sabato, 2 Marzo 2024

Yacht di lusso, un bel primato Made in Italy

Sommario

Ben dritta la rotta della nautica italiana. Il fatturato globale del settore degli yacht (cantieristica, motori e accessori) è passato da 6,11 miliardi del 2021 a 7,33 miliardi del 2022.

L’incremento registrato rispetto all’anno precedente è stato del 20%. Ma da dove viene il fatturato? Il 67,9% dalle vendite sui mercati esteri e il rimanente 32,1% da quello nazionale. «Il successo dell’industria nautica italiana è dovuto alla specializzazione. La nostra gamma di produzione copre un’ampia varietà di imbarcazioni, dai gommoni e piccoli motoscafi fino alle barche a vela e agli yacht», dice Marco Fortis, Direttore e Vicepresidente della Fondazione Edison. Il 76,6% della produzione nazionale viene collocato sui mercati esteri per un ammontare pari a 4,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 20,7% rispetto al 2021.

Anche la produzione indirizzata sul mercato italiano, pari a 1,5 miliardi di euro è in aumento. Il contributo della nautica al PIL nazionale è passato dal 2,89‰ del 2021 al 3,23‰ nel 2022.

«Il nostro primato deriva dalla capacità di coniugare design, tecnologia e qualità dei materiali, dagli arredi esterni fino all’illuminotecnica. Abbiamo anche fatto importanti progressi in termini di sostenibilità, risparmio energetico e riduzione delle emissioni di CO2. L’Italia è leader indiscussa nel segmento specifico dei super-yacht, cioè le imbarcazioni sopra i 24 metri di lunghezza. Di circa 1500 vascelli attualmente in costruzione in tutto il mondo, più della metà sono prodotti da cantieri italiani. Abbiamo i primi tre cantieri al mondo, con altri sei tra i primi venti. Gli ordini arrivano fino al 2027, il che dimostra il nostro primato crescente nel settore. I grandi acquirenti da tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Estremo Oriente passando per gli Emirati Arabi, non si accontentano di un qualsiasi yacht: ne vogliono uno italiano».

Esportiamo l’88% della produzione cantieristica, mentre solo il 12% è destinato al mercato interno: perché?

«L’Italia si colloca al primo posto tra gli esportatori mondiali, se guardiamo al saldo commerciale (export – import) vediamo che dietro di noi c’è il vuoto, perché non solo esportiamo tanto, ma importiamo anche poco. Sappiamo che il meglio è qui e anche gli italiani, che peraltro sono in un numero minore rispetto agli stranieri, vogliono il Made in Italy. Il mercato mondiale per quanto riguarda il segmento degli yacht non è di facile lettura, perché molti compratori, o meglio molti Paesi di destinazione, non sono quelli di cittadinanza del compratore, ma dove le imbarcazioni vengono registrate e tenute immatricolate. Il primo mercato – reale – sono gli Stati Uniti, il secondo le Isole Cayman. Perché sono un luogo dove moltissimi clienti internazionali registrano le barche. Stesso discorso per Malta, non è che i maltesi siano dei grandi fanatici di navigazione con gli yacht, è che lì c’è un registro molto competitivo nell’ambito dell’UE. Così come la Francia e i Paesi arabi, altro mercato in rapida crescita.  Anche se non necessariamente le imbarcazioni comprate dai Paesi arabi vengono poi registrate come esportazioni verso il Golfo, né tenute in ormeggio stagionale in quelle coste».

In realtà la nautica è anche importante per il lavoro che dà al terziario…

«Sì, avere i porti vuol dire avere lavoro sul suolo italiano, che non è soltanto costruire la barca, ma anche gestirne poi il noleggio, le mete turistiche, l’assistenza, la manutenzione e tutto quanto. Molti acquirenti sono compagnie che poi a loro volta noleggiano i vascelli. Non è detto che chi voglia fare una gita in estate con uno yacht debba per forza comprarlo. Molti ricorrono a delle compagnie armatoriali che poi noleggiano nei vari periodi dell’anno le imbarcazioni».

Quindi c’è un ecosistema basato sul turismo che dipende dalle imbarcazioni da diporto, come il noleggio?

«Non solo il noleggio, anche rimessaggio e manutenzione sono importanti, soprattutto quando si gestiscono degli oggetti di alto valore, come le barche. I proprietari di queste imbarcazioni vogliono garantire una costante e rigorosa manutenzione. Alcuni Stati, come i Paesi Bassi, sono specializzati nel rimessaggio e refitting di imbarcazioni di grandi dimensioni. Questo rende l’Olanda un attore importante nel commercio di barche, agendo sia come esportatore sia come importatore. Ad esempio, un emiro o un oligarca russo potrebbe vendere la sua imbarcazione a un’altra persona, che poi la importa in Olanda. Non si tratta di una nuova barca, ma di una imbarcazione di seconda mano. Dopo averla lasciata nei Paesi Bassi per un anno per sottoporla a refitting, l’imbarcazione viene poi riesportata. Questo comporta che i flussi commerciali olandesi siano molto diversi dai nostri. Loro contano sul rimessaggio, mentre la maggior parte delle esportazioni italiane – dal 95 al 99% – sono costituite da barche nuove prodotte e vendute».

