lunedì, 16 Febbraio 2026

Pensioni: quello che c’è scritto in Manovra ma che pochi sanno

Sommario

Addio alle scorciatoie, più attesa per l’assegno e meno peso alla laurea. La Legge di Bilancio 2026 ridisegna il perimetro della previdenza italiana con scelte che avranno effetti concreti nei prossimi anni. Alcune misure vengono confermate, altre cancellate definitivamente, altre ancora modificate in silenzio. Ma chi paga il conto?

Pensione anticipata: i requisiti restano, ma conviene davvero aspettare?

I requisiti contributivi per la pensione anticipata non cambiano:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Una conferma che rassicura? Fino a un certo punto. Il sistema resta ancorato al principio contributivo e alla sostenibilità dei conti pubblici, in un Paese che invecchia rapidamente e in cui i lavoratori attivi sono sempre meno rispetto ai pensionati. Il messaggio implicito è chiaro: uscire prima costa caro. Per questo viene confermato anche l’incentivo a restare al lavoro una volta maturati i requisiti (l’ex Bonus Maroni). Chi rinvia il pensionamento può ottenere un beneficio economico, ma solo su richiesta al datore di lavoro e solo dal momento in cui scatterebbe il diritto all’uscita.

TFR e fondi pensione: scelta libera o pressione crescente?

Un altro segnale arriva dal Trattamento di fine rapporto. Formalmente nessun obbligo, ma l’indirizzo politico è sempre più netto: il TFR deve finire nella previdenza complementare.

La novità sta nelle soglie dimensionali delle imprese coinvolte:

  • nel biennio 2026-2027 l’obbligo riguarda le aziende con almeno 60 dipendenti medi annui;
  • negli anni successivi la soglia si abbassa;
  • dal 1° gennaio 2032 scatterà già a 40 addetti.

Conta quindi la media annua, non il numero di dipendenti al momento dell’entrata in vigore della legge. Un dettaglio tecnico che può fare molta differenza.

Pensione flessibile: la porta si chiude

Qui la Manovra non lascia spazio a interpretazioni. Quota 103 e Opzione Donna vengono definitivamente cancellate. Nessuna proroga, nessuna versione rivista. Le formule che consentivano un’uscita anticipata, seppur con assegni ricalcolati con il metodo contributivo, escono di scena. Resta solo l’APE Sociale, anche nel 2026: uscita a 63 anni con un’indennità ponte per chi si trova in condizioni di svantaggio, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Più attesa, meno valore alla laurea: le vere novità che arrivano dopo

Il cambiamento più rilevante non è immediato, ma programmato nel tempo. Dal 2032 si allunga la finestra mobile per la pensione anticipata: tra il raggiungimento dei requisiti e il primo assegno passeranno fino a 6 mesi, contro i 3 attuali. Tradotto: si lavora di più e si aspetta più a lungo.

Ancora più sensibile l’intervento sul riscatto della laurea. Lo strumento resta, ma perde efficacia:

  • gli anni riscattati non varranno più interamente per il diritto alla pensione anticipata;
  • la riduzione sarà graduale;
  • dal 2035 potranno essere esclusi dal conteggio fino a 30 mesi.

Una scelta che colpisce soprattutto chi oggi ha meno di 40 anni.

©

📸 Credits: Canva.com

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.