martedì, 16 Giugno 2026

Ecco perché lo zucchero brasiliano sta soffocando l’Italia

Sommario

Il colpo di grazia alla geografia produttiva nazionale dello zucchero. È così che appare la decisione di Coprob-Italia di sospendere per il 2026 il funzionamento dello stabilimento di Pontelongo, nel Padovano. Un fermo produttivo che lascia l’Italia con un unico zuccherificio cooperativo attivo: quello di Minerbio, in Emilia-Romagna. Come sopravvivere in un Mercato che deve districarsi tra calo dei prezzi, aumento dei costi operativi e nuove sfide geopolitiche?

I numeri della crisi dello zucchero

Si tratta di un declino industriale senza sosta. Prima della riforma dell’OCM Zucchero del 2006, l’Italia era pienamente autosufficiente:

  • superfici: oltre 250.000 ettari coltivati a barbabietola;
  • impianti: 19 zuccherifici attivi lungo tutta la penisola;
  • produzione: superiore a 1,5 milioni di tonnellate.

Oggi, il panorama è radicalmente mutato. Le superfici si sono ridotte a meno di 19mila ettari complessivi. L’import copre ormai circa l’80% del fabbisogno interno, rendendo l’industria dolciaria italiana, fiore all’occhiello dell’export, pericolosamente dipendente dalle fluttuazioni dei Mercati esteri.

La chiusura temporanea (o potenziale dismissione) del sito veneto è un segnale finanziario allarmante, oltre a mettere a rischio 200 posti di lavoro. I costi di mantenimento degli impianti e la scarsa redditività della materia prima stanno spingendo le cooperative verso una contrazione difensiva. Senza una massa critica di ettari coltivati, l’industria perde le economie di scala necessarie per competere con i colossi francesi e tedeschi.

Un piano straordinario per il 100% italiano

Il futuro del settore dipenderà dalla capacità del sistema-Paese di reagire alla pressione dei competitor extra-UE. Se il tavolo nazionale non produrrà risultati concreti, il rischio sarà che lo zucchero italiano diventi un prodotto di nicchia, lasciando il Mercato interno in mano ai colossi multinazionali. 

In questo scenario di estrema fragilità, Cia-Agricoltori Italiani lancia l’allarme, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo nazionale con tutti gli attori del comparto bieticolo-saccarifero. L’obiettivo è un piano straordinario di rilancio per difendere la produzione di zucchero 100% italiano. La crisi della filiera impone un confronto urgente con le istituzioni: senza interventi strutturali, il rischio è la definitiva scomparsa di un settore che rappresenta un pilastro dell’agroindustria nazionale.

«Non possiamo permettere che l’Italia esca definitivamente dalla produzione di zucchero. Chiediamo al governo di convocare con urgenza un tavolo di filiera per salvaguardare un comparto che significa lavoro, sostenibilità e tradizione agricola», ha detto il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini.

Il crollo dei prezzi sui Mercati internazionali

Per la stagione 2025/26 si attende un’eccedenza produttiva che potrebbe toccare i 7 milioni di tonnellate, a fronte di un deficit di circa 2-3 milioni registrato nel ciclo precedente (fonte: International Sugar Organization e USDA). Questo ribilanciamento è dovuto ai raccolti record in Brasile, che punta a coprire quasi il 45% delle esportazioni mondiali e plaude all’accordo Ue-Mercosur, e alla ripresa produttiva di India e Thailandia, che beneficiano di condizioni climatiche più stabili dopo le turbolenze causate da El Niño.

Dopo i picchi raggiunti nel settembre 2023, quando lo zucchero grezzo aveva superato la soglia dei 26 centesimi per libbra, gli ultimi mesi hanno segnato un’inversione di tendenza radicale. Attualmente, le quotazioni sui mercati di New York e Londra oscillano intorno ai 13-14 centesimi per libbra, con una variazione negativa su base annua che sfiora il -25%. Questa deflazione del prezzo all’ingrosso è guidata principalmente dalle previsioni di un ritorno al surplus globale. 

La spaccatura europea: sovrapproduzione e crisi degli impianti

Se a livello globale lo scenario appare caratterizzato da un’abbondanza di offerta, in Europa la situazione assume contorni critici per i produttori. Nell’ultimo anno, l’Unione Europea ha visto crescere le proprie scorte interne grazie a un aumento delle superfici coltivate (circa +6%) e al massiccio afflusso di importazioni, in particolare dall’Ucraina e dai paesi del Mercosur. Tuttavia, questo eccesso di disponibilità ha fatto crollare il prezzo dello zucchero bianco nel Mercato interno, passato dai circa 800 euro/tonnellata del 2023 ai circa 450-500 euro/tonnellata attuali. 

Per le industrie di trasformazione, questo calo dei ricavi non è stato accompagnato da una riduzione proporzionale dei costi: i prezzi di energia, fertilizzanti e logistica rimangono elevati rispetto ai livelli precrisi energetica. Il risultato è una contrazione drastica dei margini che mette a rischio la sopravvivenza di storici stabilimenti. In Italia, la preoccupazione è massima per il mantenimento dei livelli occupazionali, con il rischio di chiusure che potrebbero interessare centinaia di lavoratori nel bacino padano.

La questione etanolo

E a complicare l’offerta mondiale resta il cosiddetto Sugar-Ethanol Mix: i produttori brasiliani hanno la flessibilità di destinare la canna da zucchero alla produzione di saccarosio o di biocarburante (etanolo). Così, con l’attuale volatilità dei prezzi del petrolio, legata alle tensioni in Medio Oriente, la produzione di etanolo sta tornando a essere competitiva. Se il prezzo del greggio dovesse stabilizzarsi sopra certi livelli, i produttori sudamericani potrebbero dirottare una quota maggiore di canna verso l’energia, riducendo l’offerta di zucchero e offrendo così un supporto indiretto ai prezzi dei futures.

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📸 Credits: Canva.com

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.