venerdì, 19 Aprile 2024
Sommario
The Ocean Race

Tutto pronto per la festa per The Ocean Race. La regata che a tappe fa il giro del mondo, arriva per la prima volta in Italia, a Genova, dove si brinderà al suo cinquantesimo compleanno. «Legandosi al marchio The Ocean Race, la città ha raggiunto milioni di persone sparse per tutto il mondo», dice Chicco Isenburg, ex velista a bordo di Azzurra e oggi membro dello staff di The Ocean Race Genova. «Le ricadute saranno sicuramente positive sia nel breve sia nel lungo termine, anche se i dati aggregati saranno disponibili soltanto alla fine della regata».

Un’occasione per aprire il capoluogo ligure a un pubblico vastissimo, ma anche un punto a favore della vela italiana, alla rincorsa dei Paesi in vetta a questo sport, come la Francia. The Ocean Race, una delle regate più importanti al mondo, si svolge ogni tre anni dal 1973 ed è uno degli eventi competitivi più duri, nonché punto di riferimento per l’intero sport, insieme alla America’s Cup e alle Olimpiadi. Partita l’8 gennaio, terminerà l’1 luglio, dopo sei mesi di regata.

Sette tappe portano gli equipaggi dalla città spagnola di Alicante a Capo Verde, per proseguire poi a Città del Capo, attraversare l’oceano Indiano e il Pacifico fino ad Itajaì, in Brasile. Da qui le barche risalgono le Americhe fino a Newport, Rhode Island, negli USA e attraversano l’Atlantico per tornare in Europa, nella cittadina danese di Aarhus. L’ultima tappa tocca poi L’Aia per chiudersi con il gran finale a Genova.

Genova, l’arrivo di The Ocean Race

Vela: in balia dei venti

La vela è uno sport in cui attirare grandi capitali è un imperativo, soprattutto a causa dei costi molto elevati dell’organizzazione degli eventi e della costruzione delle imbarcazioni. Per mettere in mare la nave e l’equipaggio che hanno poi partecipato alla America’s Cup del 2021, Luna Rossa avrebbe speso circa 65 milioni di euro. La media delle altre imbarcazioni che hanno tentato di qualificarsi per la prestigiosa competizione si aggira attorno ai 100 milioni.

La sola tassa di iscrizione era di 2 milioni di dollari, circa 1,6 milioni di euro. Ma, come spesso accade, si può fare di necessità virtù. Gli sponsor, fondamentali per la continuazione delle gare, creano un gigantesco giro d’affari attorno a questa disciplina. Tuttavia, eventi di queste dimensioni possono anche essere un investimento rischioso per chi lo affronta.

È il caso alla Nuova Zelanda, ospite  della America’s Cup 2021, un anno non proprio felice per i grandi appuntamenti internazionali, a causa del Covid-19 che ha compromesso la possibilità di viaggiare per moltissime persone. L’effetto del trofeo sull’economia neozelandese è stato negativo e nemmeno di poco. Secondo il ministero dell’economia, il rapporto costi benefici è stato strozzato a 0,85, facendo perdere 28 centesimi su ogni dollaro speso per organizzare l’evento.

Cosicché l’intera Nazione avrebbe speso 292,7 milioni di dollari locali, equivalenti a circa 166 milioni di euro, a fronte di soli 136,6 milioni di euro di benefici culturali e ambientali complessivi. Una perdita che, per la sola città di Auckland, ha raggiunto ben 145,8 milioni di dollari. La ragione di questo fallimento si può trovare in un semplice numero: quello dei visitatori. La competizione velica più famosa al mondo è riuscita ad attrarre nemmeno 40.000 persone.

Marinaia al lavoro

The Ocean Race: investimenti e strategie

Basta paragonare questa cifra con i primi dati forniti dall’organizzazione di The Ocean Race per rendersi conto di come la fine delle restrizioni pandemiche sia stata cruciale per il successo di questi eventi. Ogni città che accoglie le imbarcazioni si popola di appassionati, che accoglie con un parco dedicato non solo alla regata, ma alla vela in generale. Le località toccate vengono segnate dal passaggio della regata e hanno ricadute economiche importanti.

I primi dati per il 2023 sono già arrivati, in particolare per la città di Alicante, nella regione di Valencia in Spagna, dal 2008 punto d’avvio della competizione. Il PIL della città di 303 mila abitanti aumenterà di 71 milioni di euro grazie all’evento. Le ricadute sull’intera regione, secondo le autorità locali, saranno invece di 58,5 milioni. Secondo uno studio indipendente svolto da PwC, 1200 persone sono state impiegate per l’organizzazione dell’evento. Per l’occasione, l’Ocean Park di Alicante è stato visitato da circa 300.000 persone. Queste hanno generato per l’economia locale 49 milioni di euro di ricaduta economica, la metà nei segmenti turistico e delle vendite al dettaglio.

