lunedì, 8 Dicembre 2025

Il punto su Milano-Cortina tra finanziamenti pubblici, privati e quel dubbio sul futuro delle infrastrutture

Sommario
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A poco più di due mesi dalla cerimonia di apertura (il 6 febbraio, allo stadio Giuseppe Meazza del capoluogo lombardo), le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si presentano come una delle più grandi prove di forza per il sistema italiano. In ballo ci sono soprattutto la capacità organizzativa e la tenuta finanziaria del Paese. E una doppia grande ambizione: mettere in vetrina l’Italia, come destinazione globale per lo sport, e la volontà di trasformare l’impegno pubblico e privato in un sistema di progetti e infrastrutture duraturo per il territorio. Per capire se questa strategia saprà tradursi in un reale valore per l’economia italiana, bisogna guardare ai numeri, al ritmo dei cantieri, a tutto il pacchetto commerciale costruito intorno alla manifestazione e ai meccanismi di governance messi in piedi per monitorare spese e ricavi.

Partendo dai costi, la stima complessiva aggiornata all’estate 2025 è di circa 5,4 miliardi di euro, tenendo conto sia degli impegni per l’organizzazione dell’evento sia di quelli per infrastrutture e opere pubbliche connesse ai Giochi e alla mobilità sul territorio. Di questa somma, i documenti ufficiali distinguono due grandi categorie: i costi operativi, in larga misura coperti dalla Fondazione Milano-Cortina attraverso ricavi commerciali, vendita dei diritti e sponsorizzazioni, e gli investimenti infrastrutturali, gestiti dalla società pubblica incaricata della realizzazione delle opere.

Il valore delle opere infrastrutturali è stato quantificato attorno ai 3,4 miliardi di euro, mentre i restanti 2 miliardi sono legati gestione organizzativa, ai servizi e alle attività operative legate ai Giochi. Una distribuzione che mette in evidenza come la fetta prevalente dei costi rientri nella categoria delle opere permanenti che, in teoria, dovrebbero generare valore anche a manifestazione conclusa.

Il mix di finanziamenti

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Il primo elemento da guardare con attenzione è il mix di finanziamenti, ossia quanta parte del resoconto finale sarà effettivamente coperta da risorse private e quanto resterà sul bilancio degli enti pubblici. Il modello finanziario delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina ha puntato su una forte componente commerciale, con il pacchetto di sponsor e partner che è molto ambizioso e gioca un ruolo fondamentale per ridurre il contributo netto dello Stato. Alla fine del terzo trimestre del 2025, la Fondazione aveva già raccolto una quota rilevante delle sponsorizzazioni previste: i contratti siglati e annunciati arrivavano a circa 450 milioni di euro, su un target commerciale di 550.

Un ritmo comunque importante, che da una parte rassicura sulla concreta possibilità di chiudere il bilancio della Fondazione senza ricorrere a oneri aggiuntivi straordinari, mentre dall’altra fa sorgere la domanda sul peso che le grandi multinazionali che hanno deciso di legare il loro brand ai Giochi avranno.

Il futuro delle infrastrutture

Bisogna poi considerare la natura e l’utilità reale delle infrastrutture realizzate. La decisione di creare impianti permanenti, come lo sliding centre a Cortina, solleva una domanda importante: quale sarà l’uso medio annuo di strutture così specializzate? In assenza di un progetto di gestione, molti impianti di nicchia rischiano di generare oneri di manutenzione elevati rispetto ai benefici diretti.

Anche per questo, nell’ultimo periodo sono stati rafforzati i piani di legacy. Un esempio è il Villaggio Olimpico di Milano, che è stato pensato sin da subito come un grande intervento di rigenerazione urbana nell’area dell’ex Scalo di Porta Romana, con soluzioni miste che includono alloggi convenzionati, studentati e spazi per attività commerciali e sociali.

I numeri comunicati parlano di decine di migliaia di metri quadri destinati a residenza, centri studi e servizi, con una porzione significativa riservata a edilizia sociale o a canoni agevolati. Sul piano economico, questa scelta può tradursi in un effetto a catena sul Mercato immobiliare locale, con ricadute di lungo periodo per l’offerta abitativa qualora le operazioni di riconversione vengano portate avanti secondo piani condivisi con il territorio.

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E per la gestione dei cantieri, spesso finita sotto la lente d’ingrandimento? A seguito delle criticità iniziali, compresi episodi di sabotaggio segnalati nei primi mesi del 2025 sul cantiere dello sliding centre, ci sono state accelerazioni e un intenso lavoro di coordinamento istituzionale per rispettare i programmi. Ora che mancano poche settimane all’avvio dei Giochi, i principali impianti di gara sono stati dichiarati in gran parte operativi e sottoposti a test internazionali. Un aspetto fondamentale per limitare rischi reputazionali che potrebbero influire sulla percezione degli sponsor e dei mercati.

