venerdì, 19 Aprile 2024

Nucleare out dal piano industriale UE ma può accedere ai fondi. Perché?

Sommario
UE

L’UE svela il Net-Zero Industry Act, il piano comunitario per la decarbonizzazione dell’industria. E nonostante il nucleare non sia presente nella top 8 delle tecnologie più promettenti, la Commissione inserisce i reattori modulari di piccole dimensioni tra le innovazioni che possono beneficiare di fondi europei. La decisione promette di dare nuovo slancio allo sviluppo di tecnologie sempre più economiche e scalabili. La Francia si candida a diventare il baluardo dell’Europa contro lo strapotere di Cina e Russia e l’avanzata degli Stati Uniti. Macron deve però fare i conti con le crepe nelle centrali d’Oltralpe. La corsa al nucleare è aperta.

UE: l’atomo non è prioritario, ma avrà un ruolo in futuro

Il Net-Zero mira ad «avvicinarsi o raggiungere, in aggregato, almeno il 40% del fabbisogno annuale di diffusione di tecnologie a zero emissioni prodotte nell’UE entro il 2030», si legge nel piano.

Le otto tecnologie che la Commissione considera primarie sono: solare fotovoltaico, solare termico, eolico onshore e rinnovabili offshore, batterie e accumulatori, pompe di calore e geotermia, elettrolizzatori, celle a combustibile, biogas e biometano, cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, tecnologie di rete. L’Unione Europea sottolinea che i criteri che hanno guidato questa scelta sono l’attuale disponibilità in commercio e le potenzialità di produzione su scala industriale nel breve termine.

La strategia dell’Unione si compone di autorizzazioni più rapide e semplici da ottenere, nonché di finanziamenti per attirare investimenti e competere con gli Stati Uniti. Il piano prevede infatti nuovi limiti massimi di tempo per la concessione dei permessi. Un anno e sei mesi per impianti con capacità produttiva maggiore di 1 GW, un anno per le infrastrutture con capacità inferiore.

Perché il nucleare può accedere ai fondi UE

Se l’energia dell’atomo non trova spazio tra le innovazioni prioritarie nell’immediato, il Net-Zero Industry Act ammette finanziamenti per «tecnologie avanzate per produrre energia da processi nucleari con minimi scarti del ciclo del combustibile, reattori modulari di piccole dimensioni».

Le caratteristiche principali di questi impianti sono i bassi costi e la rapidità di produzione, oltre alla maggiore sicurezza rispetto agli impianti convenzionali. Gli small modular reactors generano al massimo 300 megawattora di capacità, un quinto rispetto all’elettricità prodotta da un reattore tradizionale. Inoltre, possono essere realizzati in serie attraverso processi standardizzati.

«Se si parla di tecnologie pulite dobbiamo concentrarci su quelle strategiche, ma non significa non investire nelle altre», ha affermato il Vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. «La formulazione stabilita per il nucleare è esattamente la stessa della tassonomia. La scelta della fonte energetica dipende dagli Stati membri, su questo siamo neutri. Sette miliardi di euro sono investiti per lo sviluppo della fusione nucleare, quindi non siamo dei novellini. Se uno Stato punta sull’energia dell’atomo oppure no è una scelta dello Stato e io dico sempre di non fare scelte ideologiche. Le rinnovabili costano meno ogni giorno, ma il nucleare non costa meno», ha aggiunto Timmermans.

Arriva il Fondo europeo di sovranità UE

L’UE assegna al nascente Fondo europeo di sovranità un ruolo centrale nell’assicurare una risposta più strutturale alle esigenze di investimento.

Attualmente, uno degli strumenti preferiti dagli imprenditori che vogliono investire in energie Green è il Fondo per l’Innovazione. Le risorse arrivano dai proventi del Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS).

«È uno strumento molto efficace per sostenere la produzione di tecnologia pulita in Europa e contribuire ad aumentare la produzione e la diffusione dell’idrogeno Green», ha sottolineato Frans Timmermans. In alternativa, l’UE offre diversi programmi di finanziamento come InvestEu.

Francia e nucleare, tra crepe e piccoli reattori modulari

La Francia è tra i Paesi europei che punta maggiormente sull’atomo per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’industria. Il Presidente Emmanuel Macron ha recentemente annunciato che investirà 1 miliardo di euro in progetti di ricerca e sviluppo di small modular reactors. Il Paese si è anche fatto promotore di un’Alleanza europea per il nucleare. La coalizione è composta da Croazia, Ungheria, Polonia, Paesi Bassi, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Bassi e Finlandia.

Lo Stato Transalpino si candida a diventare il baluardo dell’Europa contro lo strapotere di Cina e Russia. Quasi il 90% dei reattori realizzati dal 2017 a oggi sono stati prodotti in questi due Paesi. Anche gli USA non vogliono perdere il treno dell’energia dell’atomo e hanno deciso di offrire il proprio know-how per favorirne lo sviluppo in Thailandia, Polonia e Romania.

Prima di guidare l’Alleanza e poter competere con le altre superpotenze extra europee, però, la Francia deve affrontare i problemi interni di sicurezza. La società energetica Edf ha rilevato infatti che ci sono 320 saldature ritenute a rischio di cedimento nelle sue centrali nucleari. Nei prossimi mesi proseguirà il processo di verifica, che entro la fine dell’anno dovrebbe interessare il 90% degli impianti. La scoperta segue quella fatta pochi giorni fa dalla società che ha riscontrato una crepa significativa sulla saldatura di un circuito di emergenza del reattore Penly 1.

In una nota, il gruppo Edf ha riferito di aver rilevato un «difetto significativo di corrosione» su un tubo di emergenza utilizzato per raffreddare il reattore in caso di incidenti. Secondo il presidente dell’Autorità per la Sicurezza francese, Bernard Doroszczuk, ci troviamo di fronte a un «problema serio».

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