale 106. Chi è Stato?