In parallelo, l’aggiornamento del Piano delle Opere curato dalla società pubblica di gestione ha indicato oltre 90 interventi complessivi. Tra impianti sportivi e infrastrutture di trasporto, per un valore che ricomprende i 3,4 miliardi di spesa totali. Rimangono comunque validi i rapporti tecnici che spiegano perché alcune opere avranno un reale valore funzionale. Ma solo con il completamento delle ultime fasi di lavori e dei test post-implementazione.

Le opere più costose

Tra le opere infrastrutturali più rilevanti per i Giochi di Milano-Cortina 2026, ci sono alcuni progetti che hanno inciso più di altri sul bilancio complessivo. Il nuovo Sliding Centre “Eugenio Monti” di Cortina d’Ampezzo ha un costo superiore ai 120 milioni di euro. In netto aumento rispetto alle stime iniziali di circa 85 milioni. Anche il Villaggio Olimpico di Milano ha comportato un investimento complessivo notevole. Vicino ai 370 milioni tra fondi pubblici, investitori privati e contributi del PNRR per le opere di urbanizzazione.

Un altro cantiere rilevante è quello per la riqualificazione della pista da bob di Cortina. Ha richiesto interventi di messa in sicurezza e adeguamento tecnologico, con un costo che ha superato i 100 milioni. Tra le opere di trasporto, spiccano invece il potenziamento della viabilità sulla SS51 di Alemagna e l’ammodernamento dei collegamenti ferroviari tra Verona, Vicenza e Cortina. Con un investimento stimato complessivo di oltre 800 milioni di euro.

Il ritorno economico

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Il ritorno economico atteso passerà dunque per diversi canali. Il primo, immediato, è la domanda generata dall’organizzazione stessa. Tenendo conto di appalti per la filiera delle costruzioni, forniture tecnologiche, servizi di hospitality, trasporto e sicurezza. Gli appalti a favore della filiera italiana, in particolare per il Villaggio Olimpico e per le forniture tecniche, hanno generato centinaia di milioni di euro di contratto. Assegnati a imprese locali. Il secondo riguarda il turismo. Le stime sulle prenotazioni e sui prezzi di listino nei giorni delle competizioni hanno evidenziato incrementi notevoli, in particolare nelle località alpine più richieste. Tutto questo ha un impatto reale sui ricavi delle strutture ricettive. Pur rimanendo validi i problemi già sollevati in termini di accessibilità e di redistribuzione dei benefici verso le comunità locali.

Un terzo aspetto è la capacità di capitalizzare dalla visibilità internazionale. Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina si appoggiano sul brand Made in Italy. Con l’obiettivo di generare flussi aggiuntivi di turismo immediati, oltre a voler attrarre investimenti esteri per eventi sportivi di rilievo e infrastrutture tecnologiche.

Quali sono i rischi

I rischi sono diversi e rimangono concreti e misurabili. Basti pensare ai tanto discussi costi imprevisti o agli sforamenti di budget. Che possono nel lungo periodo andare a ricadere direttamente sulle casse degli enti locali, qualora la copertura commerciale non dovesse risultare in linea con le attese iniziali. Va poi considerata la sostenibilità gestionale degli impianti, in particolar modo per quelli molto specializzati. Qui ci si chiede chi gestirà questi beni, con quali criteri e con quali garanzie finanziarie. Va infine considerato l’impatto ambientale e sociale di tutta l’organizzazione. Gli interventi in aree sensibili o ad alta vocazione naturalistica richiedono misure di compensazione e monitoraggio. Che, se mancano, possono innescare contenziosi e rallentare ulteriori azioni di sviluppo.

A differenza di molti grandi eventi che si sono tenuti in passato, in Italia ma non solo, la strategia di Milano-Cortina ha cercato sin dai primi anni di limitare la spesa non necessaria. Puntando piuttosto sulla rigenerazione urbana e sugli interventi con ricadute anche post Giochi. Ne è un esempio concreto il modello del Villaggio Olimpico. Se convertito realmente in studentato e residenze convenzionate, può contribuire a evitare che si verifichi il classico caso delle infrastrutture fantasma.

Sponsor e investimenti

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Sul fronte commerciale, il pacchetto di sponsorizzazioni dei Giochi di Milano-Cortina 2026 si conferma tra i più consistenti mai raggiunti in Italia per un evento sportivo.

Tra i top partner ufficiali figurano Intesa Sanpaolo, ENI, Esselunga, Generali, Samsung, Bridgestone, EA7 Emporio Armani e Ferrovie dello Stato Italiane. Queste aziende hanno garantito un impegno economico che, complessivamente, si aggira attorno ai 450 milioni di euro.

