venerdì, 15 Maggio 2026

DL Bollette 2026: a chi vanno i 5 miliardi per luce e gas

Sommario

Blindare la competitività manifatturiera in un Mercato energetico ancora frammentato: è questa la missione del nuovo Decreto Bollette 2026. Con un intervento che mobilita oltre 5 miliardi di euro, il Governo punta a stabilizzare i costi sistemici per le imprese, tentando di disinnescare le tensioni sui prezzi che continuano a penalizzare l’industria italiana rispetto ai partner europei. Ma il rafforzamento della competitività energetica interna rischia di scontrarsi con lo shock protezionistico di Washington.

La decisione del Presidente USA Donald Trump di innalzare i dazi globali al 15% (con durata di circa 5 mesi) dopo la bocciatura della Corte Suprema rappresenta una minaccia diretta per il settore export-oriented italiano. La risposta di Roma è immediata: il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, convoca d’urgenza una Task Force Dazi per coordinare la difesa del Sistema Italia, mentre il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso invoca «cautela e responsabilità», sottolineando la necessità di una negoziazione per evitare una guerra commerciale aperta. 

Il DL Bollette e l’incognita dazi 

L’approvazione del nuovo Decreto Energia (o Decreto Bollette) definisce il perimetro della strategia per il biennio 2026-2027 e assume un valore ancora più strategico: abbattere i costi di produzione interni appare come l’unica contromisura possibile per compensare le barriere tariffarie americane e per proteggere i margini delle nostre imprese sui Mercati globali. In una fase in cui il Mercato europeo del gas sconta una volatilità strutturale — con scorte in alcuni Paesi UE pericolosamente vicine alla soglia critica del 30% — l’esecutivo sceglie la via degli interventi organici, abbandonando la logica dei sussidi emergenziali. L’obiettivo è duplice: ridurre il differenziale di costo rispetto ai competitor continentali e accelerare la transizione energetica attraverso la leva dei contratti a lungo termine.

Lo scudo per le imprese: dagli oneri di sistema ai PPA

Il fulcro del decreto risiede in un’iniezione di liquidità indiretta che, secondo le stime di Unimpresa, vale circa 7 miliardi di euro nel biennio. La misura di impatto immediato riguarda la riduzione degli oneri generali di sistema (componente ASOS), ottenuta tramite un’operazione contabile sulle giacenze dei distributori che libererà circa 1,5 miliardi già nel 2026. Per il comparto produttivo l’intervento si traduce in uno sconto diretto di 3,4 €/MWh nel 2026, destinato a salire a 4 €/MWh nell’anno successivo. Tuttavia, la vera partita per la competitività si gioca sui Power Purchase Agreement (PPA). Il decreto punta a favorire l’aggregazione della domanda per le PMI e introduce il GSE come garante di ultima istanza. L’ambizione è chiara: avviare un reale disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas, consentendo alle industrie di blindare l’approvvigionamento da fonti rinnovabili a costi fissi e competitivi.

Analisi del Mercato: il nodo del gas 

Sotto il profilo delle commodity, il gas naturale oscilla in una fascia tra 31 e 33 €/MWh. Sebbene il trend mostri una leggera correzione grazie a condizioni climatiche favorevoli, i rischi geopolitici restano il principale driver di incertezza. In questo scenario, il Governo attiva il meccanismo del gas release: un potenziamento delle estrazioni nazionali destinate prioritariamente alle imprese energivore a prezzi calmierati. L’operazione, integrata dalla vendita coordinata degli stoccaggi di Snam e GSE, mira a ridurre lo spread storico tra il PSV (Punto di Scambio Virtuale) italiano e il TTF olandese, variabile che ha storicamente penalizzato la manifattura italiana rispetto a quella tedesca e francese.

Le prospettive europee

Mentre Bruxelles osserva con attenzione la gestione degli aiuti di Stato, l’Italia tenta di accreditarsi come hub energetico mediterraneo. La scommessa sulla contrattazione a lungo termine e sul potenziamento del biometano per i settori hard-to-abate si inserisce in una cornice europea che impone una drastica riduzione della dipendenza dal GNL estero. Resta da capire se il mix tra rigore fiscale e incentivi strutturali sarà sufficiente a garantire la tenuta del sistema industriale in un Mercato globale sempre più frammentato.

Il costo della misura: l’aumento dell’IRAP

Il reperimento delle risorse poggia però su un pilastro controverso: l’incremento dell’aliquota IRAP di 2 punti percentuali per le grandi aziende della filiera energetica (estrazione, produzione e distribuzione). La reazione dei Mercati non si è fatta attendere: l’annuncio ha innescato vendite immediate su Piazza Affari, con i campioni nazionali come Enel e A2A che hanno registrato flessioni superiori al 3%. Il timore degli analisti è che un prelievo così mirato possa drenare risorse destinate agli investimenti nel Green, rallentando proprio quella transizione che il decreto si propone di accelerare. 

Proprio in questa fase di incertezza sul fronte interno si osserva una decisa proiezione verso i Mercati esteri: Enel ha infatti finalizzato un’operazione strategica negli Stati Uniti per l’acquisto di impianti eolici e solari per un valore di 1 miliardo di dollari. Una mossa che conferma la volontà dei player italiani di diversificare il portafoglio e cercare rendimenti stabili oltreoceano, laddove le politiche di incentivazione (come l’Inflation Reduction Act) offrono un quadro normativo più fluido rispetto alle fluttuazioni fiscali europee.

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📸 Credits: Canva.com

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.