Puntare sulle fonti rinnovabili per affrancarsi dalle grandi economie mondiali. L’Europa si conferma l’area con il maggior grado di dipendenza energetica, con il 58,3% del fabbisogno soddisfatto dalle importazioni. Un dato che contrasta nettamente con quello della Cina, ferma al 20%, e degli Stati Uniti, completamente autosufficienti. Il nostro Paese continua a essere troppo dipendente dall’estero in termini energetici. Circa il 74,8% dell’energia totale utilizzata viene infatti importata, una quota ben al di sopra della media Ue. La nota positiva è il fatto che i numeri sono in calo: nel 2019 la dipendenza era del 77,5%. Se parliamo di elettricità, le fonti rinnovabili soddisfano il 41,2% della domanda di energia elettrica, il massimo di sempre, mentre il 42,5% arriva da fonti non rinnovabili e il 16,3% dall’importazione (fonte: Terna, 2024).
Particolarmente positivo è il contributo del fotovoltaico, che registra lo scorso anno un incremento del 19,3% sul 2023, soddisfacendo l’11,5% della domanda nazionale di elettricità. Complessivamente, l’eolico e il fotovoltaico coprono il 18,6% del fabbisogno, con una crescita dell’8,4% su base annua. L’accelerazione delle rinnovabili è dunque la chiave per affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica e in particolare dal gas importato.
«L’Europa sta facendo progressi sulle rinnovabili, ma resta ancora fortemente dipendente da fonti fossili importate», dice a il Bollettino Alessandro Monticelli, CEO e Founder di Green Independence.

«Le grandi infrastrutture hanno un ruolo strategico, ma da sole non bastano. Per accelerare davvero la transizione servono anche soluzioni decentralizzate, capaci di integrarsi con la rete, alleggerirne il carico e garantire resilienza locale. Le nostre tecnologie, Soleidon e NAL, permettono di produrre energia, acqua e idrogeno direttamente nei luoghi di utilizzo, abilitando nuovi modelli di autonomia distribuita complementari al sistema nazionale».
Come si colloca l’Italia?
«L’Italia ha risorse straordinarie (sole, mare, know-how) ma fatica a trasformarle in innovazione sistemica. Fare Deep tech qui significa affrontare ostacoli normativi e culturali, ma anche cogliere opportunità uniche. Abbiamo scelto di partire dal Sud Italia perché crediamo che l’innovazione abbia senso solo se rigenera i territori. Soleidon e NAL (New Artificial Leaf) sono pensati proprio per questo: portare energia, acqua e idrogeno dove servono, senza dipendere da infrastrutture costose o lente da realizzare».
E qui entra in gioco la vostra Startup…
«Green Independence nasce per rispondere a tre emergenze globali: energia, acqua e clima. La nostra tecnologia proprietaria, la NAL, consente di produrre energia solare, acqua depurata e idrogeno verde direttamente nei luoghi che ne hanno più bisogno, senza dipendere dalla rete. NAL è composta da Soleidon, un pannello solare multifunzionale che sfrutta il calore dissipato per desalinizzare o depurare l’acqua e da un microelettrolizzatore che trasforma parte dell’acqua purificata in idrogeno verde. Puntiamo su un modello decentralizzato, capace di ridurre le perdite di trasmissione, democratizzare l’accesso alle risorse e rigenerare territori spesso esclusi dalle grandi infrastrutture. La sostenibilità, per noi, è reale solo quando è anche accessibile».
Quanto siamo dipendenti dai combustibili fossili?
«Troppo. In Italia oltre il 70% del fabbisogno energetico è ancora coperto da fonti fossili come gas, petrolio e carbone (fonte: Rapporto mensile sul sistema elettrico – Terna, Dicembre 2023). È una dipendenza che comporta rischi ambientali, geopolitici ed economici. Le nostre tecnologie puntano a invertire questa logica: Soleidon produce energia e acqua in loco, con un’efficienza elevata. NAL aggiunge l’idrogeno verde al mix, offrendo una soluzione completa per l’autonomia energetica, anche off-grid».

