lunedì, 15 Luglio 2024

Caos Mercati, la guerra fa schizzare i prezzi e tremare l’Italia

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Mosca, 24 febbraio 2022, ore 6. Putin ha annunciato l’attacco russo in Ucraina. Sono trascorse poche ore e la notizia dell’invasione nel Paese dell’Europa orientale ha dato una forte scossa ai mercati mondiali. La borsa di Mosca è la più colpita. Il MOEX, il principale indice del mercato azionario russo dei titoli denominati in rubli, è sceso del 45% a quota 1.690 punti. Si va verso un record giornaliero del segno meno. Boom delle materie prime. Volati greggio (che sfonda i 100 dollari al barile, con un aumento del 7%) e gas. Le quotazioni di quest’ultimo non sembrano avere fine: questa mattina impennata del prezzo sul mercato di Amsterdam, benchmark del metano per l’Europa continentale. I future sono saliti fino a un massimo del 41%, a 125 euro al megawattora, si preannuncia il quarto giorno consecutivo di rialzi. Sono settimane difficili per il settore dell’Oil & Gas. «La delicata fase – secondo FederPetroli – è anche da attribuire ai nuovi Piani Industriali che verranno approvati da parte di grandi aziende italiane del settore legate all’energia nazionale. Per quanto riguarda il gas c’è un cauto ottimismo sulle possibili forniture, specialmente da parte dell’Algeria e della movimentazione internazionale dell’LNG che potrà, per qualche periodo, essere “sostituzione” delle mancanze dei flussi dalla Russia». L’Italia importa il 40% di quest’ultimo da Mosca. Ma potrebbe riuscire a farne a meno nel breve termine? «Pagandolo di più, sì», dice Massimo Nicolazzi, professore di Economia delle fonti energetiche all’Università di Torino.

Il nostro Paese come può liberarsi dalla dipendenza energetica russa?

«Il tema è semplicemente questo. Senza gas russo, oggi non abbiamo un piano b che non passi per una riduzione dei nostri consumi. L’alternativa è buttarci a capofitto sul mercato del gas naturale liquefatto e lì i prezzi volano».

Massimo Nicolazzi

Come reagire a livello europeo?

«Secondo me l’Europa deve affrontare un rapporto con se stessa piuttosto che con lo Stato russo. Continuiamo a essere un insieme di Stati nazionali. Bisogna cominciare dall’integrazione delle reti, degli stoccaggi e dei sistemi di accumulo. Già fare questa cosa mi sembra un’impresa titanica rispetto al necessario coinvolgimento con perdita relativa di sovranità in termini di energia di Stati nazionali».

Quanto peserà nel breve e lungo termine la crisi in Ucraina?

«Mi verrebbe da dire che, sul breve periodo, dipende da quanto dura. Questa mattina sento parlare da qualcuno di incursione, da altri di guerra. Se si tratta di incursione, tutto continua a fluire, parlo delle materie prime. Se si tratta di una guerra, magari no, e lo scenario cambia radicalmente. Sul lungo periodo, credo che cambi tendenzialmente tutto, perché questa mattina, per la prima volta in vita mia, mi sono svegliato col senso che una guerra in Europa è ancora possibile».