L’Olanda ha una tassazione che agevola questo tipo di operazione?

«Il Paese ha delle grandi aree portuali, come Rotterdam, che facilitano le operazioni di manutenzione dei grandi yacht. Non sto parlando delle barche che vende l’Italia, ma di superyacht dove atterrano due elicotteri. Cioè, il tipo di imbarcazione classica del magnate americano o dell’oligarca russo. Quando questi soggetti hanno delle imbarcazioni così grandi, il rimessaggio si fa tipicamente nei Paesi Bassi o anche in Germania, perché i due Paesi hanno una specializzazione nella costruzione di barche di grandissime dimensioni. Però un conto sono queste maxi-barche, un altro sono gli yacht che produciamo noi, cioè le imbarcazioni sui 40-50 metri di dimensione, non lunghissime ma che si caratterizzano per il top del lusso mondiale».

Quali zone italiane sono le più rinomate in termini di cantieristica navale?

«Abbiamo una produzione interna realizzata sui laghi del Paese, ad esempio il Lago d’Iseo. Motoscafi come quelli di Riva si distinguono per la loro straordinaria bellezza. Azimut Benetti, nome di spicco del settore degli yacht, ha avuto origine sul lago di Avigliana, in provincia di Torino. Da lì, l’azienda ha acquisito cantieri in tutta Italia, con un focus particolare in Toscana, considerata la capitale della nautica italiana. L’area costiera che si estende da La Spezia a Viareggio è particolarmente rilevante per la nostra industria. Viareggio rappresenta un simbolo per il settore, grazie alla sua alta concentrazione di lavoratori esperti e competenze cantieristiche. La Spezia, sul suo fronte, ospita il cantiere Sanlorenzo, il secondo produttore mondiale di superyacht, subito dopo Azimut Benetti, così come lo storico cantiere Baglietto.  Ci sono poi altri centri di rilievo, come Palumbo, Overmarine e altri nel napoletano. Non possiamo dimenticare Ferretti, che pur non apparendo spesso nelle classifiche a causa della sua politica di riservatezza sui dati, è considerato uno dei migliori cantieri a livello mondiale».

Qual è il ruolo della nautica da diporto nel quadro economico generale?

«L’economia italiana è dominata da una molteplicità di settori industriali, ciascuno dei quali costituito da una serie di segmenti di mercato. Questi rappresentano specifici settori di produzione, ognuno dei quali genera un fatturato che varia dai 5 ai 10 miliardi di euro. La cantieristica da diporto ha un fatturato di 7,3 miliardi quest’anno. Alcuni dei settori di punta dell’Italia includono la produzione di macchine per imballaggio, in cui l’Italia è leader mondiale, e l’industria degli occhiali, con giganti come Luxottica. Altri settori forti sono quelli della rubinetteria, delle piastrelle ceramiche e delle macchine per la lavorazione delle materie plastiche. Ciascuno di questi segmenti è vitale per la salute dell’economia italiana, poiché nessuno può sostenere da solo l’intero Paese. Nonostante l’assenza di grandi gruppi industriali come in Germania, l’Italia ha un’industria molto robusta, la seconda in Europa.

Per esempio, la Germania ha colossi dell’automobilismo come Volkswagen e BMW, ma l’Italia non ha equivalenti in quel settore. In più, il nostro Paese eccelle in molti segmenti in cui siamo leader di mercato, come la produzione di yacht e macchine per imballaggio. Il successo dell’economia nazionale non si basa su poche industrie gigantesche, ma su un’ampia gamma di settori. Il nostro punto di forza risiede nel fatto che dominiamo fasce di mercato che altri Paesi non riescono a coprire. Nel complesso, la vastità e la qualità dei nostri settori industriali rendono l’economia italiana altamente competitiva».

Il 18% degli acquisti del settore proviene dal Nord America e il 10% dall’Asia. Qual è il punto di forza che consente di raggiungere clienti tanto lontani?

«La ragione è molto semplice e risiede nella qualità del Made in Italy e del Bello e Ben Fatto italiano che si esprime nei nostri yacht, rendendoli apprezzati e desiderati in ogni parte del mondo». ©

📸 Credits: Canva.com

Articolo tratto dal numero del 1 dicembre 2023. Abbonati!

Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]