Gli infortuni nel calcio sono una variabile economica di grande valore nei bilanci dei club professionistici (principali e non). L’allarme è scattato in particolare negli ultimi anni, per via dei calendari sempre più congestionati, delle nuove competizioni internazionali e dell’intensità più elevata.
Un po’ di dati: nella sola stagione 2023/24, i cinque principali campionati europei (Premier League, LaLiga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1) hanno registrato un totale di 4.123 infortuni, con un +4 % rispetto alla stagione precedente e un costo stimato complessivo di 732,02 milioni di euro per i club (fonte: Howden Men’s European Football Injury Index).
Il calcolo è basato sugli stipendi giornalieri dei calciatori e sui giorni di indisponibilità. In media, ogni partita persa a causa di infortunio costa 172.975 euro, mentre la spesa per ogni minuto non giocato è pari a 1.922 euro. Sempre nella stagione 2023/24, è stato registrato un infortunio ogni 92 minuti di gioco nei soli cinque top campionati presi in considerazione.
Nel corso degli ultimi cinque anni, i club di queste competizioni hanno subito ben 14.292 infortuni, con un impatto totale a bilancio di 2,3 miliardi di euro, tenendo anche conto dell’annata ridotta causa Covid-19. La Premier League inglese ha registrato costi per 318,8 milioni di euro, mentre la Bundesliga tedesca risulta oggi essere quella con la maggiore incidenza degli infortuni.
Ma quanto perde una società sportiva per un infortunio? La componente più immediata è quella degli stipendi versati ai giocatori. Anche se non sono disponibili per scendere in campo, continuano a far parte del monte ingaggi e vengono conteggiati come costo pieno.

Accanto a questo, ci sono le spese dirette per la cura del problema e per la riabilitazione. Tra interventi chirurgici, esami specialistici, fisioterapia, sedute di recupero e monitoraggio continuo, il costo supera le decine di milioni di euro. Anche se in molti casi sono assicurate, spesso le coperture non sono totali e il club ne assume una parte significativa. C’è poi un fattore che spesso viene sottovalutato: il giocatore infortunato va sostituito, in particolare se si tratta di un elemento chiave della rosa. Questo può tradursi in un’operazione di calciomercato d’emergenza o nell’utilizzo di rincalzi meno di livello, con effetti tattici e di performance che portano a ulteriori perdite.
Non va dimenticato l’impatto sui ricavi. Se un club perde un giocatore importante, può subire una flessione nei ricavi da biglietteria, merchandising, sponsor e audience televisiva. Quando la perdita in termini di risultati sportivi è significativa, si riducono i premi UEFA, le partecipazioni alle coppe e gli introiti da diritti televisivi. Infine, un infortunio grave può compromettere il valore di Mercato del calciatore, con svalutazioni evidenti e una riduzione del potenziale costo di cessione.
Quanto pagano davvero i club
Il costo medio per partita legato agli infortuni nelle grandi leghe è di 172.975 euro, mentre quello aggregato stagionale supera i 732 milioni euro solo per i salari dei calciatori non disponibili.
Tra i club più penalizzati spicca il Manchester United, che ha registrato il più alto costo salariale per infortuni in Premier League. Nella stagione 2023/24, le sue assenze hanno pesato per decine di milioni. Allo stesso modo, vari club tedeschi e spagnoli sono stati coinvolti in contesti di alta frequenza di infortuni.
In Italia, la Juventus ha registrato dal 2021 al 2025 un totale di 8 infortuni di lunga durata (più di 3 mesi), con perdite pari a 22,60 milioni di euro. Il Napoli, con 71 giocatori in totale ai box, ha registrato un rosso a bilancio di 11,78 milioni, mentre il Milan è terzo con 55 infortuni e ha stimato una perdita di circa 9,76 milioni di euro. Un trend ormai reale, che riguarda anche l’Inter con 38 indisponibili e perdite da 6,09 milioni e la Lazio con 32 infortuni e 5,80 milioni di perdite.
Le lesioni muscolari sono tra i problemi più diffusi, ricorrenti e soprattutto meno prevedibili. I costi legati a questo tipo di infortunio raggiungono in media 365.811 euro al mese per squadra (fonte: Howden Men’s European Football Injury Index)
Perché il problema è cresciuto

A causare principalmente un aumento del numero di infortuni nelle ultime stagioni è la congestione del calendario. Tra campionati nazionali, coppe nazionali, coppe europee, tornei internazionali e nuovi format (come il nuovo Mondiale per Club giocato per la prima volta quest’estate) le partite si sono moltiplicate, diminuendo i tempi disponibili per il recupero e facendo aumentare la fatica. Il rischio per i calciatori, sottoposti a stimoli continui e con pochissimo margine di riposo, è cresciuto esponenzialmente. Si somma poi la spinta crescente verso intensità di gioco, velocità, pressioni e pressing continui, che alimentano il carico muscolare.
Un ulteriore aspetto riguarda gli atleti giovani. I club, spesso sotto pressione per rinnovare i propri organici e dare spazio a nuovi talenti da far emergere, impiegano sempre di più giocatori under 21 con cicli di partite da professionisti, esponendoli a rischi fisici maggiori. I calciatori con meno di 21 anni nelle ultime 5 stagioni sono rimasti fermi per una media di 44 giorni per infortunio in Premier League, con un aumento del +187% rispetto al 2020/21. In Serie A, i più giovani sono rimasti fermi, sempre per infortunio, mediamente 35,16 giorni.
La prevenzione conviene