Un successo replicato a ogni tappa in cui la regata si è fermata. 70.000 persone nella piccola Capo Verde, 265.000 a Città del Capo in Sudafrica, ben 380.000 a Itajaì e 140.000 a Newport. Numeri in linea con la scorsa edizione, quella 2017-2018, in cui 2,5 milioni di persone avevano visitato quelli che all’epoca si chiamavano Race Village.

The Ocean Race
Partenza di The Ocean Race

Grazie a un accordo con Warner Bros. Discovery, l’evento è trasmesso globalmente a milioni di spettatori. D’altronde, per la prima volta, The Ocean Race è sbarcata anche in Cina, grazie a una partnership con Sina Weibo, social con 230 milioni di utenti, Douyin, il TikTok cinese che conta 900 milioni di accessi, e Huya, la più grande comunità di contenuti in streaming del Paese, con oltre 80 milioni di spettatori mensili.

Di questo palcoscenico privilegiato  in Cina approfitterà proprio la città di Genova, che sarà messa in mostra grazie al China Plan, un programma di promozione delle eccellenze del capoluogo ligure. La città si prepara a ospitare il Grand Finale, con un Ocean Park a tema che potrebbe accogliere tanti visitatori quanti quello di Alicante. Le prime stime su una possibile ricaduta economica parlano di 63,5 milioni di euro, che aumentano a 70 considerando l’indotto su tutto il territorio nazionale. Ma gli effetti sulla città andranno ben oltre il Grand Finale.

Quanto è importante The Ocean Race nel mondo della vela?

«Nel mondo della vela l’importanza di questo evento è legata prima di tutto all’impresa sportiva. Si tratta di un giro del mondo, se pur a tappe. Le rotte toccano zone insidiose, difficili da gestire per i marinai. Quest’anno si celebra il cinquantesimo anniversario di questa competizione, e l’organizzazione ha deciso di dividere la flotta in due, con altrettanti tipi di imbarcazioni differenti. La prima, che completerà l’interezza della gara, include la classe Imoca.

Si tratta di barche più recenti, che non hanno mai affrontato un’impresa simile. La seconda categoria invece include la classe VO65, con scafi che hanno già partecipato a due edizioni di The Ocean Race. Faranno soltanto tre delle sette tappe totali, la prima da Alicante a Capo Verde e le ultime due, da Aarhus fino all’Aia, chiudendo la competizione a Genova, dove le due flotte arriveranno congiunte. Le motivazioni di questa scelta si trovano nelle condizioni dei VO65.

Dopo due giri del mondo le riparazioni e gli adattamenti che avrebbero dovuto subire per affrontare alcuni dei tratti nei Mari del Sud, in particolare quello tra Città del Capo e Itajaì, sarebbero stati eccessivi. Gli Imoca sono invece sulla cresta dell’onda, e quindi meglio finanziate dagli sponsor, anche in vista della Vandée Globe (regata che prevede la circumnavigazione del globo in solitaria, senza assistenza né scali, ndr) che si terrà il prossimo anno. L’organizzazione ha quindi preferito concentrare le attenzioni su questo tipo di imbarcazione, che rappresenta anche il futuro, grazie alla grande adattabilità, anche in condizioni estreme».

Chicco Isengurg

Una competizione così da quanti appassionati è seguita?

«Il dato più significativo sono le persone che visitano i villaggi durante le varie tappe. Si stimano solitamente tra le 250 e le 300 mila persone per ogni villaggio. Anche perché l’accesso non prevede il pagamento di un biglietto, è completamente libero e gratuito.

Si tratta di aree organizzate a livello locale, popolate da stand istituzionali legati alla sostenibilità e che offrono vari tipi di esperienza per avvicinare i visitatori al mondo della vela. Da questo punto di vista la città di Genova è stata presente con un proprio stand itinerante a tutte le tappe. Hanno partecipato all’esposizione tutte le aziende coinvolte nel progetto e l’iniziativa ha portato avanti la promozione del nome della città nel mondo, non solo dal punto di vista velico e industriale, ma anche da quello culturale e gastronomico».

Tornando al ruolo degli sponsor: quanto è importante, per un equipaggio, avere alle spalle questi finanziamenti privati?

«Il ruolo degli sponsor nella vela, in particolare quando si affrontano gare di questo tipo, è fondamentale. Gli investimenti sono molto importanti che le imbarcazioni richiedono per essere messe in acqua in condizioni adatte ad affrontare un viaggio attorno al mondo. L’esempio più chiaro di quanto sia cruciale avere alle spalle un capitale solido sta nell’avventura della barca Città di Genova, che partecipa alla regata nella categoria VO65.

