lunedì, 15 Luglio 2024

Scende il prezzo del gas ma paghiamo sempre tanto: perché?

gas

Cala il costo della materia prima ma il problema energetico dell’Europa resta. Il Vecchio Continente si prepara ad affrontare una nuova sfida, che potrebbe ripercuotersi sulle tasche dei consumatori: scorte di gas troppo abbondanti e prezzo in caduta. Se i Paesi decideranno di vendere queste eccedenze sul mercato spot andranno incontro a perdite importanti, che dovranno pagare i cittadini. Potrebbe sembrare un paradosso, dopo i timori di trascorrere questo inverno al freddo. Alla radice del problema c’è proprio la paura di rimanere senza gas, che ha spinto le nazioni occidentali a riempire a dismisura i propri depositi, acquistandolo a un prezzo molto più alto dell’attuale quotazione. Ma la stagione si è dimostrata più mite del previsto e gli europei hanno consumato meno riscaldamento di quanto preventivato. Intanto, la guerra dell’energia tra Russia e Unione Europea non sembra conclusa.

Prezzo del gas, cosa c’entrano le scorte?

La scorsa estate l’Europa temeva che Mosca avrebbe tagliato i rifornimenti di gas naturale per vendicarsi delle sanzioni occidentali sull’export di prodotti russi. Motivo per il quale diversi Paesi hanno importato il maggior quantitativo possibile di questa risorsa per avere scorte sufficienti. Le riserve sono al loro livello più alto da anni, secondo un’analisi di Bloomberg dei dati di Gas Infrastructure Europe. La banca di investimenti Jefferies ha rivelato che gli impianti di stoccaggio del gas europei sono pieni al 64%, quasi il 20% in più rispetto alla media fatta registrare negli ultimi cinque anni in questo periodo.

Ora che la minaccia del freddo è sventata, il valore di mercato di questi prodotti è sceso drasticamente.

Infatti, e abbondanti riserve hanno provocato un calo del prezzo del gas, sceso sotto i 48 euro, prezzo minimo da inizio dicembre 2021. Negli ultimi giorni il titolo ha fatto registrare un rialzo marginale dello 0,75%, salendo a 50,25 euro. Un segnale incoraggiante ma l’attenzione rimane alta.

Il prezzo di riferimento per i futures di gas naturale è sceso del 28% quest’anno e commercia circa l’85% in meno rispetto ai massimi raggiunti in agosto, quando costava dieci volte di più.

Allo stesso tempo, i consumi nell’Unione Europea sono scesi del 19,3% tra agosto 2022 e gennaio 2023 rispetto alla media fatta registrare nel periodo 2017-2022. Una performance migliore rispetto agli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo.

La Russia perde centralità nello scacchiere mondiale ma la guerra dell’energia non è finita

Mosca non ha più un ruolo di primo piano nell’energia mondiale, complici le sanzioni occidentali e il mutamento degli equilibri geopolitici internazionali. Ma i rinnovati rapporti con la Cina offrono a Putin la speranza di trovare una destinazione per le sue esportazioni di gas naturale e petrolio.

Neanche l’Europa può dormire sonni tranquilli. Il prossimo inverno è un’incognita, ora che non può più contare sulle esportazioni russe, che fino alla prima metà dell’anno scorso hanno conservato i livelli medi. Nel 2023 il Vecchio Continente sarà più dipendente dal Gas Naturale Liquefatto (GNL) proveniente da diversi parti del mondo.

Faith Birol, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), ha affermato che gli sforzi dell’Europa per sostituire le forniture di gas russo di questo inverno sono stati un grande successo, ma che la battaglia non è finita. «La Russia ha giocato la carta dell’energia e non ha vinto, ma sarebbe eccessivo dire che l’Europa ne esce vittoriosa. Essere troppo sicuri per il prossimo inverno è rischioso ed è tempo di continuare e intensificare gli sforzi per il 2023», ha avvertito Birol.

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