Proprio per questi motivi, la prevenzione degli infortuni può portare a un forte impatto dal punto di vista dei bilanci. Ogni singolo euro investito in programmi strutturati di prevenzione e monitoraggio del carico può generare risparmi notevoli per i club. Basti pensare agli iter per la prevenzione del legamento crociato anteriore. Per ogni dollaro investito, si possono ottenere 7,5 dollari di benefici, grazie alla riduzione di costi e gravità degli infortuni (fonte: Howden Men’s European Football Injury Index).
Anche la prevenzione muscolare ha dimostrato di avere la capacità di ridurre in maniera significativa l’incidenza delle lesioni, oltre che accelerare i rientri e diminuire il numero di giornate perse. Tutto questo si traduce in minori costi medici, meno stipendi spesi senza avere il giocatore effettivamente in campo e un miglior rendimento di tutta la rosa disponibile.
Molte realtà sportive oggi scelgono di affiliarsi a partner medici e centri di eccellenza, per poter così abbassare il rischio, ridurre i tempi di recupero e preservare il valore dei giocatori.
Assicurazioni e tutele
Al giorno d’oggi, per i club di calcio avere una solida strategia finanziaria è fondamentale. Il Mercato assicurativo nello sport gioca un ruolo decisivo. Poiché è in grado di proporre coperture per far sì che le squadre possano trasferire parte del rischio legato agli stipendi dei giocatori indisponibili. Sono polizze che però, anche ora, presentano dei limiti. I premi, infatti, possono essere molto elevati. Allo stesso modo, le franchigie rimangono onerose e alcune lesioni o circostanze possono essere escluse dalla copertura.
Molte società decidono di inserire nei contratti dei giocatori clausole legate al numero di presenze e agli obiettivi sportivi raggiunti. Si tratta di meccanismi sempre più in voga, in quanto danno modo di distribuire internamente il rischio. Ci sono chiaramente fattori che non è possibile assicurare in alcun modo. Basti pensare alle potenziali perdite di sponsor, al calo di appeal e alla svalutazione dei giocatori.
Implicazioni per i club italiani

Per i club di Serie A e per le realtà minori, la gestione degli infortuni è indispensabile. Per contenere i costi diretti e per preservare la competitività sportiva. Nel nostro Paese, le risorse sono ancora oggi più limitate rispetto alle grandi realtà europee.
Una sola stagione danneggiata dalle troppe assenze può portare a una mancata qualificazione europea, a contratti in perdita, a un peggioramento dell’immagine e a difficoltà nel rinnovare i contratti.
Ecco perché effettuare screening funzionali approfonditi, adottare protocolli personalizzati e monitorare costantemente il carico dei minuti giocati si è trasformato nel tempo in un vademecum per tutti.
Anche scegliere partner tecnici e sanitari diventa di grande supporto. Può rappresentare un’ottima via per ottimizzare i guadagni e al tempo stesso prevenire il rischio di infortuni.
Ci sono sempre più società che decidono poi di quantificare il costo per giorno perso a causa di un infortunio, con studi che includono stipendi e cali stimati di ricavi legati alla presenza e al valore complessivo del giocatore. Solo con questi indicatori si può valutare con rigore un investimento preventivo, compararlo con i potenziali benefici e giustificarlo davanti al consiglio di amministrazione.
I numeri ormai parlano da soli. Gli infortuni non possono più venire visti come semplici incidenti fortuiti dovuti a uno scontro di gioco o a un problema muscolare. Sono veri e propri elementi strutturali capaci di condizionare i bilanci e la competitiva delle società calcistiche. Per i grandi club, sempre più spesso le perdite superano i milioni di euro. Per quelli di media dimensione, invece, anche solo una stagione negativa condizionata dalle assenze dei migliori giocatori può tradursi in una grave crisi sportiva e contabile.
Fortunatamente, con le tecnologie mediche di oggi c’è una via per poter controllare questo rischio. Nei prossimi anni, ancor più di oggi, iniziare a investire in prevenzione, monitoraggio, recupero e infrastrutture mediche diventerà la base. Una squadra capace di gestire al meglio gli infortuni può guadagnare in stabilità sportiva. Ha la possibilità di preservare i propri investimenti e garantirsi un ritorno economico in termini di sponsor e visibilità.
La medicina sportiva non va considerata un semplice supporto. Ma un vero e proprio asset strategico capace di avere un impatto decisivo nei guadagni e nei bilanci di fine stagione. Se ben gestita, la salute dei giocatori in campo può rivelarsi uno dei migliori investimenti da fare.©
📸Credits: Canva
Articolo tratto dal numero del 15 novembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!
