PETROLCHIMICO: l’Egitto si candida ad Hub del Mediterraneo. Investimenti per 7,5 miliardi, previsti 15.000 posti di lavoro

Punta tutto sul petrolchimico, l’Egitto. Lo fa investendo 7,5 miliardi di dollari nella costruzione del più grande complesso di produzione e raffinazione africano, che coprirà una superficie di 3,56 milioni di metri quadrati nell’area industriale di Ain Sokhna, nella Zona Economica del Canale di Suez. L’impianto creerà più di diecimila posti di lavoro e sarà il primo passo verso la trasformazione dell’area in una piattaforma globale per le industrie del settore. «Il nuovo complesso sarà uno dei principali pilastri del piano nazionale che mira a trasformare il Paese in un Hub regionale per il commercio energetico», ha detto Tarek El-Molla, ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie. Il contratto è stato firmato dalla Red Sea National Refining and Petrochemicals Company e dall’Autorità Generale della Zona Economica del Canale di Suez (SCZone) alla presenza del primo ministro, Mustafa Madbouly, del ministro del Petrolio, Tarek El-Molla, e del presidente dell’Autorità Generale, Yahiya Zaki. L’obiettivo è realizzare un complesso industriale per raffinare e produrre una gamma di prodotti derivati dal petrolio a valore aggiunto come polietilene, polipropilene, poliestere e carburante per navi. «Questo progetto è il primo e il più grandioso del suo genere in Africa e in Medio Oriente e permetterà all’Egitto di occupare una posizione privilegiata nella produzione di molti prodotti, creando valore aggiunto e riducendo i costi di importazione. Consentirà anche la nascita di molte industrie complementari e l’esportazione del surplus per ottenere un reddito aggiuntivo in valuta forte per il Paese, migliorandone la bilancia commerciale. Il programma contribuirà anche a generare moltissime opportunità di lavoro dirette e indirette». Anche il presidente dell’Autorità Generale della SCZone ha insistito sull’opportunità per il progetto di venire incontro alle richieste del mercato locale, esportando il surplus come fonte di valuta estera, oltre a localizzare le industrie e a sostituire le importazioni. «Il programma è in linea con la visione di SCZone che mira a trasformare la regione di Sokhna in una piattaforma globale per le industrie petrolchimiche nel quinquennio 2020/2025, sfruttando le sue potenzialità in termini di posizione, infrastrutture e snodi portuali esistenti, fondamentali per le esportazioni. La costruzione dell’impianto contribuirà a creare 15.000 posti di lavoro per i giovani egiziani, come parte della strategia della Zona Economica per fornire un milione di opportunità di lavoro entro il 2030, attirando investimenti stranieri», ha spiegato il presidente dell’Autorità Generale. ©