La scarsità dell’acqua è un altro tema: quali sono le alternative?
«La crisi idrica è ormai una priorità globale. Con Soleidon, affrontiamo il problema integrando la produzione solare con la purificazione dell’acqua. Il pannello fotovoltaico genera energia elettrica, mentre il calore che normalmente verrebbe dissipato viene recuperato per desalinizzare acque marine o trattare reflui. Questo approccio consente di purificare circa 1 metro cubo d’acqua sfruttando il calore residuo, senza consumare energia elettrica aggiuntiva. È una soluzione efficiente e sostenibile, particolarmente adatta a contesti remoti o scarsamente infrastrutturati, dove acqua ed energia devono arrivare insieme».
Ci parli della tecnologia NAL
«NAL è un pannello solare multifunzionale di nuova generazione, progettato da Green Independence per produrre energia elettrica, acqua purificata e idrogeno verde in modo completamente autonomo. È composto da due moduli integrati: il primo è Soleidon, che combina un pannello fotovoltaico un sistema di desalinizzazione o depurazione dell’acqua basato sul recupero del calore dissipato. Il secondo è una cella elettrochimica proprietaria, sviluppata internamente, che trasforma parte dell’acqua trattata in idrogeno verde, direttamente sul posto. Il risultato è una soluzione modulare, off-grid e scalabile, pensata per abilitare l’autonomia energetica e idrica in ogni contesto, industriale, urbano o remoto».
Quante sono le applicazioni concrete?
«Molteplici e ad alto impatto. In ambito industriale, NAL può essere installata in siti produttivi per ridurre i costi energetici e idrici, o per produrre idrogeno verde localmente in settori hard-to-abate come acciaio, cemento, carta e ceramica. Nel settore della logistica e della mobilità sostenibile, consente di trasformare autostrade, ferrovie, porti e aeroporti in infrastrutture attive, capaci di generare energia e rifornire mezzi a idrogeno. In agricoltura, supporta pratiche agrivoltaiche e colture idroponiche, offrendo energia e acqua depurata in loco. E infine, nelle comunità energetiche e in contesti off-grid, abilita l’autonomia completa: elettricità, acqua e combustibile sostenibile prodotti sul posto, in modo accessibile e replicabile. NAL è una tecnologia trasversale, pronta ad adattarsi a molteplici contesti per generare valore distribuito».

Ricapitoliamo cos’è l’idrogeno verde e quali sono i vantaggi
«L’idrogeno verde è un gas prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua utilizzando solo energia rinnovabile. A differenza dell’idrogeno “grigio” o “blu”, non emette CO₂ né richiede combustibili fossili: è quindi una delle soluzioni più promettenti per decarbonizzare settori dove l’elettricità da sola non basta. Penso, ad esempio, all’industria pesante – come acciaierie, cementifici o impianti chimici – o ai trasporti a lunga percorrenza, dove servono autonomia, rapidità di rifornimento e densità energetica elevate. L’idrogeno ha anche un grande potenziale come sistema di accumulo stagionale: può immagazzinare l’energia rinnovabile prodotta in eccesso nei mesi soleggiati e rilasciarla quando serve, migliorando la stabilità delle reti. Il nostro obiettivo con NAL è renderlo davvero accessibile, producendo l’idrogeno direttamente dove serve, senza costi e complessità legati a trasporto e stoccaggio. È un passo avanti verso un sistema energetico più flessibile, resiliente e decarbonizzato».
Come si può promuovere il cambiamento verso un futuro Green?
«Serve una visione di sistema. Le grandi infrastrutture sono necessarie, ma vanno affiancate da soluzioni flessibili, accessibili e replicabili. Le tecnologie decentralizzate come le nostre possono giocare un ruolo abilitante: riducono le barriere di accesso, accelerano la transizione in aree marginali e rafforzano la resilienza del sistema energetico. Non si tratta di scegliere tra centralizzazione e distribuzione, ma di costruire un’architettura ibrida, in cui ogni soluzione contribuisce alla sostenibilità collettiva».
Quali sono le prospettive in questa chiave?
«Le prospettive sono ambiziose, ma molto chiare: vogliamo rendere le nostre tecnologie un nuovo standard per l’indipendenza energetica e idrica. Entro il 2025 installeremo il primo impianto pilota di Soleidon in Emilia-Romagna e apriremo un nuovo round di finanziamento per scalare la produzione. Il modulo per la generazione di idrogeno verde, parte integrante della NAL, sarà pronto per le prime installazioni pilota nel 2026. Guardiamo a settori strategici, dall’industria ai trasporti, fino all’agricoltura e alle comunità off-grid, per dimostrare che un altro modello è possibile: decentrato, efficiente, accessibile. La vera transizione passa da tecnologie che si adattano ai contesti, riducono le disuguaglianze infrastrutturali e creano valore locale. In questa direzione, Green Independence vuole essere un catalizzatore di cambiamento, partendo da territori spesso marginalizzati ma ricchi di potenziale».
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📸 Credits: Canva.com
Articolo tratto dal numero del 15 settembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!
