martedì, 16 Aprile 2024

Silicon Valley Bank, la crisi travolge l’Europa. E domani?

Sommario
Piazza Affari, btp

Tre banche sono fallite negli Usa in meno di una settimana. La più famosa è Silicon Valley Bank, che dava l’idea di essere la più innovativa, ma era la più conservatrice: oltre metà del suo bilancio non era fatto di prestiti a startup, ma era rappresentato da titoli pubblici. Obbligazioni che con l’incremento dei tassi si sono deprezzate. In teoria zero problemi, finché non si è costretti a cedere questi bond evidenziando così le perdite. Però dopo le voci sull’insostenibilità delle coperture, a causa dei forti prelievi operati da clienti e società a corto di liquidità proprio per il rincaro del denaro, hanno portato all’insolvenza. Insolvenza che ha toccato anche Signature Bank, domenica sera. Il mercato teme che un crac tiri l’altro, anche perché le banche statunitensi erano sedute su 620 miliardi di dollari di perdite non realizzate (attività che sono diminuite di prezzo ma non sono state ancora vendute) alla fine del 2022, secondo la FDIC. Oltre il 30% dei depositi statunitensi è detenuto in piccole banche e il 50% non è assicurato. Ecco perché First Republic Bank è andata a picco, così come Western Alliance. E tante altre…

Basterà l’intervento para-pubblico o è un boomerang?

L’amministrazione Biden e la Fed sono intervenuti per tentare di placare le paure. Depositi garantiti per 300 miliardi di dollari. A spese di chi? “Governo e Federal Reserve hanno internalizzato i problemi di SVB e di Signature Bank e delle future banche regionali in difficoltà dentro al settore bancario Usa, coinvolgendo anche le banche più sane, aumentando così il rischio di insolvenza anche a tutti quegli istituti che si sono impegnati a sanare i propri bilanci”, sottolinea Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. Inoltre, dopo i crac Usa “vengono contagiati anche gli istituti europei“ perché il sentiment degli investitori è negativo soprattutto nei confronti delle banche che negli ultimi anni hanno mostrato più problemi di liquidità”, aggiunge Diodovich. Credit Suisse ha perso fino al 10% e i CDS (credit default swap) sui bond della banca svizzera (assicurazione in caso di default) sono arrivati a quotare sui massimi storici. La tedesca Commerzbank ha ceduto oltre il 12%.

Fuga dal rischio

Il timore di crac bancari spinge gli acquisti sui titoli di Stato, pesanti da molti mesi. Il tasso d’interesse dei titoli di Stato americani a 2 anni è anche sceso sotto il 4%, mettendo a segno il tonfo maggiore dal 1987. I bond pubblici sono però legati ai tassi. Domani alle 13.30 inflazione americana. Attese per +6% annuale e +0,4% mensile. Se sarà peggio si rischia di finire nelle sabbie mobili. Nell’incertezza. Se il dato sarà migliore allora forse la situazione potrebbe normalizzarsi.

Chi controlla?

Ancora una volta, dopo la lezione del 2008 culminata col crac Lehman Brothers, il moral hazard non conosce crisi. Le perdite degli istituti mal gestiti, visti i crac, saranno a carico di altre banche o della liquidità collettiva garantita dalla Fed. Chi sbaglia non paga, così come chi doveva controllare non ha visto arrivare il treno Silicon Valley Bank con gli altri vagoni scarichi di liquidità.

Milano rossa, attesa per BCE

Piazza Affari, dove le banche pesano più di qualunque altro settore, ha ceduto oltre il 4%: 24 miliardi in fumo si dice tanto per fare un titolo. Raffica di sospensioni durante la giornata per le banche. Unici segni verdi Italgas, Leonardo, Snam e Terna: energia e difesa, due sicurezze quando si perdono le certezze e non si sa come va a finire. Ad aumentare le incertezze c’è il meeting della Bce di giovedì: alzeranno i tassi dello 0,5% come promesso, rischiando di appesantire la crisi del credito importata in Europa? L’inflazione ha rialzato la testa a febbraio, ma il panico è forse peggio dei prezzi alti. ©

Classe 1977. Giornalista. Lavoro all’agenzia di stampa Green Economy Agency, dove seguo il mercato dell’energia e non solo. Ex vicedirettore di Libero. Da sempre appassionato di economia e finanza, su il Bollettino scrivo la rubrica “Buy Buy, cosa succede in Borsa”, dove racconto gli spunti della seduta appena conclusa e segnalo appuntamenti e possibili titoli da seguire per il giorno successivo.