Il contributo di Intesa Sanpaolo, principale partner finanziario, è valutato in circa 70 milioni di euro tra sponsorizzazione diretta e servizi di supporto. ENI e Generali hanno investito rispettivamente circa 50 e 45 milioni. Mentre il gruppo Esselunga ha puntato sulla visibilità del marchio e sulla promozione di prodotti Made in Italy con un contributo stimato di 30 milioni. EA7 Emporio Armani è fornitore ufficiale dell’abbigliamento olimpico, grazie a un contratto siglato da circa 20 milioni.

I nuovi posti di lavoro

L’impatto che le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina hanno e avranno sul Mercato del lavoro è già quantificabile. La sola fase di realizzazione ha generato occupazione diretta e indiretta, soprattutto nei settori delle costruzioni, delle tecnologie per l’evento e dei servizi di ospitalità. Sono tutti effetti temporanei. Ma che comunque possono contribuire a migliorare gli indicatori locali di occupazione e domanda di servizi, con possibili effetti moltiplicativi nel breve termine. La sfida rimane quella di consolidare una parte di questi guadagni in occupazione stabile. Attraverso strategie di sviluppo territoriale che siano capaci di intercettare nuovi progetti e investimenti. Legati all’effetto di lungo termine dell’evento.

I controlli pubblici

Un ultimo fattore da tenere in considerazione è quello riguardante la trasparenza e il controllo pubblico, di posizione centrale nel giudizio collettivo di tutto l’evento. Negli anni, l’opinione pubblica e la vigilanza di osservatori e associazioni civiche hanno contribuito a portare alla luce dati e criticità. Spingendo per una maggiore apertura nei bilanci e nei capitoli di spesa.

È per questo e per tanto altro che Milano-Cortina 2026 rappresenta oggi un investimento complesso. Che continua a ricevere contributi di spesa pubblica e di capitale privato, puntando tutto sull’ambizione sportiva e sulle sfide di pianificazione territoriale. Se l’Italia riuscirà a tradurre tutto l’impegno economico in infrastrutture utili, in una governance trasparente e in strategie commerciali vincenti, le Olimpiadi Invernali avranno modo di generare benefici reali per l’economia.

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In mancanza di anche solo uno di questi elementi, c’è il forte rischio che il conto relativo alle spese resti elevato rispetto ai ritorni effettivi. Mancano poche settimane alla cerimonia di apertura dei Giochi, ma la partita non è ancora chiusa. Se i numeri sono chiari, altrettanto lo sono le opportunità e i rischi.

Dal punto di vista degli investitori istituzionali, Milano-Cortina sarà in grado di attirare capitali privati solo con una chiarezza dei flussi di ritorno, con contratti di lunga durata per la gestione dei villaggi, con garanzie sui ricavi di gestione degli impianti e con progetti di valorizzazione post conclusione dell’evento sportivo. E non solo, perché anche la governance finanziaria prevede e dovrà continuare a prevedere strumenti validi di monitoraggio e organismi indipendenti di valutazione del raggiungimento degli obiettivi. Altrimenti, il rischio reale è che il capitale impiegato non riesca a trovare un ritorno stabile, trasformando ciò che oggi appare come un investimento strategico in un onere per le finanze locali.

La filiera produttiva è una delle poche il cui ritorno economico è immediato e tangibile. Tra contratti agli appaltatori, acquisti di materiali e servizi tecnologici, investimenti nelle reti di telecomunicazione e di sicurezza, il bilancio è già ampiamente positivo. Sono dati che possono venire tramutati in una leva per l’industria italiana, in un’occasione di rafforzamento sui Mercati internazionali.

Dovrà infine essere monitorato costantemente l’effetto dei Giochi sui conti pubblici. Nonostante la componente commerciale sarà in grado di ridurre la pressione sul bilancio pubblico, i trasferimenti e gli stanziamenti straordinari a favore di infrastrutture e mobilità potrebbero avere impatti di bilancio significativi nel breve periodo. La sostenibilità fiscale di tali interventi dipende da una combinazione di fattori. Il livello di partecipazione del capitale privato, la capacità di generare ricavi post-olimpici e la disciplina nella gestione delle spese straordinarie. ©

📸Credits: Canva

Articolo tratto dal numero del 1° dicembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!    

Sempre pronto a rinnovarmi e ad approfondire ogni giorno i temi che mi appassionano, credo che il giornalismo abbia una responsabilità enorme nella società. Per il Bollettino scrivo di sport e tecnologia, mi occupo anche di economia, attualità, musica e cinema.