Lo scafo era pronto ma a poche settimane dalla partenza della gara lo sponsor principale del team austriaco e italiano si è tirato indietro. C’era in rischio concreto che non potesse partecipare alla regata, e solo l’intervento di un altro finanziatore ha permesso di sbloccare la situazione. Così nel giro di 20 giorni è arrivata ad Alicante, ottenendo il terzo posto nella tappa d’apertura.

Ora è pronta ad Aarhus per concludere il suo giro attorno al mondo, con a bordo anche una ragazza e un ragazzo italiani. Ma senza uno sponsor, tutto questo non sarebbe stato nemmeno immaginabile. In questo caso sono intervenuti anche istituzioni pubbliche, prima di tutte il comune, che vedendo la possibilità di portare il nome della città di Genova nel mondo, ha investito nell’impresa sportiva. Per gli Imoca il discorso è diverso.

L’attività di organizzazione degli equipaggi per questa classe viene svolta in Francia, dove dal punto di vista delle sponsorizzazioni hanno raggiunto risultati molto più avanzati rispetto a quanto accade qui in Italia».

Donne al lavoro su una delle barche

Ha accennato all’avventura della barca Città di Genova. È nata in collaborazione con il team austriaco Austrian Ocean Reacing e che gareggia sotto le bandiere di entrambi i Paesi. Come si è sviluppato e quali sono le ambizioni questo sodalizio?

«Abbiamo conosciuto Austrian Ocean Team nell’ambito del Salone Nautico 2022, proprio durante l’organizzazione dell’arrivo di The Ocean Race a Genova. Avevano messo a disposizione la loro barca per fare delle esperienze e delle uscite con il pubblico. Da questo incontro era nato un buon rapporto.

Da qui la loro scelta di lasciare l’imbarcazione in porto a Genova e di affidare a un’impresa della città, i Cantieri San Giorgio, i lavori necessari a rimetterla nelle condizioni di affrontare un terzo giro del mondo. Questo progetto si basava su una loro disponibilità di fondi data dal supporto di uno sponsor che poi, purtroppo, ha deciso di non confermare il rapporto con il team.

A quel punto si sono trovati nella situazione di dover pagare le riparazioni senza avere più il denaro occorrente. Così è intervenuta la città, con una forte spinta da parte del sindaco. Il tutto è nato nei giorni dell’Immacolata e il 30 dicembre la barca era pronta a partire per Alicante. I costi sono stati anche relativamente contenuti. Il prezzo per approntare uno scafo per il giro del mondo, tra vele, riparazioni, equipaggio e assistenza, si aggira, in questo caso, attorno agli 8 milioni di euro».

Come si è preparata la città della Lanterna per questo evento e quali saranno le ricadute turistiche?

«Ci auguriamo che lo zoccolo duro dei visitatori sia portato dalla città stessa, che reagisca con entusiasmo a questa occasione. Ci aspettiamo però anche un apporto significativo dalle nazioni vicine, in particolare dalla Francia, dove la cultura velica è molto sviluppata e lo sport ha un seguito significativamente maggiore che altrove, ma anche da Svizzera e Germania.

Per quanto riguarda gli eventi che saranno organizzati, la collaborazione del Salone Nautico è stata molto importante. Sotto alla tecnostruttura del salone si svolgeranno molte attività legate all’Associazione Italiana Vela, una parte legata alla zona tecnica dei team e un’altra, quella che si estende verso il mare, ci saranno gli stand degli sponsor principali dell’evento come Volvo. A questo si aggiungono una serie di eventi che si svolgeranno in giro per la città: quasi ogni sera ci sarà un concerto per i cittadini e per i turisti».

Una delle barche di The Ocean Race

Accennava a un confronto con la Francia riguardo agli sponsor nel mondo della vela. L’arrivo a Genova di The Ocean Race può aiutare a colmare il distacco che separa l’Italia dalle punte di diamante del settore?

«La questione vela va considerata sotto due profili nel nostro Paese. Il primo, più ovvio, è quello sportivo. Ci sono quattro ragazzi, Ambrogio Beccaria, Alberto Bona, Andrea Fornaro Alberto Riva, che stanno portando avanti campagne interessanti, con barche nuove. Si sono resi protagonisti di piazzamenti importanti soprattutto in Class40, dove hanno messo in difficoltà anche i francesi.

Questa purtroppo non è la classe regina, come possono essere considerati gli Imoca, che sono il centro anche di The Ocean Race in questa edizione. Stiamo comunque crescendo molto, e anche l’altro profilo, quello dei finanziamenti, si sta muovendo. Dal punto di vista degli sponsor è la Francia a farla da padrona. È una questione di tradizione, non solo nelle barche monoscafo ma anche nei trimarani. Una storia fatta di record che è difficile avvicinare, ma ci stiamo provando». ©

📸 credits: The Ocean Race

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.