sabato, 2 Marzo 2024

Russia in difficoltà, la guerra in Ucraina alimenta la peggiore crisi del lavoro da decenni a questa parte. Dall’inizio dell’invasione centinaia di migliaia di lavoratori fuggono o vanno al fronte, indebolendo le fondamenta di un’economia appesantita dalle sanzioni e dall’isolamento internazionale.

Nel primo trimestre di quest’anno le aziende russe registrano la più grande carenza di personale dall’inizio della raccolta dati nel 1998. Il numero di dipendenti sotto i 35 anni alla fine del 2022 è sceso di 1,3 milioni, raggiungendo il livello più basso dall’inizio degli anni Novanta. A maggio, il tasso di disoccupazione tocca il minimo post-sovietico.

«La perdita di capitale umano è un disastro per l’economia e si aggiunge alle sanzioni», ha detto Vasily Astrov, economista dell’Istituto di Studi Economici Internazionali di Vienna. «La perdita di persone istruite, di forza lavoro qualificata, peserà sul potenziale economico per gli anni a venire».

Il ciclo inflattivo

La carenza di lavoratori riguarda tutta l’economia. Le imprese, in competizione per un bacino più ristretto di dipendenti disponibili, sono costrette ad aumentare i salari, danneggiando i profitti aziendali e mettendo a rischio i piani di investimento. I salari più alti, a loro volta, fanno salire l’inflazione, avverte la banca centrale.

L’economia russa resiste alle aspettative di un crollo profondo dopo l’imposizione delle sanzioni occidentali, sostenuta da un guadagno dalle vendite di petrolio e gas, da ampi stimoli governativi e dalla sua ingegnosità. Ma il forte calo delle entrate energetiche di quest’anno, il crescente impatto delle sanzioni tecnologiche e lo scivolamento dello Stato verso l’isolamento economico lasciano presagire un futuro difficile. «La situazione del mercato del lavoro è un ostacolo considerevole per un’ulteriore espansione della produzione», ha dichiarato Elvira Nabiullina, Governatrice della Banca Centrale. La funzionaria ha citato la carenza di manodopera nei settori della costruzione di macchinari, della metallurgia, dell’estrazione mineraria e delle cave, settori vitali per le esigenze della Russia sul campo di battaglia in Ucraina.

Dall’invasione dello scorso anno più di un milione di persone ha lasciato la Russia, anche se alcune sono tornate. Questo movimento si colloca tra le più grandi ondate di emigrazione nella storia della Russia, insieme al periodo successivo alla rivoluzione del 1917 e alla scomparsa dell’Unione Sovietica nel 1991. L’emigrazione è aumentata anche dopo l’inizio del terzo mandato di Putin nel 2012.
Le partenze si aggiungono alle tendenze demografiche negative che da tempo affliggono la Russia, tra cui la bassa fertilità, l’invecchiamento della popolazione e l’alto tasso di mortalità, modelli aggravati dalla pandemia di Covid-19. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione russa, che conta circa 145 milioni di abitanti, si ridurrà di oltre un quinto entro la fine del secolo.

L’immigrazione dai Paesi vicini non basta

L’immigrazione di manodopera, soprattutto dai Paesi limitrofi dell’Asia centrale, contribuisce a colmare le lacune, ma non è sufficiente. Mentre il numero di lavoratori immigrati è aumentato lo scorso anno, il numero di specialisti stranieri altamente qualificati è diminuito del 29%. Produttori di apparecchiature elettriche come EFK, hanno difficoltà a trovare ingegneri, progettisti e responsabili di prodotto, ha evidenziato il direttore delle risorse umane Marina Petuhova. L’azienda aumenta la formazione e gli incentivi per i lavoratori e assume personale di tutte le fasce d’età, compresi i pensionati. «La carenza di manodopera influisce sulla capacità di lanciare nuovi prodotti per l’azienda, sulla produttività e sulla qualità dei prodotti, che influisce sulle vendite e sul marchio», ha detto.

Più della metà delle Imprese ha riscontrato una carenza di personale nel settore IT, mentre il tempo necessario per trovare un candidato adatto è quasi raddoppiato. Il tasso di disoccupazione in Russia è sceso al minimo storico del 3,3% in aprile, evidenziando la carenza di manodopera che sta soffocando la crescita economica. L’aumento della produzione militare e le ingenti spese statali hanno tenuto in vita l’industria russa, limitando il colpo economico, ma il ritorno alla prosperità a lungo termine rimane lontano. ©

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Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]